La Premier League all’estero? Si può. Il campionato inglese sta valutando l’ipotesi di giocare un turno dall’altra parte del globo, magari in Asia o in America, perché no in Australia, comunque lontano dall’Inghilterra. La proposta arriva direttamente dalle stesse società che in passato avevano criticato il progetto.

Niente di nuovo. Altre leghe sportive hanno già allargato i propri confini, alcune gare di regular season di Nba e Nfl si disputano al di fuori dal territorio nazionale. Senza dimenticare che anche la Supercoppa italiana si giocherà per l’ennesima volta fuori dal Bel paese. Dopo Stati Uniti, Libia e Cina, quest’anno sarà infatti il Qatar ad ospitare la finale tra Juventus e Napoli. Niente di nuovo quindi. La solita tendenza esterofila dovuta al business.

Così mentre la Premier League valuta l’ipotesi di giocare una delle 38 partite nei mercati attualmente più ricchi, la Bundesliga non ci sta. Proprio da Londra, l’amministratore delegato della Lega tedesca, Christian Seifert ha escluso la possibilità di giocare una giornata oltre confine. Alla conferenza Leader Sport Business, presso lo Stamford Bridge, Seifert ha sottolineato la sicura importanza economica dell’iniziativa precisando però il diverso approccio del calcio tedesco, anche nei confronti dei tifosi. “Pensiamo a tutti quelli che vanno allo stadio, che ci sia vento o pioggia, e ai continui viaggi che fanno. Magari il loro club arriva a giocarsi una partita decisiva e loro non possono andare allo stadio perchè il match si disputa in Thailandia”.

Già nel 2008 i club di Premier League avevano affrontato la questione matches abroad, poi bocciata, di una 39esima gara fuori dall’Inghilterra, con conseguenti e inevitabili polemiche. Oggi non è ancora stata presa una decisione, non c’è ancora nulla sul tavolo, ma resta un’ipotesi concreta che, secondo il presidente dello Swansea Huw Jekins, entro due anni diventerà realtà.