Tra pochi giorni le acque della riserva marina di Torre Guaceto diverranno nere. Perché in questo periodo migliaia di cefali si riuniscono qui per la riproduzione ammassandosi in grande quantità, lo fanno da centinaia di anni, ma oggi queste acque cristalline sono tra i pochi rifugi rimasti in un mare sempre più a rischio.

La pensano allo stesso modo aironi e garzette, nelle lunghe migrazioni autunnali sanno che nel paradiso ecologico brindisino non ci sono bracconieri e trovano cibo a sufficienza per riprendere il cammino. Questi uccelli (che veder volare è un regalo all’animo) rimangono nelle acque paludose limitrofe al Canale reale, un lungo corso d’acqua che sfocia nella riserva “integrale” (Zona A) dell’area marina protetta, una zona cioè dove non è possibile qualunque alterazione da parte dell’uomo, ed è vietato persino bagnarsi.

Si percorrono le sponde del canale inebriati dal profumo di timo e mirto ancora più intensi per la macchia bagnata, mentre dalla costa arriva il salso del mare. Siamo con il direttore della riserva Sandro Ciccolella il quale ha effettuato una serie di campionamenti dell’acqua proprio nel Canale Reale, preoccupato dal fatto che qualcosa potrebbe cambiare nell’equilibrio ambientale di Torre Guaceto: in questo corso d’acqua da qualche giorno la Regione Puglia e per essa l’Acquedotto pugliese ha deciso di scaricare i reflui (pardon la “fogna”) di Carovigno, San Vito dei Normanni e San Michele Salentino.

Certo gli scarichi verranno filtrati da un nuovo depuratore che abbatterà fortemente gli impatti, ma di scarichi si tratta, e i depuratori, specialmente quelli di casa nostra, qualche problema lo possono dare. Pagine di perizie di parte dell’Aqp (perché ne frattempo è stato avviato il solito contenzioso) dicono che le concentrazioni di scarico saranno a norma di legge, che le tabelle ministeriali saranno rispettate, ma il problema qui è un altro, si può scaricare nella zona integrale di una riserva marina?

A leggere la norma che ha istituito le aree protette si direbbe proprio di no (da qui le denunce partite dal Consorzio e la presenza alla riserva di un inviato del Ram, il nucleo delle Capitanerie di Porto a servizio del Ministero dell’Ambiente per i reati ambientali) perché non è possibile spiegare a cefali, aironi e garzette che le tabelle ministeriali, in effetti, li tutelano. Come non si può spiegare alle migliaia di visitatori di Torre Guaceto che arrivano qui da tutta Europa per la salubrità del suo ambiente che se sentono una “puzza” sospetta è pur sempre a norma di legge.

Perché la riserva in provincia di Brindisi negli anni con le buone prassi ambientali è diventata un modello a livello europeo, 2200 ettari protetti, otto chilometri di costa incontaminata, ulivi secolari, antiche varietà di pomodori (oggi tutelati da un Presidio Slow Food), un luogo dove si organizzano laboratori di educazione ambientale e piccoli pescatori combattono la pesca di frodo e rispettano la straordinaria biodiversità dell’area, pescando con piccole barche, con solo due tipi di rete a maglie grandi e in aree ben delimitate.

Quando a Bruxelles si parla di “pesca sostenibile, ecco che affiora la magica parolina: Torre Guaceto. Così virtuosa che è una delle poche aree marine protette a essere riconosciuta al livello internazionale come Area Speciale di Interesse Mediterraneo e, per le sue attività a difesa della biodiversità e delle produzioni sostenibili, tra l’altro, individuata dal Ministero dell’Ambiente come buon esempio da portare a Expo 2015.

Che ne sarà di questa reputazione che fa orgoglio alla Puglia intera quando si scoprirà che per necessità è stata indicata quale punto di scarico? Sì, perché pare che di necessità si tratti. Non è più possibile scaricare nella falda dove prima andavano i reflui di cui sopra, (si andrebbe tra l’altro, incontro a gravose sanzioni), ed è, quindi, necessario farlo altrove. Nel frattempo Ciccolella commenta i dati delle prime analisi realizzate dopo l’inizio degli scarichi “Le abbiamo effettuate in punti precisi lungo il corso del Canale Reale (nel punto di uscita dello scarico, 300mt a monte e a valle dello stesso, nel punto in cui il Canale Reale arriva a mare e un punto in mare a 25mt dallo scarico finale) risulta che la concentrazione di E. coli, azoto totale e solidi sospesi sono oltre i limiti consentiti previsti dalla legge.

E’ anche vero che siamo solo all’inizio e i dati dovrebbero migliorare con l’andamento a regime del depuratore, ma bisogna notare che i limiti di legge possono essere applicabili su tratti di mare qualunque, ma non in una riserva marina dove l’impatto deve essere zero. Abbiamo fatto un prelievo in un punto nell’area marina protetta, ben lontano dallo scarico, da utilizzare come punto bianco per caratterizzare la qualità delle acque. E le monitoreremo in continuazione. I valori riscontrati nelle aree nei pressi del Canale Reale sono di diversi ordini di grandezza maggiore rispetto a quelli registrati nel “punto bianco”.

Neppure consola che lo scarico è stato indicato come una soluzione provvisoria, sono pronti i progetti di una condotta sottomarina che dovrebbe portare i reflui sino a due miglia al largo (questa si che attenuerebbe davvero gli impatti) ma non c’è ancora. E per vederla, sempre che vada tutto bene e che la burocrazia ci faccia grazia, ci vorranno ancora un paio d’anni. Nel frattempo? Ci sono anche dei progetti per riutilizzare gran parte degli scarichi in agricoltura, anche questi non ancora operativi, ma siamo proprio sicuri che gli equilibri ambientali di Torre Guaceto rimarranno integri? Che cosa avverrà alle praterie di posidonia?

E’ molto difficile realizzare un modello di previsione anche per i biologi dell’Università del Salento i quali hanno già segnalato delle regressioni di queste piante che servono a far respirare il mare, e sicuramente scarichi fognari, aumento della torbidità e del carico organico non sono elementi positivi. Così le acque di Torre Guaceto stanno per diventare nere, ma, forse, la responsabilità non è e non sarà solo dei cefali migratori.

Ciascuno di noi può e deve fare qualcosa, chi vuole può firmare la petizione a questo link