I No Tav chiedono le dimissioni del ministro Maurizio Lupi e del commissario alla Torino-Lione Mario Virano. Lo hanno fatto tramite il loro portavoce Alberto Perino durante una conferenza stampa convocata sabato mattina per dimostrare le presunte menzogne sui tempi dei cantieri italiani. Secondo il movimento l’Italia non riuscirà a concludere la sua parte della Torino-Lione entro la fine del 2015 e così rischia di perdere una grossa fetta dei fondi europei. Lo sostiene sulla base di due documenti che smentiscono quanto affermato di recente dai due rappresentanti istituzionali. Solo il 15 luglio scorso il ministro Lupi aveva affermato che al cantiere di Chiomonte “vengono rispettati i tempi”: “Oramai siamo arrivati ad uno scavo di un chilometro e cento e proprio oggi mi è stato confermato che i tempi di conclusione al 31 dicembre 2015 dell’intero tunnel saranno rispettati”. Gli faceva eco Virano all’inizio di settembre durante una visita al cantiere, quando sosteneva che gli scavi della galleria nella località Maddalena (Chiomonte) “stanno procedendo senza reali problemi ed è confermata la previsione di terminarli entro la fine del 2015”.

Adesso però i No Tav portano alla luce due documenti ufficiali che, se non verranno smentiti, rivelano piani diversi. Il primo documento è il bando di una gara d’appalto della società Lyon-Turin Ferroviaire (Ltf, responsabile del cantiere transfrontaliero) relativo al monitoraggio ambientale dello scavo della galleria a La Maddalena. In questo bando, pubblicato l’11 giugno, si prevede il raggiungimento del punto chilometrico 7+741 (cioè i 7.741 metri di scavo) nel dicembre 2016. Il secondo documento è il sito del ministero dell’Infrastrutture e dei trasporti nella parte dedicata all’andamento dei cantieri finanziati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe). Sulla pagina dedicata al cunicolo esplorativo della Maddalena si legge: “Fine lavori: Data Prevista: giugno 2017”. Siamo quindi ben oltre il limite del 31 dicembre 2015 definito dalla Commissione europea nel 2013, quando l’esecutivo dell’Ue ha preso atto dei tanti ritardi.

“Hanno impiegato anni per fare un chilometro e ora pensano di metterci un anno per farne finire”, ha aggiunto Perino. Nel comunicato il movimento aggiunge che “al ritmo attuale, Ltf non sarà che al 50 per cento dello scavo. Quindi metà dell’importo non risulterà finanziabile perché fuori tempo massimo”. La stima dei mancati introiti europei arriva a 33 milioni di euro, la metà della metà del costo massimo (circa 131 milioni). Se l’Ue tagliasse questi fondi, spetterebbe all’Italia trovarli altrove.

Intanto continua il lavoro di “lobbying” dei No Tav a livello europeo. Il 14 ottobre prossimo a Bruxelles il “Presidio Europa” del movimento, guidato da Paolo Prieri, farà incontrare gli esperti del movimento e gli eurodeputati, soprattutto quelli dei verdi, della sinistra unita europea (di cui fa parte “L’Altra Europa con Tsipras”) e del M5S. Obiettivo dell’incontro, chiamato “The Lyon-Turin Project – Stopping a devastating scheme”, è quello di scambiare informazioni così che i politici possano argomentare meglio la loro opposizione all’opera. Non è tutto: “Avvieremo due iniziative. La prima sarà fatta alla Corte dei conti europea, perché i conti di questo progetto non sono controllati – ha aggiunto Prieri – la seconda invece sarà un esposto all’Olaf, l’ufficio contro le frodi”.