A Bettola, paese natale e dove vive l’ex segretario, Pier Luigi Bersani, le tessere del Pd sono passate da 40 a 0 in meno di un anno. “Viene deciso tutto a Roma e quindi ci chiediamo: il circolo a cosa serve?”. E’ l’amaro commento di Marcellina Anselmi, ex coordinatrice del circolo del Pd di Bettola, alla notizia che gli iscritti sono spariti. “Non ci sono gli elementi di discussione, per cui abbiamo deciso di sciogliere il consiglio direttivo dando le dimissioni – ha continuato Anselmi – c’era stanchezza e abbiamo deciso di metterci da parte. E di conseguenza gli iscritti sono andati di pari passo, fino ad azzerarsi”. L’anno scorso si potevano ancora registrare 40 iscritti, comprendendo i vicini comuni di Farini d’Olmo e di Ferriere, mentre ora sono totalmente assenti.

L’ex coordinatrice, però, ci ha tenuto ad essere chiara: “Bersani non c’entra, forse neanche sapeva delle nostre dimissioni. E’ più dovuto al nuovo corso di Matteo Renzi, in cui tutto viene deciso a Roma, senza interpellare gli iscritti, per cui perde senso il discutere e il tesserarsi. Il leader decide tutto e gli altri si trovano senza un motivo per partecipare”.

Un calo di iscritti che, per il sindaco del paese dell’alta Valnure, Sandro Busca, non è un dramma. Anzi, nonostante sia stato eletto con una lista civica grazie al sostegno del Pd, il primo cittadino la considera una medaglia al valore: “Il Pd a Bettola prendeva il 20%, mentre con me ha preso il 42%. Per cui significa che molta gente che non votava Pd ci ha votato. A livello territoriale bisogna lasciare da parte l’appartenenza ai partiti, contano di più i programmi e le persone. Ci vantiamo di questo dato, cioè che nessuno può mettere un etichetta partitica sulla giunta di Bettola”.

I numeri nel Piacentino, comunque, fanno il paio con la fuga di tesserati a livello nazionale: 400 mila in meno. Rispetto al 2013, la base si è quindi ridotta di ben 4 volte. Erano 500mila lo scorso anno e ora circa 100mila. Tanto che lo stesso Pier Luigi Bersani si era espresso in modo molto netto: “Un partito fatto solo di elettori e non più di iscritti, non è più un partito. Lo Statuto dice che il Pd è un partito di iscritti e di elettori. Ovviamente se diventasse solo un partito di elettori diventerebbe un’altra cosa… Uno spazio politico e non un soggetto politico. Ma non siamo a questo e non finiremo lì”.

Un amore, comunque, che Bettola non ha mai ricambiato verso il suo politico più illustre. Nel febbraio 2013, infatti, la beffa era arrivata sempre dal paese montano diviso dal fiume Nure. Il suo paese gli aveva voltato le spalle e al Senato aveva fatto vincere la coalizione di centrodestra capeggiata da Berlusconi con il 41,49%. Ma se a Bettola gli iscritti si sono “estinti”, a Piacenza il partito non se la passa meglio. E’ di questi giorni per esempio, la polemica sollevata dalla minoranza del Pd sulla candidatura del segretario provinciale, Gian Luigi Molinari, alle elezioni regionali. La Direzione provinciale del Partito democratico è stata particolarmente tesa, nel discutere il ruolo del segretario insieme a Paola Gazzolo, Alessandro Ghisoni e Katia Tarasconi.

Molinari, che ha deciso di non autospendersi, ha comunque promesso di rinunciare ad uscite politiche che possano creare una disparità di trattamento con gli altri pretendenti ai probabili due posti di consigliere regionale. Una proposta, però, che non ha convinto, non solo la minoranza interna ma anche esponenti della maggioranza “renziana”. Anche perchè, hanno ricordato, il comportamento del segretario regionale del Pd Stefano Bonaccini è stato differente, cioè aveva deciso di autosospendersi durante le primarie di coalizione.

E così a commentare la fuga di tessere ci ha pensato Giorgia Buscarini, responsabile organizzativa del Pd piacentino: “Teniamo in considerazione che c’è ancora tempo per fare la tessera entro fine anno. Manca poco, è vero, però Piacenza soffre delle stesse dinamiche del nazionale. A Piacenza siamo comunque a quota mille iscritti, un dato più che dignitoso. A Bettola – ha poi concluso – siamo in una fase di ricostruzione, anche se non è stato facile, prima con il cambio di governo, poi con amministrative e regionali, organizzare il tesseramento”.