Centoundici caserme della Guardia di finanza con presenza di amianto in Italia: 89 bonificate e 22 ancora da risanare. A rendere pubblici i dati è il ministero delle Finanze che, rispondendo ad un’interrogazione del deputato 5 Stelle, Alessio Villarosa, presenta i risultati di un monitoraggio avviato nel 2012.

Delle 22 caserme ancora con presenza di amianto, sempre secondo il Mef, per 2 gli interventi sono in corso (caserma di Entreves ad Aosta e di via Parini a Como), per 3 gli interventi sono sospesi (la sede della tenenza di Chiavenna in Lombardia, la sede della tenenza di Comacchio in Emilia Romagna e il comando provinciale di Siena in Toscana), per 13 si attendono aggiornamenti sul monitoraggio (le sedi del comando regionale e del Re T. LA. in Liguria, il reparto aeronavale e la stazione navale a Genova, la sede della tenenza di Seveso in Lombardia, la sede della compagnia di Pinerolo in Piemonte, la sede del nucleo di Trento e la caserma Lanfranco di Cividale a Valle S. Silvestro in Friuli; la sede della tenenza di Lugo in Emilia Romagna, il gruppo di Livorno, il comando provinciale di Vibo Valentia, la sede della compagnia di Gela e di Partinico in Sicilia) per 2 si attendono integrazioni ai piani di lavoro presentati (sede della compagnia di Ivrea in Piemonte e brigata Sabaudia in Lazio) e per altre 2 si è in attesa dell’esecuzione dei lavori (caserma Galiano e Cefalonia Corfù nel Lazio).

Sono oltre 300 finanzieri che hanno aderito all’Ona (Osservatorio nazionale amianto) e che hanno dichiarato di essere esposti all’amianto. Nel frattempo sono stati depositati circa 30 esposti alle competenti procure della Repubblica nei confronti dei responsabili dei ritardi delle bonifiche che la stessa autorità giudiziaria dovrà identificare. “Per molto, troppo tempo, prima che il comitato Ona Gdf facesse le segnalazioni – commenta Ezio Bonanni, presidente dell’Ona – vi sono stati materiali contenenti amianto nelle caserme e quindi pericolosi per la salute. All’Ona risulta che siano in corso bonifiche in diverse caserme della Guardia di Finanza per rimuovere l’amianto. Certo sarebbe stato preferibile che fossero state bonificate prima, comunque va apprezzato l’impegno per la messa in sicurezza dei suoi siti lavorativi. Come Ona auspichiamo la costituzione di parte civile delle stesse Fiamme gialle nel caso in cui l’autorità giudiziaria dovesse procedere penalmente nei confronti dei responsabili. Purtroppo – prosegue Bonanni – dobbiamo attenderci per il futuro altri finanzieri che si ammaleranno a causa dell’esposizione prolungata all’amianto visto che le patologie possono sorgere anche dopo 30-40 anni. E’ per questo che insistiamo, ancora, perché sia intensificata la ricerca scientifica per debellare queste patologie, oltre alla prevenzione primaria. Anche poche e non elevate esposizioni al cancerogeno – conclude il presidente dell’Ona – possono determinare a distanza di decenni l’insorgenza del mesotelioma, del tumore al polmone, agli altri organi delle vie respiratorie e degli organi gastroenterici, oltre al tumore alle ovaie all’asbestosi e alle placche pleuriche”.

“Il conteggio fatto dal Mef – spiega Villarosa – mi sembra incongruente e sicuramente nelle prossime settimane verificheremo i dati fornitici da via Venti Settembre. Ad esempio per la caserma Cefalonia Corfù di Roma, uno dei due immobili in attesa di esecuzione dei lavori, non mi pare che la situazione sia quella descritta dal Mef. Controlleremo caso per caso”. Verifiche più che dovute visto che ad esempio proprio alla Cefalonia Corfù, di cui ilfattoquotidiano.it si era già occupato circa due anni fa, i vertici erano a conoscenza della presenza d’amianto nella caserma in questione già nel 2004. Nonostante ciò nel 2005, a seguito di finanziamenti previsti da un decreto del ministero delle Finanze del 1999, per l’ammodernamento e la messa in sicurezza delle caserme della Guardia di finanza, si è pensato bene di usare i fondi per costruire 3 palazzine per complessivi 32 alloggi per i finanzieri, in prevalenza ufficiali. In un rapporto di marzo 2012 dell’ufficio infrastrutture poi si legge: “Questo Comando Generale ritiene necessario effettuare con tempestività, nelle more del completamento del citato studio di riqualificazione, l’intervento di bonifica e rimozione delle strutture in amianto”. Ad oggi, come lo stesso Mef ammette, per la Caserma Cefalonia Corfù i lavori devono ancora iniziare.