Dopo il flop delle primarie, arriva per il Pd la grana dei candidati all’Assemblea Regionale. C’è il colpo di scena dalla sede bolognese di via Rivani. Raffaele Donini, capolista, si ritira dalla corsa per facilitare un accordo ampio nel partito, a poche ore dalla direzione del Pd di venerdì 3 ottobre che varerà la lista con i nomi dei candidati. Le voci di un passo indietro del segretario si erano diffuse fin dai giorni scorsi. Ora, lo stesso Donini conferma: “Così come sono stato indicato all’unanimità della direzione come capolista, ora non avrei difficoltà a ritirarmi se questo mio passo indietro fosse necessario per fare approvare all’unamità la lista. Per me – sottolinea il numero uno dei dem bolognesi – l’unità del Pd è la nostra più grande forza”.

La lista – secondo indiscrezioni arrivate dal Pd – avrebbe comunque potuto ottenere il sì di circa due terzi della direzione. Ma proprio sulla candidatura in consiglio regionale di Donini – che, secondo rumors sempre più insistenti, sarebbe comunque in predicato per la carica di assessore alla Sanità nella nuova giunta regionale, – i giorni scorsi ci sono state un po’ di tensioni, tanto da spingere il segretario a rinunciare a correre. Due giorni fa è bastato che postasse sulla sua bacheca di Facebook la locandina della presentazione della sua candidatura (domenica sera al Parco Biancolelli) per far scoppiare la polemica. Tra commenti sprezzanti (“Piuttosto vado al mare”) e sarcastici (“manco il tempo di vararla ‘sta lista pd, però capisco, dopo il trionfo delle primarie, diamoci da fare!”) è arrivata anche la bacchettata della consigliera comunale renziana Raffaella Santi Casali che ha commentato ironicamente: «Il gattino frettoloso…». In molti hanno sottolineato che, dopo il flop delle primarie, il gruppo dirigente Pd dovrebbe anzitutto interrogarsi e provare a fare uno scatto in avanti anche attraverso un arricchimento della lista per l’Assemblea legislativa. “La lista la arricchiremo e la completeremo anche dopo una attenta riflessione su ciò che è successo domenica”, aveva assicurato lo stesso Donini che aveva aggiunto: «Non vedo nulla di male nel fatto che due giorni dopo la chiusura delle liste e due mesi dopo che la direzione mi ha affidato la responsabilità di capolista con voto unanime io possa illustrare e spiegare le priorità del mio impegno per la Regione».

I nomi bolognesi della lista per il Consiglio regionale saranno resi noti nelle prossime ore in una direzione provinciale che si prevede davvero infuocata anche perché gli aspiranti consiglieri sono tanti e i seggi solo dieci. I candidati, decisi dal Pd dopo la consultazione dei circoli (ma non è l’unico criterio), sono ancora segreti ma, da indiscrezioni trapelate dal partito, si sa che la lista è già stata compilata e vedrà una preponderanza di cuperliani, l’ennesimo segno che far “cambiare verso” a una regione dove il cosiddetto “apparato” è ancora forte non è semplice. Dalla società civile, poi dovrebbe arrivare solo Fulvio De Nigris, fondatore della Casa dei risvegli, sostenuto anche dal sindaco di Bologna Virginio Merola. Per il 13 ottobre è stata convocata la direzione regionale del partito che sarà chiamata a ratificare le liste.

La composizione della lista dei candidati redatta dal Pd bolognese (salvo stravolgimenti dell’ultima ora) dovrebbe essere questa: Al posto di Donini potrebbe entrare Luigi Tosiani (suo sfidante all’ultimo congresso), cuperliano, poi Giuseppe Paruolo, già consigliere regionale e coordinatore dei renziani in Emilia Romagna; Antonio Mumolo, consigliere regionale civatiano (candidato anche ala segreteria regionale); Fulvio De Nigris; Stefano Caliandro, presidente del consiglio provinciale e cuperliano; Elena Leti, cuperliana; Simonetta Saliera, vicepresidente della Regione, cuperliana; Manuela Marsano, renziana; Mirella Manzalini, segretaria del Pd di Gaggio Montano e Loretta Lambertini, cuperliana. Secondo rumors, però, il passo indietro di una cuperliana potrebbe fare entrare in lizza Daniela Vannini, civatiana.

Rimarrebbero fuori di sicuro: Simona Lembi, presidente del Consiglio Comunale; Gabriella Montera, assessore provinciale all’Agricoltura e Marco Macciantelli, membro dell’esecutivo del Pd. Nomi di peso che certo non si rassegneranno facilmente all’esclusione. La lista, se confermata, deluderà anche chi voleva una maggiore partecipazione della società civile, visto che l’unico civico previsto è De Nigris. Nel Pd, da giorni, sulla scelta dei consiglieri infuria la polemica. Roberto Balzani ha chiesto a Stefano Bonaccini, che ha sfidato senza successo alle primarie per il presidente della Regione, che siano candidati nomi meno legati alla dirigenza del partito. D’accordo con lui Merola e l’assessore renziano Matteo Lepore. Balzani, però, non nutre molte speranze: “Bonaccini si è detto d’accordo ma secondo me il Pd non lo farà. I posti in Consiglio sono già stati contrattati prima delle primarie”.

L’ex sindaco di Forlì ha incontrato Bonaccini per discutere del programma per la Regione: “C’è stata da parte sua una disponibilità al confronto – riferisce -, ma nessuna riflessione sulla bassa affluenza alle urne per le primarie, solo su come evitare che accada anche alle regionali”. “Un incontro molto positivo – commenta Bonaccini – abbiamo avviato un confronto sul programma». E sulla partecipazione dei civici alle regionali, il candidato governatore dell’Emilia assicura che verrà posta molta attenzione. Molti, nel Pd, però, in questi giorni avevano messo le mani avanti, ricordando l’importanza della scelta dei candidati da parte dei circoli. Come Gabriella Montera: «Nelle liste bisogna includere la società civile, ma anche chi fa politica ha già un riconoscimento sul territorio, perchè questo è un valore che non si può dimenticare».

Un elemento di innovazione però ci sarà . Stasera, in direzione, verrà votato un ordine del giorno presentato da Alberto Aitini segretario dei Giovani democratici e coordinatore della segreteria nazionale dei giovani del Pd. L’odg chiederà che “i candidati eletti all’Assemblea legislativa della Regione, qualora fossero chiamati a ricoprire la carica di assessori regionali, si assumano l’impegno di dimettersi immediatamente dall’incarico di consigliere regionale”.

Nel Pd, in ogni caso, il clima non è sereno e molti pensano già al Congresso, chiesto a gran voce da Balzani che accusa: “Si farà a febbraio-marzo, a questo punto tanto vale non farlo” e che commenta così la candidatura di Donini: “In questi mesi, come Bonaccini, ha ricoperto il doppio ruolo di segretario e aspirante candidato alla Regione. E’ il segno di un rapporto malato con la politica e per questo io farò il contrario: non mi candiderò in consiglio regionale e non accetterò nessun incarico da assessore”. Al congresso si deciderà chi sarà il successore di Bonaccini nella segreteria regionale -tra i nomi papabili Paolo Calvano, capolista di Ferrara anche per il Consiglio Regionale; Paruolo e Mumolo – ma il Pd pensa anche all’erede di Donini che, se andrà in Regione, con ogni probabilità lascerà la carica di segretario. I nomi più probabili sono quelli del vice-segretario Marco Lombardo e di Stefano Caliandro. Ma la partita è appena cominciata.