La creazione di luoghi dove scambiare opinioni sui propri problemi di salute e ricevere l’opinione di un esperto è una delle nuove frontiere per attirare nuovi utenti anche per i social network. In contemporanea con Facebook anche Google sta lavorando in questo senso testando un nuovo servizio di Helpsout, dove esperti offrono “aiuto reale a persone reali in tempo reale” agli utenti. In questo caso però non si tratta di riparare un pc ma avere la consulenza di un medico.

La società di Mountain View ha attivato la collaborazione con gruppi di specialisti per offrire un servizio che eviti, come succede spesso, che consultando la rete un mal di stomaco si trasformi in un cancro o un semplice momento di stress diventi un male incurabile.

L’obiettivo, ha confermato un portavoce di Google, “è di fornire le informazioni più utili disponibili” offrendo un servizio a pagamento, ma concorrenziale rispetto a una visita tradizionale. Inserendo nel motore di ricerca i sintomi l’utente vedrebbe apparire un link che lo invita a parlare subito con un dottore con il simbolo della videocamera.

Cliccando si apre la chat che nella fase di test è ancora gratuita. Negli Stati Uniti circa un milione di consultazioni fra pazienti e medici viene già effettuata via Internet.

Helpsout è solo uno dei progetti di Google sul fronte della sanità. L’area life science sta sviluppando una lente a contatto che controlla i livelli di glucosio e recentemente la società ha acquisito Lift Labs che ha ideato un cucchiaio high-tech per le persone con tremori alle mani. Google ha anche finanziato Calico, una società farmaceutica con la quale ha annunciato anche una partnership per la ricerca sulle malattie che affliggono gli anziani.

Google e Facebook stanno cercando di seguire l’esempio di Patients like me, il social fondato nel 2004 che permette alle persone di scambiare opinioni e consigli o raccontare la propria esperienza riguardo la malattia. Il modello di business di Patients prevede la vendita delle informazioni raccolte dagli interventi degli utenti alle società farmaceutiche.

E la privacy? “Crediamo che la privacy abbia ostacolato l’effettivo sviluppo di nuovi trattamenti e la comprensione di come gestire la malattia. Stiamo abbracciando un nuovo modello fondato sulla covinzione che l’apertura sia una buona cosa”, spiegano chiaramente le Faq del sito avvertendo che le informazioni potrebbero essere usate contro l’utente da parte, per esempio, delle compagnie di assicurazioni.

Anche in Italia sono diffuse alcune community relative al diabete o ad altre malattie e recentemente è stato lanciato il primo social network per curare le mamme e proteggere i figli dalle conseguenze della depressione materna. Progetto Rebecca Blues è il nome dell’iniziativa di Strade Onlus e Rebecca Fondazione che si rivolge alle circa 80 mila donne che ogni anno si ammalano di depressione pre e post partum.