Ottimi i miglioramenti nella sezione fotografica, mentre il nuovo iOS 8 alterna funzioni utilissime a qualche incertezza. Dopo qualche giorno di “prova su strada”, il nuovo smartphone Apple finisce per confermare le aspettative. Il corpo di alluminio è leggerissimo e, nonostante le polemiche dei giorni scorsi, offre una piacevole sensazione di solidità. Il passaggio dai 4” del modello precedente ai 4,7” di iPhone 6 non causa problemi di ingombro, ma offre la possibilità di visualizzare più icone per schermata (6 righe al posto di 5). L’iPhone 6 Plus, invece, si conferma per quello che sembrava a prima vista: un classico Phablet, ovvero un dispositivo a metà tra un telefono e un tablet. Le dimensioni dello schermo non sono sufficienti per renderlo un concorrente dell’iPad mini, ma portarselo dietro, almeno per chi non usa normalmente una borsa, è altrettanto impegnativo. Insomma: se si indossano abitualmente i jeans, trovare un posto per l’iPhone 6 Plus può essere un problema. A meno che non si abbia il fegato (o l’incoscienza) di infilarsi lo smartphone nella tasca posteriore.

Al di là del rischio taccheggio e dell’effetto psicologico legato agli allarmi bendgate, però, pensare di sedersi con disinvoltura su uno smartphone che costa poco meno di 1000 euro è per lo meno surreale. Nell’utilizzo lo schermo maggiorato offre notevoli vantaggi. Non tanto per il numero di icone visualizzabili in una schermata (le stesse di iPhone 6) quanto per la tastiera “estesa” e la visualizzazione della posta in stile iPad a cui si è accennato nel precedente articolo. La qualità delle immagini sullo schermo Retina HD è impressionante. L’unico rischio, forse, è quello di sovrastimare la qualità delle foto scattate, che visualizzate su un altro dispositivo fanno certo meno effetto.

Prestazioni e autonomia – Il cuore degli iPhone 6 è il nuovo chip A8 a 64 bit. Le valutazioni sulla potenza di calcolo, così come sui consumi, sono piuttosto difficili da fare: i miglioramenti, infatti, sono affiancati dall’introduzione di nuove funzioni che impegnano maggiormente il processore e aumentano i consumi. Tanto più che in un ecosistema “chiuso” come quello del melafonino, il rischio che l’hardware non sia all’altezza della situazione è decisamente basso. Meglio concentrarsi sugli aspetti che avevano suscitato più curiosità, come la gestione dei consumi. Se le dichiarazioni di Apple su un aumento dell’autonomia sono impossibili da verificare, l’impressione è che si collochi in linea con quello dei modelli precedenti (circa una giornata) anche se, come al solito, è condizionata dal tipo di funzioni utilizzate.

A facilitare il compito di chi vuole ottimizzare l’autonomia ci pensa la nuova funzione Utilizzo batteria, che mostra i consumi, espressi in termini percentuali, per ogni funzione o app. A “succhiare” più energia, però, sono sempre il Wi-Fi e il sistema di localizzazione GPS, che per impostazione predefinita si attiva davvero troppo di frequente. Meglio quindi mettere mano alle impostazioni per ridurne al minimo l’utilizzo. Nel corso della prova, è stato proprio il menu di impostazione del GPS a mostrare qualche limite di stabilità, confermando che iOS 8 è ancora piuttosto acerbo. Nessun crash eclatante, ma le modifiche in questo menu hanno provocato dei fastidiosi blocchi del sistema, mai visti nelle versioni precedenti del sistema. Incertezze di iOS a parte, il nuovo processore fa il suo lavoro in maniera egregia. Il sistema è fluido e le app, anche quelle “impegnative”, viaggiano sul velluto. Le novità, dal punto di vista dell’architettura, riguardano il coprocessore M8, al quale sono demandate numerose funzioni, tra cui quella di far dialogare le varie app con la funzione Salute (nelle intenzioni di Apple, una sorta di cartella clinica digitale) e gestire alcuni aspetti in ambito fotografico.

