Un centinaio di manifestanti curdi ha fatto irruzione nella sede del Parlamento europeo, a Bruxelles, riuscendo a superare la sorveglianza e salendo al terzo piano dell’edificio. Gli organizzatori delle proteste chiedono solidarietà da parte dell’Unione Europea per i massacri subiti dalla popolazione del Kurdistan, in lotta contro i miliziani dell’Isis, e di poter parlare con il Presidente, Martin Schulz. Il politico tedesco ha ricevuto alcuni di loro, promettendo di discutere la questione con i leader della Nato e dell’Unione Europea. Manifestanti hanno organizzato sit-in anche all’aeroporto di Fiumicino, a Roma, e in piazza Duomo a Milano.

Il gruppo di manifestanti si è presentato davanti all’entrata dell’Europarlamento sventolando bandiere e striscioni raffiguranti il leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), Abdullah Ocalan, protestando in favore dell’indipendenza del Kurdistan e contro l’immobilismo dell’Unione Europea riguardo alla causa delle popolazioni che si stanno battendo contro lo Stato Islamico. La folla è riuscita a forzare la sicurezza e a entrare nell’edificio, anche se gli uomini di guardia sono riusciti poi a riportare la calma e a far uscire i manifestanti. Le entrate del Parlamento sono state bloccate e la sorveglianza rafforzata.

Venuti a conoscenza dell’azione dei manifestanti, i capigruppo socialista e democratico all’Europarlamento, Gianni Pittella, e  di Sinistra Unita, Gabi Zimmer, hanno espresso la loro solidarietà nei confronti della folla, sposando in pieno la causa del Kurdistan: “Sottolineo – ha detto Pittella – la nostra attenzione per la vostra lotta. Sto preparando una visita in Turchia per incontrare partiti e autorità. Vogliamo proteggere i vostri diritti e combattere contro l’Isis”. Anche Zimmer si è detta d’acordo alle proteste del popolo curdo: “Stiamo qui per dimostrare solidarietà – ha detto – e siamo dalla vostra parte. Non possiamo accettare le violenze contro il vostro popolo. L’Unione europea deve essere dalla vostra parte”.

Le manifestazioni, però, sono state organizzate anche in altre città europee. A Roma, dopo le dimostrazioni del 2 ottobre a Montecitorio, un’altra cinquantina di curdi hanno tentato di entrare dentro l’aeroporto di Fiumicino esponendo bandiere del Kurdistan e del Pkk. La sicurezza, però, è intervenuta bloccando i manifestanti. La tensione si è alzata fino a sfociare in tafferugli. Il gruppo è riuscito comunque ad accedere al terminal 3, dove ha deciso di dar vita a un sit-in, intonando cori a sostegno della resistenza di Kobane e inneggiando ad Abdullah Ocalan. I manifestanti di origine curda, per lo più provenienti da Grosseto e da Roma, espongono striscioni con su scritto “La resistenza di Kobane è la resistenza dell’umanità”, “Libertà per Kobane”, con i poliziotti che li controllavano in tenuta antisommossa. Alle 12.30 si è arrivati a un accordo con le forze dell’ordine e il gruppo ha continuato la sua protesta fuori dal terminal dell’aeroporto.

Anche a Milano un centinaio di rappresentanti della comunità curda è sceso in strada, per la precisione in piazza Duomo, per chiedere di fermare il massacro di migliaia di civili a Kobane da parte dell’Isis. Gli striscioni esposti nella piazza più importante del capoluogo lombardo chiedono alla comunità internazionale di intervenire prima che la città al confine siriano cada in mano ai miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi. “Migliaia di civili a Kobane – è scritto in un volantino – sono sotto imminente minaccia di massacro così come altre migliaia sul confine turco”.

Seicento persone hanno invaso le strade di Berlino, mentre ad Amsterdam, altri immigrati di origine curda hanno occupato il Parlamento olandese. Quando la situazione si è normalizzata, alcuni deputati hanno acconsentito di ricevere una rappresentanza di curdi della capitale olandese per spiegare loro che il governo ha già inviato sei caccia F-16 per appoggiare la coalizione in Iraq, ma che non ha il mandato per colpire lo Stato islamico in territorio siriano. A Parigi, altri manifestanti stanno protestando davanti al palazzo dell’Assemblea francese. Fidan Unlubayir, della Federazione delle associazioni curde in Francia, ha confessato di non capire “perché la Francia possa agire nel Kurdistan iracheno e non in quello siriano”. Tra le 500 e le 600 persone hanno sfilato dal consolato turco a quello statunitense a Francoforte e altre centinaia di persone hanno manifestato in altre città tedesche e in Austria. A Cipro, una protesta è stata organizzata davanti all’ambasciata Usa a Nicosia per chiedere alla comunità internazionale di fornire armi pesanti alle forze curde e per raggiungere un patto sulla cooperazione militare con il gruppo curdo Unità di protezione popolare (Ypg). La coalizione internazionale, ha detto uno dei dimostranti, deve “colpire i jihadisti con più forza”, in modo che le forze curde possano difendere la città di Kobane.