Mia suocera è coetanea di David Bowie. Hanno solo pochi mesi di differenza. Quando ci penso, ogni volta che leggo una notizia, vedo una foto o sento un brano del Duca Bianco, non posso che sorridere. Voi non la conoscete, mia suocera, quindi non state sorridendo, ma sappiate che è una signora molto energica, giovanile nello spirito, grazie a lei io e mia moglie riusciamo a gestire quattro figli, non esattamente uno scherzo, ma il suo cantante preferito è, legittimamente, Peppino Di Capri, anche oggi. Per dire, se in tv c’è Massimo Ranieri, e in tv, cavoli, c’è spesso Massimo Ranieri, lei si ferma a guardarlo, sperando con quel suo star lì a guardarlo, di convincermi a non cambiare canale, cosa che puntualmente faccio.

Insomma, mia suocera è una signora che porta bene i suoi anni, ma che non finge di non averli. Dico questo perché in questi giorni è tutto un parlare di Gianni Morandi e del suo uso di Facebook. Una sorta di fenomeno mediatico, la sua pagina, con migliaia, decine di migliaia di I Like ogni qual volta il cantante di Monghidoro posta un commento, un autoscatto. Le sue parole, non è questo l’argomento di questo post, portate pazienza, sono sempre rassicuranti, serene. Spessissimo anche banali, immagino volutamente, ma comunque capaci di mandarci messaggi rassicuranti. Cioè, c’è gente che passa ore e ore a pensare la frase più ficcante da pubblicare, a effetto, la foto più trasgressiva, poi arriva Gianni che ci dice che oggi la moglie ha comprato le mele al mercato ma non sono più buone come una volta e scatta la standing ovation. Chiaramente, non potrebbe che essere così nel web, tanto amore è corrisposto da altrettanto odio. Gente che non si capacita come così ora sia assurto, superati i settanta, a guru degli anni Dieci, ancora lì, col suo sorriso, con le sue manone e tutto il resto. 

 

Ecco, il tema di questo post, partito da Bowie e mia suocera, passato per Gianni Morandi, cantante che mia suocera apprezza decisamente più di Bowie (anzi, Bowie non sa proprio chi sia, suppongo), è l’odio. O meglio, il tema di questo post è l’odio malriposto.

E allora, con uno di questi voli pindarici che tanto mi vengono rinfacciati dai miei haters, eccomi che passo fugacemente a parlare di un altro cantante quasi coetaneo di mia suocera e di Bowie, solo sei anni di differenza con loro, otto con Morandi, Vasco Rossi. Un cantante che ha superato i sessanta, anche se a nessuno, immagino, verrebbe da associarlo a Morandi, per di più suo conterraneo, come lui arrivato a Bologna dalla provincia emiliana, dai monti. Ai suoi detrattori, ovviamente, non verrebbe da associarlo neanche a Bowie, è chiaro, ma magari la cosa potrebbe suonare un po’ meno forzata. 

Parlo di Vasco, e lo faccio in un post così bislacco che ha avuto per un po’ come protagonista Gianni Morandi, perché, come avessi davanti una palla di vetro, vi anticipo cosa accadrà tra qualche settimana. A cavallo tra ottobre e novembre verrà presentato il prossimo album del rocker di Zocca (e uso questo termine, rocker, proprio per preparare il terreno alle critiche), Sono innocente, in anteprima al Medimex di Bari il 30 ottobre, e nei negozi il 4 novembre. Parlando del suo nuovo sound, in occasione dei concerti negli stadi che si sono tenuti durante l’estate, Vasco ha parlato di svolta metal, facendo indignare i più (magari gli stessi che hanno sorriso per la svolta rock della Tatangelo). Molti lo hanno attaccato, deriso. A breve succederà di nuovo. Da una parte ci saranno i fan, osannanti, e parliamo di qualche milione di persone, gente che tocca un po’ tutte le generazioni, dai sessantenni agli adolescenti, dall’altra i detrattori, generici, quelli che sanno cos’è il rock, cos’è il metal, che ridono e strepitano. Alcuni, suppongo, sono gli stessi che non comprendono il perché Gianni Morandi sia lì, con la sua faccia sorridente e piena di rughe, nella home di Facebook di un sacco di gente. 

Mi sono a lungo occupato di Vasco, premettendo che non ero un suo fan, e per questo incappando, inizialmente, nelle ire preconcette di alcuni fan integralisti del nostro, ma pensando a lui, come pensando a Gianni Morandi, forse proprio perché sono coetanei o quasi di mia suocera, come David Bowie, mi viene da dire una cosa, banale, alla Gianni Morandi: ma voi che state lì a fare le battute, a ergervi a Sentinelle della Tradizione del Rock, avete per caso scritto una, non dico dieci, o trenta, ma una sola canzone in grado di tenere il tempo come Albachiara, Siamo solo noi, Vita Spericolata, Stupendo e via discorrendo? Siete stati capaci di intrattenere generazioni e generazioni cantando Scende la pioggia, C’era un ragazzo o Uno su mille ce la fa? Intendiamoci, eh, continuo a non essere un fan di Vasco, e continuo a preferire Bowie a Peppino Di Capri, ma se proprio devo fare la ‘Sentinella’ per qualcuno, la faccio per chi ha segnato davvero la nostra cultura musicale.