Foto e video
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Proprio la fotografia è uno degli aspetti su cui Apple ha probabilmente lavorato di più, anche se la risoluzione della fotocamera posteriore (8 megapixel) è rimasta invariata rispetto al 5s. L’autofocus è molto migliorato e lo si nota soprattutto nei video, in cui si può “agganciare” un soggetto e mantenerlo a fuoco anche se si sposta rapidamente. Le registrazioni sono in full HD (1080P) a 60 frame per secondo. Parlando di frame, uno dei punti di forza del settore video è rappresentato dalla Moviola, ovvero la modalità di ripresa a 240 frame per secondo (su iPhone 5 erano 120) che permette di registrare filmati e visualizzarli al rallenty con una notevole fluidità. Meglio tenere presente, però, che il quadruplicamento del frame rate si ripercuote sulle dimensioni del video: un video di 10 secondi di una scena statica a 60 FPS ha occupato 20 MB in memoria, mentre uno con la stessa durata e lo stesso soggetto in modalità Moviola ha “bruciato” 47 MB.

Per quanto riguarda le foto, occorre distinguere tra i modelli 6 e 6Plus. Entrambi utilizzano un sistema di stabilizzazione (anche per i video) decisamente efficace, ma mentre quello di iPhone 6 è digitale, quello del Plus agisce a livello ottico, come accade nelle fotocamere reflex. Il suo contributo si nota in particolare quando si scatta in condizioni di luce scarsa. In pratica, per ridurre l’effetto “mosso” dovuto ai maggiori tempi di esposizione, iPhone 6 Plus utilizza i dati rilevati da accelerometro e giroscopio per muovere di conseguenza l’obiettivo e compensare così il movimento della mano durante lo scatto. Complice la mania dei selfie, Apple ha sottoposto a un deciso miglioramento la fotocamera frontale. Ora la videocamera FaceTime integra un obiettivo con maggiore apertura di diaframma (f/2.2) rispetto al precedente da f/2.4. È stato introdotta anche la funzione di scatto continuo: basta tenere premuto il pulsante per scattare 10 foto al secondo e cogliere così il selfie perfetto. Per fortuna, una volta scelta la posa preferita, le altre immagini vengono cancellate, evitando così che i più vanesi si ritrovino a corto di spazio per i successivi scatti.

Il nuovo iOS 8 su iPhone 6 – Sotto il profilo della facilità d’uso, iOS 8 conferma quanto di buono si è visto al momento del lancio, con nuove funzioni che rendono più fluide le operazioni. In alcuni casi, però, le innovazioni possono risultare poco digeribili. Nell’email, per esempio, è possibile aprire un menu per contrassegnare o archiviare il messaggio direttamente dall’elenco, facendolo scorrere lievemente verso sinistra. Una scorciatoia piuttosto pratica, ma se il gesto viene eseguito con eccessivo entusiasmo e lo scorrimento supera un certo limite, il messaggio viene cancellato. Promossa a pieni voti, invece, la possibilità di attivare un avviso per una risposta via email che si sta aspettando. Oltre a essere il classico “uovo di Colombo” in un ambito in cui non ci si aspetta nuove trovate, è anche un antidoto per la sindrome da consultazione compulsiva dell’email che affligge molti possessori di smartphone. Ma i miglioramenti più apprezzabili riguardano la gestione dei contatti. Nella sezione messaggi è ora possibile scorrere tutti gli allegati inviati da un contatto senza dover scartabellare tra i vari sms, mentre la versione “potenziata” dei Dettagli consente di affibbiare un “non disturbare” per mettere il silenziatore agli scocciatori.

Da Siri a Touch ID – Le funzioni più suggestive di iPhone rimangono il sistema di comando vocale Siri e il (quasi) nuovo rilevamento dell’impronta digitale che può sostituire il classico PIN di accesso. Siri è in grado ora di riconoscere le canzoni che “sente” attraverso il microfono, e lo fa con una disinvoltura impressionante. Sono bastati 4 secondi per riconoscere un brano che non è esattamente un “tormentone” come Jean-Pierre di Marcus Miller, per lo più in una versione dal vivo e facendogli ascoltare solo un pezzo di assolo. Farà la felicità di molti utenti, ma è probabile che i concorrenti di Shazam, come Soundhound, ne siano molto meno contenti. Il sistema di rilevamento delle impronte, invece, si può usare adesso anche per confermare gli acquisti in iTunes e Apple Store. Un’ottima notizia per chi utilizza password complesse, un po’ meno per chi è affetto da una forte compulsione agli acquisti online.

Per questa prova è stato utilizzato un dispositivo fornito in comodato dalla Apple