Oltre al semestre di Matteo Renzi, avremo il semestre di Carlo Tavecchio: l’Uefa ha sospeso il presidente del pallone italiano per “Optì Pogba mangia le banane e poi milita in A”, riflessione razzista (battuta, cazzata) pronunciata durante la campagna elettorale per la Federcalcio.

Questo vuol dire che il calcio italiano, nonostante le condanne del ragioniere di Ponte Lambro (poi riabilitato) e nonostante l’eloquio da suburra, l’ha votato come Capo, non certo supremo. Perché Tavecchio è soltanto la sagoma che occulta i giochini dei Claudio Lotito (Lazio), Adriano Galliani (Milan), Giampaolo Pozzo (Udinese), Enrico Preziosi (Genoa), la serie A che fa affari e cordate. Tavecchio è l’eterno padrone dei Dilettanti (al vertice Lnd dal ’99), dei campi di periferia che per far cassa ha convertito in erba sintetica, di bilanci milionari, di appartamenti lussuosi acquistati con bizzarri sovrapprezzi, come documentato da articoli de L’Espresso e de il Fatto Quotidiano. E ancora: seppur promosso, Tavecchio continua a gestire due società strategiche per i Dilettanti: una che si occupa di servizi e una che ingloba gli immobili. Il risultato? Nessuno. Neanche un po’ di attenzione mediatica, ormai i giornali sono entusiasti di Tavecchio perché, furbo, ha nominato Antonio Conte commissario tecnico della Nazionale, e dunque che il pallone rotoli pure. Un sussulto, uno: un’interrogazione parlamentare di un deputato del Movimento Cinque Stelle. L’arbitraggio di Rocchi in Juve-Roma ha provocato più scompiglio in Parlamento.

Chi sia Tavecchio non lo scopriamo con il “giudice” Uefa. C’è un aneddoto antico che merita di essere raccontato per non trattare la nostra memoria come un semplice e inutile archivio, spesso sigillato: 14 anni fa Luigi Ragno, ex direttore di banca, ex sottotenente dei Carabinieri, si dimise da vice di Tavecchio perché impressionato dal numero di irregolarità del ragioniere nel gestire i conti correnti della Lnd. Ci sono lettere che lo documentano, Ragno si assunse le proprie responsabilità, e fu inascoltato. C’erano tanti motivi per non eleggere Tavecchio e forse c’erano tanti potenziali candidati più preparati e più limpidi di Tavecchio.

E’ evidente, non conveniva. E ora siamo al paradosso: Governo, Figc e Coni assolvono il ragioniere brianzolo, l’Uefa non dimentica e lo punisce. Questa non è la Troika. Ma la conseguenza naturale, ineludibile, per un paese di impuniti e cialtroni.