Cinque commissari europei sono stati rimandati alle audizioni del Parlamento europeo. Adesso iniziano i giochi politici.

Si tratta di Miguel Arias Canete (Spagna), Jonathan Hill (Regno Unito), Tibor Navracsics (Ungheria), Pierre Moscovici (Francia) e Vera Jourova (Repubblica Ceca). I motivi sono diversi: conflitti d’interessi, incompetenza, inadeguatezza al portafogli e così via. Adesso si attendono gli ultimi due giorni di audizione, con il falco Katainen e la colomba Mogherini come piatti forte.

Alcuni di questi commissari – come lo spagnolo Canete – dovrebbero essere rispediti a casa senza esitazione vista la concretezza delle motivazioni – nel caso dello spagnolo, legami troppo stretti con l’industria petrolifera inaccettabili per il futuro Commissario responsabile per l’Energia e il Clima. Personalmente giudico anche bizzarra l’attribuzione del portafogli Cultura, politiche giovanili e cittadinanza a Navracsics, ex ministro di un governo autoritario e che con l’Europa ha avuto negli ultimi anni non pochi problemi. Ma il punto adesso non è questo.

Ad ostacolare il sacrosanto diritto degli eurodeputati di rimandare qualche commissario a casa ci pensa la politica. Sarebbe troppo facile, infatti, barrare il nome dei candidati che non vanno bene. Il fatto è che i due principali gruppi politici – socialisti e popolari – sono impegnati in un vero e proprio gioco di scacchi: se i bianchi mangiano l’alfiere nero allora i neri si mangiano il cavallo bianco. Parafrasando, a un commissario popolare bocciato deve corrispondere un socialista bocciato, e viceversa.

Prendiamo il caso di Moscovici. Perché rimandare il candidato socialista del quale si parla da mesi se non per avvertire la sinistra di non fare scherzi nell’audizione di Katainen di martedì? Oppure di non fare scherzi con i due candidati popolari Navracsics e Canete che rischiano a ragione il cartellino rosso?

Si tratta di mere speculazioni? Forse, sta di fatto che in questo risiko di poltrone, quello che rischia di succedere è che tutti i commissari siano approvati per paura di far cadere il castello di carte, oppure di assistere a un rimpasto di competenze atto a salvare capre e cavoli. E le competenze? Per queste non c’è tempo, è la politica bellezza.

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