L’ultima (ma non ultima) questione legata a Internet e all’accordo di “libero scambio” tra Ue e Stati Uniti, riguarda la libertà di espressione. Un tema, questo, che in Italia dovrebbe far immediatamente drizzare le antenne. I tentativi di usare le normative sul copyright per mettere il bavaglio a siti Internet e blog, nel nostro paese, ci sono già stati. Con il Ttip, rischiano di piombarci addosso senza che nessuno possa accorgersene e senza che l’opinione pubblica abbia la possibilità di opporvisi. A differenza di altri ambiti, in cui i problemi nascono dalla famigerata clausola di salvaguardia degli investimenti, il settore del copyright dovrebbe prevedere, infatti, disposizioni molto specifiche.

Uso il condizionale per un semplice motivo: dei contenuti specifici si sa poco o nulla. Le contrattazioni, infatti, sono portate avanti da negoziatori del governo americano e della Commissione Europea, senza che siano previste forme pubbliche di dibattito. I parlamentari europei e dei paesi dell’Unione possono prendere visione dei documenti, ma secondo modalità molto particolari. Prima di tutto devono recarsi in una delle ambasciate Usa sul territorio dell’Unione. Qui verranno accolti in una stanza dove, sorvegliati a vista, potranno consultare i documenti. Non potranno però fare copie o prendere appunti in qualsiasi modo. Insomma: un parlamentare che volesse capire quali siano gli indirizzi del Ttip, dovrebbe farlo al momento, leggendo centinaia di documenti e senza aver la possibilità di studiarli in maniera organica.

Per farsi un’idea di ciò che ci potrebbe aspettare in tema di copyright e libertà di espressione, però, qualche indizio c’è. Il Ttip, infatti, ricalca in maniera piuttosto fedele il suo accordo “gemello” (Ttp) che coinvolge gli Usa e i paesi del Pacifico. In questo accordo, gli Stati Uniti impongono un sistema per la rimozione dei contenuti protetti da copyright che ricalca il Dmca (Digital Millennium Copyright Act) con alcuni elementi peggiorativi. In particolare, senza poter fare appello a concetti come il “fair use” e altri elementi limitativi previsti dalle norme statunitensi. Insomma: il trattato porterebbe nel nostro paese alla nascita di qualcosa di simile alle leggine che in Italia hanno provato a far capolino più volte negli ultimi anni e che permetterebbe di massacrare le fonti indipendenti utilizzando gli ordini di rimozione di contenuti sulla base delle solite presunte “violazioni del copyright”.

Domani, sabato 11 ottobre, tutta Europa sarà attraversata da una protesta che punta a sensibilizzare i cittadini dell’Unione sui pericoli legati al Ttip in tema di sicurezza alimentare, tutela dei servizi pubblici, politiche del lavoro e libertà digitali. Ascoltare (e partecipare) sarebbe una buona idea.