Davvero per tutti gusti le uscite al cinema del 9 ottobre. Si va dai sapori indiani sposati con la cuisine française di ‘Amore cucina e curry’ al coraggioso docu-fiction d’integrazione ‘Io sto con la sposa’. Ma ci sono anche thriller d’oltreoceano: action con il rude ‘The Equalizer’ e old-style con il letterario ‘I due volti di gennaio’

Nasce da un’idea di fuga vitale il film malandrino e commovente Io sto con la sposa. Il fondatore dell’osservatorio Fortress Europe e giornalista spesso impegnato sul fronte siriano Gabriele Del Grande, il regista Antonio Augugliaro e il poeta palestinese Khaled Solman Al Nassiry hanno semplicemente progettato e realizzato un piano per aiutare dei sopravvissuti del naufragio di Lampedusa.  Cinque palestinesi e una decina tra amici italiani e siriani vestiti a festa che con una finta sposa partono in un piccolo corteo di auto nuziali da Milano verso Malmö, Svezia. Roadmovie, docufiction tra il 14 e il 18 ottobre 2013 verso una nuova speranza di vita con la paura di essere arrestati come contrabbandieri d’immigrati è in bilico tra cronaca attualissima, avventura e poesia reale: dall’amuleto per salvarsi dai cecchini ai racconti più strazianti, vita e morte, ma anche «cambiamento dell’estetica della frontiera» come ha detto Del Grande alla presentazione romana, mescolano un turbine che informa sul vero più di tanti TG. «Lavatrice di emozioni» per Augugliaro, questo viaggio clandestino spinge sulle coscienze, respira pace e chiede coraggio. Avventura folle realizzata grazie al crowdfunding, l’opera applauditissima alla 71ª Mostra del Cinema di Venezia è in sala grazie a 2617 sostenitori iniziali capaci di finanziare 600.000 euro: traguardo europeo per un film necessario che parla arabo e italiano.

Soltanto di regista svedese (Lasse Hallström) è invece l’impeccabile Amore, cucina e curry. Una famiglia fuggita dall’India per una disgrazia apre un ristorante etnico in un paese della Francia meridionale, proprio davanti allo stellato locale da gourmet di una donna autoritaria con il volto di una Helen Mirren a contendersi lo chef con la concorrenza. Hallström è un asso nel costruire emozionanti spottoni lunghi un film. Tutto è perfetto in ogni quadro: le tragedie familiari e i pregiudizi sugli immigrati si sciolgono in un’integrazione a suon di piatti allettanti e cucina molecolare. Film tanto bello che vuole piacere a ogni costo, e forse un po’ troppo patinato, ma questo è il rinomato marchio dell’autore: prendere o digiunare. Lo spettatore è imboccato da buoni attori, dal viso gentile di Charlotte Le Bon per l’occasione sous-chef, ma soprattutto dalla Mirren, mattatrice elegantissima che fa decollare la storia perfetta del regista europeo.

E ancora d’ambientazione europea, stavolta la Grecia del ‘62, è I due volti di gennaio. Viggo Montersen e Kristen Dunst sono protagonisti di una fuga per frode e omicidio, accompagnati da una guida turistica che lega a loro il suo destino. Dal romanzo omonimo di Patricia Highsmith, il film segna l’esordio alla regia di Hossein Amini, sceneggiatore di lustro candidato all’Oscar nel ’98. Il suo thriller ha velleità hitchcockiane ma il risultato è fuori dal tempo. Trova le sue massime tensioni di genere nei propri spot: l’ottimo marketing e un cast che ha lavorato molto bene issano la regia di maniera su uno script saldo ma letterario. Poteva spiccare il volo, magari con vere invenzioni registiche o un montaggio in flashback e forward, chissà. Invece la scelta di Amini è stata cronologica e prevedibilmente didascalica: un romanzo su pellicola. Peccato che penna e cinepresa scrivano linguaggi diversi.

L’immersione nelle grandi produzioni stelle e strisce non poteva che riportarci tra i grattacieli. È il turno di The Equalizer – Il vendicatore. Sotto le mentite spoglie di commesso in un megastore di bricolage, un gioviale Denzel Washington nasconde il suo passato da letale agente della CIA. Difendere una ragazza russa schiavizzata in un giro di prostituzione lancerà il suo personaggio in una caccia spietata. Più di due ore di adrenalina, cattivoni tatuati, botte e pallottole per un funzionale blockbuster di genere su un moderno Robin Hood più drammatico ma venato anche di humour nero. Specialmente nelle cronometrate da polso prima di ogni azione cruenta e in certe scene tra gli scaffali dello store dove camuffa la sua identità. I fan del divo in versione action/picchia&spara lo ameranno, gli altri non proprio.