Per oltre un anno non avrebbe avuto alcun contatto ufficiale con la Curia di Napoli. Zero rapporti con il cardinale Crescenzio Sepe e con i vari organismi diocesani. Un vuoto attorno che, per 14 lunghi mesi, lo ha fatto  sentire come  un esiliato di lusso nella propria città che lo vide tra l’altro al vertice – era tra i più brillanti vescovi ausiliari – di Largo Donnaregina quando cardinale era Michele Giordano. Papa Francesco approfittando della rinuncia di Monsignor Francesco Pio Tamburrino ha messo ora fine al suo isolamento nominandolo, lo scorso 11 ottobre, arcivescovo titolare dell’Arcidiocesi Metropolitana di Foggia-Bovino. Tira un sospiro di sollievo Monsignor Vincenzo Pelvi che dall’11 agosto 2013, al compimento del suo 65º anno di età,  aveva lasciato – a norma di legge per raggiunti limiti d’età – l’incarico di Ordinario militare per l’Italia nonostante una sua richiesta di proroga presentata sia al Santo Padre che al Presidente della Repubblica. 

Fu Papa Benedetto XVI, ora Emerito,  ad elevare Pelvi ai vertici del Vaticano. Era l’ottobre del 2006  quando lo designò a Ordinario militare per l’Italia valorizzandone le spiccate capacità diplomatiche e sottraendolo allo “spoil system” che a breve avrebbe messo in atto il nuovo arcivescovo Sepe (esiliato dalla Santa Sede a Napoli dallo stesso Papa Ratzinger dopo esser stato Prefetto alla congregazione di Propaganda Fidae).

Tra Pelvi e Sepe pare non sia mai corso buon sangue. Anzi il clima di tensione arrivò a livelli alti quando si vociferava di una possibile nomina proprio di Pelvi a cardinale di Napoli. Chi è addentro ai salotti ovattati della curia arcivescovile partenopea racconta che quando imperversava la burrasca giudiziaria che si abbattè su Sepe, l’alto prelato nel suo ruolo di Papa Rosso fu accusato nel 2010 di corruzione nell’inchiesta “Grandi eventi”, nacque l’ipotesi di sostituirlo. Sembra che lo stesso Sepe sollecitasse indirettamente le alte cariche di Oltretevere affinché lo facessero rientrare tra le sicure mura vaticane. In quel caso due erano i papabili per occupare lo scranno di Largo Donnaregina:  Don Vincenzo Pelvi e Bruno Forte Arcivescovo di Chieti.
Due figure di peso della città ben visti da pezzi importanti di borghesia e società civile. Un’ipotesi tramontata. Sepe continuerà ad essere “confinato” alla Curia di Napoli ossia, tecnicamente fino al compimento del 75° anno d’età, termine della ‘pensione’ regolamentato dal Diritto Canonico.  

Dunque ancora 5 anni in una città che ha tentato più volte di lasciare con una Chiesa dilaniata dalle polemiche. Lettere anonime, corvi, insoddisfazione dei sacerdoti insomma dentro e fuori la Curia diretta da Sepe ed i suoi fedelissimi l’atmosfera non è delle più serene. L’ultima polemica – in ordine di tempo – l’ha innescata  il teologo don Gennaro Matino, ex vicario episcopale proprio dell’arcivescovo Sepe denunciado  all’indomani dell’ordinazione episcopale del nuovo vescovo ausiliare di Napoli, monsignor Gennaro Acampa, di come le “nomine sono calate dall’alto, il più delle volte senza tenere conto del bene delle chiese locali, senza fermarsi a pensare a quanto danno possano fare uomini inadatti alla vita di intere comunità, alla serenità pastorale di clero e laici”.

Un attacco rivolto direttamente a Sepe reo di aver ridotto la chiesa di Napoli a un palcoscenico per eventi e piazzate. “È sotto gli occhi di tutti di quanta imbarazzante mediocrità sia pervasa la comunità episcopale e di come le diocesi e i fedeli debbano accontentarsi di quello che passa il convento” attacca sempre don Matino. Il cardinale Sepe dal canto suo è apparentemente serafico e stretto tra i suoi fedelissimi fa buon viso e cattivo gioco. Allo stesso Pelvi l’alto prelato invia  un messaggio ufficiale “eleva inni di lode al Signore che, ancora una volta, ha voluto che un figlio e sacerdote della Chiesa di Napoli venisse chiamato ad un posto di particolare responsabilità nella Chiesa cattolica universale”. 

@arnaldcapezzuto