Niente Expo 2015, i Bronzi di Riace non si muovono dal Museo Archeologico di Reggio Calabria. Lo ha deciso la Commissione scientifica istituita dal ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Dario Franceschini, proprio per verificare la possibilità di trasportare le due sculture greche per “prestarle” a Milano in occasione dell’esposizione universale. Una trovata che avrebbe dovuto far conoscere al resto del mondo le bellezze italiane. “Il lavoro per noi, ora, sarà quello di rafforzare tutte le iniziative già in essere – ha commentato il ministro – affinché i visitatori di Expo allunghino la loro permanenza in Italia, per vedere la bellezza che tutto il nostro Paese offre, a cominciare dal Museo Archeologico di Reggio Calabria”.

Il gruppo di esperti, istituito l’8 settembre con decreto ministeriale, ha studiato le condizioni delle due opere d’arte e non se l’è sentita di dare parere positivo alle operazioni di trasporto che avrebbero potuto danneggiare in maniera irrimediabile i due Bronzi: nel rapporto che hanno fornito al ministero, infatti, si legge che non si può escludere “un pregiudizio alcuno per la loro integrità e conservazione”. Nell’ultimo mese, la Commissione ha valutato l’attuale stato delle opere e ha esaminato tutta la documentazione relativa ai restauri effettuati nel corso degli anni per valutare la resistenza delle due statue. Dalle analisi sono emersi diversi problemi che avrebbero messo a rischio l’intera struttura delle opere d’arte, come ad esempio numerose e diffuse micro-fessure e problemi di tenuta delle saldature antiche.

La commissione che ha esaminato le statue, ritrovate casualmente 32 anni fa nel mar Ionio, è stata presieduta da Giuliano Volpe, ordinario di archeologia all’Università di Foggia, e composta da Simonetta Bonomi, soprintendente per i beni archeologici della Calabria, Gisella Capponi, direttrice dell’Istituto Superiore per la conservazione e il restauro, Gerardo De Canio, responsabile del laboratorio dell’unità tecnica “Tecnologia dei materiali” dell’Enea, Stefano De Caro, direttore dell’Iccrom, Daniele Malfitata, direttore dell’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Cnr, e Bruno Zanardi, associato di teoria e tecnica del restauro presso l’Università di Urbino.