Un interno di aereo

Stati Uniti, quando volare è sporco
Secondo una recente ricerca americana, i viaggi in aereo, sarebbero tra tutti i più pericolosi. Non certo per il mezzo di trasporto, statisticamente più sicuro di treni ed auto, ma per le malattie che si possono contrarre a bordo. Sorprendentemente, però, non è l’aria della cabina, che tutti pensano viziata, ad essere sul banco degli imputati, ma piuttosto coperte, cuscini e tutto quello che c’è in toilette. Secondo il dottor Zirming, autore del libro Healty travel, la gran parte delle compagnie aeree non pulisce i bagni come dovrebbe, lasciando in vita, su assi del water e lavandini, una serie di germi che posso sopravvivere anche una settimana, se non trattati con i prodotti giusti. E per quanto riguarda i cuscini e le coperte? Beh, se non sono chiusi in sacchetti di plastica isolanti, allora è davvero consigliato lasciar perdere, ma anche nel primo caso, è meglio non fidarsi, perché spesso vengono solo rinsacchettati senza disinfezione e se quest’ultima è stata applicata, non è detto che abbia avuto successo con tutti i microorganismi che “amano volare” in nostra compagnia.

Se lo stallone italiano ha gli occhi a mandorla
Lunedì scorso, gli Stati Uniti hanno celebrato il “columbus day”, festa dedicata a Cristoforo Colombo, ma soprattutto agli italiani d’America. In tutte le città dove c’è ancora una little Italy la festa è stata un po’ più intensa che dalle altri parti, se non altro perché gli oramai scarsissimi discendenti dei nostri connazionali ‘originali’, hanno cercato di tener viva una tradizione che apparteneva ai loro bisnonni e che permetteva loro di rivivere in un giorno, le sensazioni che si erano lasciati alle spalle. Nell’America di oggi, però, ha ancora senso, una festa di questo genere? Facendo una rapida scorsa delle Little Italy sopravissute alla globalizzazione degli States, si direbbe di no: molte di queste (vedi San Diego e Chicago, ad esempio) sono oramai finte in tutto e per tutto, con bar e ristoranti con il tricolore sulla porta, gestiti da cinesi, arabi o sud americani. Ma anche quella più famosa di tutte, a lower Manhattan, New York, sembra aver oramai issato la più classica delle bandiere bianche. Gli esercizi commerciali “italiani” si sono ridotti, con il passare degli anni, tanto che adesso occupano meno di un terzo di quelli disponibili nel quartiere. Spariti, o quasi, anche i negozi di souvenir che vendevano le classiche magliette con le scritte “Italian Stallion” o “Italians got balls” con raffigurati i testicoli di un improbabile “paisà” a forma di pallone da calcio. 

Halloween, zucca da coltivare (e da salvare)

Salvate la zucca da Halloween
Ed a proposito di ricorrenze a “stelle e striscie”, fra poco toccherà a quella di Halloween che negli ultimi anni si è espansa un po’ dovunque, Italia compresa. Per il resto del mondo, mancano le statistiche, ma sul territorio americano sono oramai giunte a maturazione qualcosa come 120 milioni di zucche, ingredienti principali, a tavola ma non solo, della ricorrenza degli ognisanti. Quest’anno, a qualcuno è venuto in mente, tra tutte quelle coltivate, di individuarne una e proporre che Obama la risparmi dalla svuotamento e dalle incisioni, un po’come fa con il “fortunato” tacchino nel giorno del ringraziamento. Idea molto “green” che però è stata bocciata sul nascere….

Crociate contro i laser negli stadi Usa
Nonostante la tessera del tifoso e la “legge Maroni” nei nostri stadi continua ad entrare di tutto, ma soprattutto ognuno si comporta come crede, in una specie di zona franca dove le leggi e le loro applicazioni sembrano essere diverse che nel resto del paese. Tra fumogeni, trombe e mortaretti, i raggi laser continuano, soprattutto nelle partite in notturna, a venir utilizzati per cercare di dare fastidio all’avversario senza che nessuno cerchi mai di individuare chi sia il “laserologo” disturbatore. Eppure, utilizzando le nuove tecnologie, per capire da che posto preciso nello stadio venga il raggio in questione, basterebbe davvero poco. Così hanno fatto i Detroit Lions (NFL) che durante la partita casalinga con Buffalo, hanno intercettato, individuato, ma soprattutto espulso per la vita, un tifoso che tentava di disturbare col laser il kicker della squadra ospite. Il tutto senza l’aiuto della polizia, ma in totale autogestione…. 

Un ingresso di sexy shop

Lo Stato del Kansas vende vibratori per pagare i legali
La più grande e famosa catena di pornoshop del Kansas è recentemente fallita sotto una montagna di debiti, contratti soprattutto con le autorità locali. Non potendo cercare di ricavare nulla dagli ex proprietari, sulla via di essere condannati per bancarotta, gli avvocati dello stato hanno messo mano a quello che restava nei negozi e nei magazzini della società, entrando così in possesso di migliaia di vibratori e di sexy toys di ogni tipo. Gli stessi sono poi andati all’asta in questi giorni, con l’incasso che servirà almeno al Kansas per pagare le spese legali di questa curiosa vicenda. 

Maggie Vessey, moda in pista d'atletica

La moda sulla pista d’atletica
Segnatevi questo nome: Maggie Vessey; vi potrebbe tornar utile prossimamente per fare i fenomeni con i vostri amici in un eventuale Trivia. Maggie è infatti la prima atleta (per la precisione mezzofondista) universalmente riconosciuta come la più elegante del circuito. E questo non per il suo incedere sulle piste di tartan ma per le mise che da un anno a questa parte ha iniziato ad indossare durante le gare. Dopo essersi vista tagliare il contratto di sponsorizzazione che aveva con la New Balance, Maggie ha avuto l’idea di unire realmente moda e sport e, con l’aiuto Merlin Castell, stilista di Los Angeles, ha creato una serie di outfit davvero fuori dal comune, senza per altro che fiocchi e scollature asimmetriche le impedissero di muoversi e correre in pista. La sua idea ha attratto quasi subito l’attenzione di un paio di grossi brand, che adesso sembrano intenzionati a produrre su larga scala le sue creazioni.