Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un’invadente presenza di politici a Genova, tra proclami, promesse e speranze, queste ultime addirittura affidate all’esercito. Facciamo il punto sulla situazione.

Quello che è successo a Genova non è ovviamente colpa solamente della giunta Doria, bensì è il frutto di un sedimento storico di problematiche ben precise dovute in parte a una cementificazione selvaggia avvenuta negli anni precedenti, quando l’interclassista partito del mattone aveva solo questa idea per lo sviluppo e la crescita (cementificazione che ha riguardato le giunte comunali che dagli anni Settanta in poi hanno governato la città: DC 1971-1975; PSI 1975-1985; PRI 1985-1990; e dagli anni Novanta in poi le evoluzioni di PDS, DS fino al PD); in parte alla totale incuria del territorio, al menefreghismo, alla pigrizia e alla superficialità con la quale solitamente si sono trattate e si affrontano oggi i problemi di ordine ambientale.

In questo contesto ovviamente la crisi economica che dura dal 2008 ha contribuito maggiormente nel percorso di reperimento dei fondi necessari a mettere in sicurezza tutti i corsi d’acqua e, in particolare, il Bisagno. Possiamo affermate che è mancata la volontà di fare azioni politiche svolte a compensare, un minimo, lo stato dei torrenti, delle colline franate e in generale tutto quello che riguarda il pacchetto completo del dissesto idrogeologico.

Certo, la pulizia dei letti dei fiumi non ferma i cambiamenti climatici né gli acquazzoni né le ondate di piena, si sa che il vero problema è la copertura del Bisagno (datata 1929 durante il fascismo) che può reggere al massimo 650 metri cubi di acqua al secondo, contro i 1000 metri cubi che passano durante le ondate di piena. Però magari la pulizia può attenuarne i danni limitando, nelle strettoie sotto ai ponti e nelle coperture, la presenza massiccia di detriti.

Senza contare poi il Ferreggiano, vero e proprio simbolo della totale irresponsabilità di urbanisti, architetti e costruttori nel proporre una copertura così invasiva del torrente, raggiungendo poi l’apice negli anni Ottanta con una nuova tratta destinata ad uso parcheggio. In questo delirio urbanistico la responsabilità è solamente della politica che ha amministrato in quel periodo il territorio, di chi ha per anni firmato i piani regolatori.

Fino ai giorni nostri sono stati tutti molto prodighi a dire di aver agito nella legalità e all’interno dello Stato di diritto, questo gli basta, si dicono, per avere la coscienza a posto. Basta stare dentro le leggi, poi se capita un guaio la colpa è di chi ha fatto le leggi, nessuno si prende le proprie responsabilità, intendo anche le responsabilità di non aver fatto nessun tipo di lotta o di battaglia per modificarle, quelle leggi, per contrastarle. Si difende da sempre questo modo di fare politica, non ammettendo mai i propri errori, attenendosi alle leggi fino in fondo, con un conformismo controproducente, quasi fastidioso, che tende a deresponsabilizzare chi, in quel preciso momento, ha la responsabilità di governare, assieme ad una giunta, il territorio.

Ma il fastidio più grande, a mio avviso, è quando si sono accorti che le persone piano piano si stavano rialzando, autorganizzandosi con pale e scope per togliere il fango. Ecco allora che i leader politici hanno cercato il ticket per rifarsi una verginità, da Renzi a Grillo, giusto per fare i nomi. Per fortuna che i genovesi esercitano il pensiero critico in modo naturale tramite il mugugno e non aspettano l’aiuto dall’alto, né tanto meno se la cantano per farsela passare. Infatti hanno rispedito al mittente qualsiasi forma di solidarietà dal mondo istituzionale, impedendo ai politici di turno di rivendicare quello che stava succedendo, dimostrando così che autorganizzandosi autonomamente con la sola forza delle proprie convinzioni, del rispetto altrui e del buon senso, è possibile mettersi nella posizione avvantaggiata di costruire qualcosa senza l’aiuto di chi ci governa.

Giù le mani da Zena quindi, che Grillo se ne vada con l’esercito da qualche altra parte e che Renzi la smetta di parlare per slogan inventandosi nuove disponibilità economiche ogni quarto d’ora. La vera forza di questi giorni sono state le persone che hanno lavorato e stanno lavorando a testa bassa e che, com’è successo a Satglieno, rifiutano l’aiuto della polizia e invitano solamente i camion dell’Amiu a raccogliere i rifiuti.

In questo dramma cittadino, umano e sociale, si può ripartire guardando appunto questo lato positivo che, in un periodo storico poco incline alla solidarietà tra le persone, coincide con la nascita, dalla disperazione, di solide forme di autogestione del territorio.