Sarà anche un po’ malinconico, ma Amburgo non può essere letta solo come l’ambientazione principale de La Spia – A Most Wanted Man, il nuovo film di Anton Corbijn con l’ultima interpretazione di Philip Seymour Hoffman. Ma come città fatale d’inizi e commiati. D’esordio per il regista che vi girò nel 1983 il suo primo videoclip per la band Palais Shaumburg; come d’inizio carriera da funzionario diplomatico britannico per John Cornwell, più noto con lo pseudonimo di John Le Carré, scrittore di epocali spy story alcune diventate indimenticabili film di genere. Di commiato invece per l’attore statunitense dagli occhi glaciali e il faccione bollente di energia che a sei mesi dalla sua morte terrena veste per l’ultima volta i panni del protagonista.

Il suo Günther Bachmann, a capo di un’unità segreta di spionaggio tedesca, utilizza un giovane musulmano come principale pedina di un piano intricatissimo e a lungo termine per arrivare a un ricco banchiere sospettato di finanziare il terrorismo. Dallo sguardo di Corbijn, avvolta in una patina bluastra come solo le fredde città d’inverno sanno essere, Amburgo si lascia attraversare nelle prime immagini tradotte per l’Italia da una serie di tagli montati sugli intrighi orditi da un Hoffman calibrato e magnetico burattinaio tra agenti segreti, organizzazioni benefiche di copertura, l’infiltrato e un’avvocatessa di diritti umani coinvolta in qualcosa più grande di sé. Una serie di personaggi dai volti di Robin Wright, Willem Dafoe, Rachel McAdams e Daniel Brühl.

Il trailer del film, che è previsto tra gli eventi del Festival di Roma, lascia intuire una scacchiera avvincente che prende forma sul grande schermo. E il suo re Hoffman porta dentro quel gioco le tensioni domate di un personaggio che si preannuncia dalle sfumature sottilissime. “Questo film riguarda molti temi, compreso, ovviamente, come i paesi si confrontano col terrorismo”. Aveva commentato l’attore in occasione della presentazione di gennaio al Sundance Film Festival. “Ma è anche su un uomo che continua a fare la stessa cosa e ottenere lo stesso risultato. Ti arriva la sensazione che non può smettere. Si sente davvero che sta cercando di fare la cosa giusta, e in realtà credo che sia così. Ma il resto del mondo non condivide il suo modo di occuparsi dei cattivi del pianeta”.

Toni compassati, ma vibranti esposti alle geometrie più moderne e taglienti della città tedesca scivolano in un crescendo tensivo costruito da Hoffman/Bachmann intorno a Yssa (con il volto di Grigoriy Dobrygin). “Rendere il mondo più sicuro non è abbastanza”. È una delle battute del protagonista. Se enigmatica o monolitica, salvifica o illusoria si saprà dal 30 ottobre, la data d’uscita. Intanto il suo ultimo regista, già autore cult di Control, raffinato fotografo e filmaker di videoclip, lo aveva ricordato così all’indomani della sua scomparsa: “Non saprei da che parte iniziare quando penso a ciò che ci ha lasciato in eredità, che è immenso sia per portata che per profondità… Era il miglior caratterista che io riesca a immaginare. La sua forza consisteva in un’immersione totale nel ruolo e in una completa assenza di vanità. Al contempo odiava ciò che amava, che era la sua maledizione: si faceva a pezzi per le sue interpretazioni”.

Foto gentilmente concessa dal Sundance Film Festival

Il trailer in lingua originale