Jobs act? Se fossi da solo, domani mi alzerei e non voterei la fiducia“. Lo afferma il senatore Pd Corradino Mineo, intervenuto questa mattina a “Coffee Break”, su La7. “Cosa direi a Renzi?” – continua – “Gli direi: ‘Lo spettacolo è finito, non sei più alla Ruota della Fortuna. I lavoratori, gli italiani e le istituzioni meritano rispetto’. Ma il problema è che non sono da solo, faccio parte di un gruppo di persone del Pd che ha dato battaglia sulla democrazia in occasione della riforma del Senato e che poi ha chiesto a Renzi di dire la verità sulla riforma del mercato del lavoro, , cosa che non sta facendo”. Mineo sottolinea che il gruppo di dissidenti del Pd non è affatto esiguo. Anzi. “Queste persone” – puntualizza – “possono negare sul Jobs Act la fiducia a Renzi nel giorno stesso in cui si riunisce a Milano il vertice con la Merkel sul lavoro. E’ una scelta pesantissima ed è questo che Renzi ci sfida a fare. Renzi ci sta sfidando a votare contro per poi poter completare la sua svolta, come temono molti. Ovvero” – prosegue – “fare il governo con Berlusconi, fare una legge elettorale che metterebbe il bavaglio a tutti quanti, per poi dire che gli irresponsabili sono i ‘nemici della speranza’”. Il parlamentare denuncia “una situazione di democrazia debole, di deriva plebiscitaria” e di “ombre pesanti sulla nostra democrazia”. E chiede: “Chi è Matteo Renzi? E’ Giulio Cesare? Magari. Giulio Cesare aveva una visione. Gli auguro naturalmente di non essere ucciso da Bruto. E’ Peron? Anche Peron ha costruito un movimento che gli è sopravvissuto, ma certamente io non mi auguro Peron per l’Italia. Non è sicuramente De Gaulle, che, quando ha liquidato il ’68, ha chiesto al popolo il giudizio con un referendum secondario. Non ha vinto e se n’è andato via da solo”