Alla Fiera di Francoforte, che si concluderà il 12 ottobre, tengono la scena: calo delle vendite ed ebook. E dunque alla Buchmesse oltre a parlare della crisi del mercato finalmente si compiono azioni concrete per sostenere la battaglia di Dario Franceschini sull’equiparazione dell’Iva degli ebook a quella dei libri.

L’Aie-Associazione Italiana Editori con il suo presidente Marco Polillo è scesa in campo a fianco del Ministro della Cultura annunciando il lancio della campagna #unlibroèunlibro con relativo sito Unlibroeunlibro.org dove saranno chiamati a intervenire lettori, librai, giornalisti e quanti ritengono che cartaceo e digitale siano sempre e solo libri.

 

Al momento in cui scrivo però il sito è inaccessibile, o meglio, appare solo una pagina bianca con la scritta “questa pagina non è disponibile”, una pessima figura visto che l’iniziativa è stata annunciata. Spero che almeno nei prossimi giorni sia messa online. 

Mi fa molto piacere sentire queste parole pronunciate anche da Marco Polillo, con una nota polemica mi viene da dire “meglio tardi che mai”. Come ho avuto modo di scrivere nei miei precedenti post, gli editori italiani hanno reagito all’ebook con la velocità di un pachiderma, hanno finto di non accorgersi di quanto stava accadendo sotto i loro occhi, hanno fatto spalluccie pensando che non li riguardasse; solo quando si sono resi conto che l’ebook non si poteva più ignorare e che, grazie ad Amazon e agli autori auto-pubblicati, il fenomeno stava per scoppiare anche in Italia, hanno iniziato ad occuparsene. Però sempre con calma e senza realmente investire nel settore; ovviamente ci sono anche editori illuminati che hanno compreso da subito e, anziché perdere tempo a fare la guerra agli ebook, hanno deciso di offrire ai loro lettori i libri in entrambe le versioni.

Secondo il rapporto presentato dall’Aie alla Buchmesse, nel 2013 in Italia la vendita di ebook rappresentava solo il 3% del giro d’affari complessivo, mentre per il 2014 i grandi gruppi stimano di arrivare a una quota che oscillerà tra il 5 e il 7%. Ancora piccola cosa rispetto agli Stati Uniti dove ormai gli ebook rappresentano il 25% delle vendite e alcuni analisti prevedono che si arriverà al 50% entro pochi anni, ma comunque degna di essere presa in considerazione.

Gli editori, forse con un po’ di ritardo, hanno scoperto che gli italiani leggono poco rispetto agli altri europei ma hanno anche capito che gli ebook, in un mondo sempre più dominato da tablet e smartphone, potrebbero in parte arginare il calo delle vendite del libro cartaceo e allora hanno deciso di sostenere la battaglia di Franceschini in Europa per ridurre l’Iva sui libri digitali.

Ma poi, sempre per lanciare provocazioni, siamo sicuri che gli italiani non leggono più? Forse sarebbe meglio dire che hanno cambiato modo di leggere, magari leggono più notizie sul web.

E qui torniamo agli ebook, un fenomeno che in Italia è ancora considerato una pubblicazione di ripiego, perché il libro “vero” è quello cartaceo. Il profumo della carta, la sua consistenza al tocco, il suo fascino…. Editori e una parte di intellettuali hanno ripetuto queste parole per anni, in ogni occasione ed ora, improvvisamente, lanciano l’iniziativa #unlibroèunlibro.

Però, concedetemi ancora una piccola nota critica, infatti se da una parte Marco Polillo afferma di sostenere l’iniziativa di Dario Franceschini in Europa, dall’altra sempre a Francoforte, ha citato uno studio secondo il quale “la capacità di attenzione nella lettura e di assimilare concetti letti è infinitamente superiore se la forma è cartacea invece che digitale”.

Insomma, il lupo perde il pelo ma non il vizio.