Dice il sindaco Marino che la cacciata collettiva dei 182 membri del coro e dell’Orchestra dell’Opera di Roma è “di sinistra”. A Ballarò martedì sera Massimo Giannini intervista il ministro per le riforme Maria Elena Boschi: “Io sono di sinistra. Essere di sinistra significa non essere custodi della memoria. Significa anticipare il futuro. Essere riformisti”. 

Alla fine della “infuocata” direzione del Pd (poi son rientrati tutti nei ranghi) sul Jobs act (ma come parlate?), Luca Bottura posta su Twitter una fulminante battuta: “Siamo un paese talmente arretrato che Nanni Moretti glielo aveva chiesto vent’anni fa, e D’Alema ha detto qualcosa di sinistra stasera”.

 

Intanto Openpolis, il sito che monitora l’attività dei parlamentari, c’informa che le larghe intese veleggiano alla grandissima. La comunità d’intenti di due tra le maggiori forze (al governo e all’opposizione) è altissima e la matematica ci viene in soccorso. In Senato i capigruppo di Forza Italia e Pd, Paolo Romani e Luigi Zanda, hanno una percentuale di votazioni comuni che sfiora il 91%.  Matteo Richetti (Pd) e Francesco Paolo Sisto (Fi), hanno votato allo stesso modo 1.605 volte: il voto convergente arriva all’86,4%. Il ministro Maria Elena Boschi (Pd) e l’onorevole Daniela Santanchè (Fi) hanno una concordanza di opinioni pari all’81,5%. La percentuale di votazioni uguali tra il renziano Lorenzo Guerini e l’onorevole forzista Annagrazia Calabria tocca l’87%.

Il desiderio di essere come tutti, ma proprio tutti, insieme appassionatamente. Dunque, se non bastassero gli abbracci della Boschi e Romani, sono i numeri a dirci che la questione destra e sinistra, lungi dall’essere superata nei dibattiti, è semplicemente inutile. Un confronto fatto di slogan completamente svuotati di significato, e non perché i vecchi bacucchi nipotini di Togliatti non capiscono – come dicono i giovani virgulti che hanno preso il Palazzo d’inverno – che l’articolo 18 è un totem (qualche volta è anche un tabù, dipende dal dichiarante). E pazienza se il modello industriale vincente è per i nuovi governanti la Fiat, che fa le macchine negli Usa, ha la sede legale in Olanda e pagherà le tasse a Londra, lasciando in Italia i cassintegrati.

Il dibattito sta facendo (anzi: ha già fatto) la fine ingloriosa dell’infinita e ormai superflua querelle fascismo/antifascismo. Una brutta vicenda di rimozione collettiva, invenzione e mistificazione: finita la guerra abbiamo finto di averla vinta, ognuno si è inventato un fratello o un cugino partigiano (con gli anni diventato nonno), la Resistenza è diventata l’epica salvifica e opportunista di un paese sconfitto. La guerra santa combattuta da pochi e utilizzata, dopo, da molti. Fascista è diventato un insulto generico, buono per ogni occasione, tanto abusato da essere ormai completamente svuotato di senso, banalizzato perché decontestualizzato.  

Ora siamo arrivati allo stesso punto: il dibattito è inutile perché le visioni della società – dunque i valori – dei due schieramenti sono sostanzialmente allineati. Fine delle ideologie, fine delle idee, diciamo fine anche alle finte categorie politiche. Così magari ci sentiamo anche un po’ meno presi in giro da slogan ridotti a bandierine, che non sono più il vessillo di niente. 

Ps: siccome gli artisti spesso anticipano (altro che Boschi), sarà bene ricordarsi quel che già nel ’94 cantava Gaber: “È evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra”.