Continua a cadere la popolarità di Marina Silva, dopo l’exploit delle scorse settimane: la popolare leader ambientalista evangelica, candidata del Partito socialista (Psb, progressista) alle presidenziali brasiliane di domenica prossima, sta precipitando nei sondaggi. Mentre recupera nettamente terreno l’attuale capo di Stato, Dilma Rousseff – meno carismatica, ma più esperta e sorretta da un robusto apparato di potere – che mira alla rielezione per il Partito del lavoratori (Pt, di sinistra).

Secondo Datafolha, Dilma ottiene il 40% delle intenzioni di voto, contro il 24% della Silva. Marina, secondo il sondaggio, si trova per la prima volta in una situazione di “pareggio tecnico” (il sondaggio ha un margine di errore del 2%) con Aecio Neves, candidato del Partito socialdemocratico brasiliano (Psdb, conservatore), che ottiene il 21%. Alla simulazione del secondo turno, Dilma vince su Marina 48% a 41%. Identico il risultato in caso di ballottaggio con Aecio: la presidente ottiene il 48% e lo sfidante il 41%.

Sembra dunque aver funzionato l’aggressiva campagna messa in moto dallo staff di Dilma per contrastare l’inatteso exploit di Marina. Tra le accuse che sono state rivolte alla paladina dell’Amazzonia – molte delle quali senza fondamento, secondo vari osservatori – quella di voler abbandonare i programmi sociali per i più bisognosi (come il Bolsa Familia), o di minacciare l’economia verde-oro riducendo la produzione di petrolio nelle aree cosiddette “pre-sale” sul fondale marino.

Grazie anche a un discutibile meccanismo di propaganda obbligatoria a reti unificate, basato sulla rappresentanza parlamentare di ogni coalizione, Dilma ha a disposizione quasi 12 minuti per esporre le sue idee contro i meno di due di Marina. Il che fornisce ulteriori armi ai suoi strateghi del marketing per attaccare su più fronti la principale avversaria. Una mossa che evidentemente ha iniziato a fare effetto sull’elettorato, in particolare quello costituito dagli indecisi, un gruppo significativo (pari a circa il 20% dei votanti) capace di ribaltare il risultato delle urne.

Candidata per caso al posto di Eduardo Campos, morto tragicamente il 13 agosto in un incidente aereo, Silva – che nel ticket di Campos era inizialmente la vice – nelle settimane successive alla repentina entrata in scena nella corsa presidenziale si era spinta fino al 34% dei consensi, minacciando Rousseff persino al primo turno. Ma ora inizia a pagare il prezzo di una popolarità cresciuta forse anche sull’onda dell’emozione: con l’incognita di difficili alleanze parlamentari e un programma di governo ancora indefinito, Marina appare inoltre potenzialmente minata per questioni di principio.

L’appartenenza al credo evangelico la colloca per esempio in una posizione difficile nel campo dei diritti civili: pur essendosi formata politicamente a sinistra, Silva ha infatti più volte dichiarato di essere contraria all’aborto e al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Atteggiamenti in contrasto con il verbo ‘politically correct’ del mondo liberal che da ultimo ha fatto desistere dal sostenerla anche Mark Ruffalo, interprete americano di Hulk, il quale avrebbe dovuto girare un video in suo favore: “Non posso appoggiarla, ho saputo che è contro le nozze gay”, ha sentenziato l’attore sul suo blog.