Mentre il talk show è in crisi e Giannini e Floris lottano per spartirsi le briciole all’Auditel, c’è un personaggio televisivo che lavora nell’ombra, è poco considerato da critici e addetti ai lavori e riesce ogni settimana a portare a casa un risultato sorprendente. È Paolo Del Debbio, già giornalista di riferimento della Forza Italia delle origini, una candidatura a presidente della regione Toscana alle spalle, e poi tanta televisione in casa Mediaset.

Dopo un’inizio stagione più che soddisfacente, Quinta Colonna, il talk che conduce su Rete4 ogni lunedì in prima serata, lunedì sera ha ottenuto addirittura 1.444.000 telespettatori per uno share del 6,36% , grazie all’ospitata del presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Quinta Colonna è ormai da due anni il talk di approfondimento politico più visto sulle reti del Biscione, forse l’unico contatto rimasto con il mondo della politica in un’azienda televisiva che da tempo ha scelto di puntare tutto sull’intrattenimento. E mentre gli addetti ai lavori si preoccupano di Gruber, Mentana, Floris, Santoro, Giannini, Vespa e compagnia, Del Debbio è lì, a condurre un format che per alcuni è populista, per altri è fazioso. In realtà, Quinta Colonna è paradossalmente il programma che più si rifà al talk delle origini, con l’uso sapiente della piazza, il confronto tra grandi temi politici e problemi reali dei cittadini. La piazza, si sa, è una invenzione di Michele Santoro, che la sa gestire, ammansire, domare, esaltare e provocare. Paolo Del Debbio ci prova, e i risultati in qualche modo gli danno ragione.

L’altra sera, ad esempio, anche Renzi ha dovuto semplificare ancora di più il suo linguaggio, per adeguarsi allo stile ultrapopolare del format di Del Debbio. E il giornalista non perde occasione per sottolineare questa vocazione popolare e popolana, con continui riferimenti alla “gente comune” (“I miei amici del bar di Lucca…”).

Un altro merito di Del Debbio è la rimodulazione del target di riferimento del suo programma. Quinta Colonna era nato come il talk politico dei pensionati, pubblico prediletto, da sempre, di Rete4. Oggi, a oltre due anni dall’esordio, il giornalista toscano è riuscito a trasformare il programma in qualcosa di più trasversale, con una fetta di pubblico giovane che è una novità assoluta per la minore delle reti Mediaset. Così, nelle prime puntatee di questa stagione, Quinta Colonna ha sempre superato il milione di telespettatori, con uno share attorno al 5%. Almeno fino a ieri sera, visto che il risultato ottenuto contribuirà ad aumentare considerevolmente la media stagionale.

In tempo di vacche magre per i talk politici, non è un risultato da buttar via, tutt’altro. Soprattutto se il competitor diretto, Piazzapulita di Formigli, in onda su La7, viene puntualmente battuto. Formigli confeziona un prodotto di più ampio respiro (pregevoli le ultime puntate dedicate all’ISIS), ma è Del Debbio a festeggiare il martedì mattina, quando sulla sua scrivania arrivano i dati d’ascolto.

Il perché potrebbe essere più semplice di quanto si possa pensare: con un approccio che per molti è populista e per molti altri è vero e proprio servizio pubblico, Quinta Colonna fa “i conti della serva”, ragiona sugli effetti immediati della crisi nelle tasche dei cittadini, con Del Debbio che tratta i politici a pesci in faccia, se necessario, per chiedere loro conto di una situazione economica e sociale disastrosa. E ogni tanto, quando ci riesce, mette in contatto disoccupati e aziende, riuscendo persino a trovare qualche posto di lavoro per chi lo cerca.

Ha una linea politica, il programma di Rete4? Sì, si sa ed è sempre stato così, anche se nelle ultime settimane Del Debbio non ha risparmiato frecciate velenosissime a Forza Italia. Ma una linea politica ce l’ha anche qualsiasi altro talk show della televisione italiana e va dato atto a Del Debbio di aver saputo ritagliarsi uno spazio in un settore sempre più saturo, pur senza celebrazioni sui giornali o elogi dei critici televisivi di turno. Anche senza riconoscimenti pubblici della “gente che piace”, Quinta Colonna è lì, a godersi un successo forse inaspettato e a ricordarci che il Paese reale è distante anni luce dalle convinzioni granitiche di intellettuali, giornalisti e addetti ai lavori. Del Debbio lo ha capito, molti di noi non ancora.