“Ho l’audacia di credere che tutte le persone dovrebbero avere almeno tre pasti al giorno per il proprio corpo, istruzione e cultura per la propria mente e dignità ed uguaglianza per il proprio spirito”. Con queste semplici e toccanti parole, nel 1964 il Reverendo Martin Luther King accettava il Premio Nobel per la Pace. L’entusiasmo, la gioia del mondo nel festeggiare con lui questo riconoscimento sembravano spingere il buio della segregazione razziale americana un po’ più in là. Improvvisamente come sembravano lontane le discriminazioni che gli afroamericani erano costretti a sopportare ogni giorno! E come vera, per la prima volta dal 1776, risuonava la frase della Dichiarazione d’Indipendenza per cui “tutti gli uomini sono uguali”!

Sono passati 50 anni da quei momenti: 50 anni dal fiume di persone che si riversarono nell’esplanade di Washington per ascoltare Martin Luther King e il suo sogno; 50 anni da quando Bob Dylan e Joan Baez cantavano inni alla libertà e all’uguaglianza. 50 anni dalla storica firma del “Civil Rights Act” che poneva fine, almeno formalmente, alla discriminazione razziale negli Stati Uniti d’America.

Certo, oggi abbiamo Barack Obama come presidente, l’avveramento della profezia di mio padre Robert che, in quegli anni, ebbe a dire che di lì a 50 anni “l’America avrebbe avuto un Presidente nero”. Ma è stato proprio il Presidente Obama che, parlando lo scorso 28 settembre dei tristi fatti di Ferguson al Congressional Black Caucus –composto da deputati afroamericani e davanti anche ai genitori di Michael Brown (il giovane disarmato ucciso a Ferguson, in Missouri) – ha spronato tutti noi affinché continuiamo a batterci contro il razzismo perché ”Troppi giovani di colore – ha detto Obama – si sentono giudicati in base a stereotipi che alimentano la paura, il risentimento la mancanza di speranza”. 

“I have a dream”. Non solo per il mio Paese, ma anche per l’Italia, che è da quasi 10 anni la mia seconda casa, da quando abbiamo inaugurato qui l’unica sede al di fuori degli Stati Uniti del Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights che, attraverso il supporto alle attività dei difensori dei diritti umani in tutto il mondo, e a progetti educativi ad essi collegati, porta avanti gli ideali di mio padre. Dell’Italia amo il cibo per il corpo, la cultura per la mente e l’esempio che da sempre ci date di uguaglianza e diritti per lo spirito (per citare Martin Luther King), come quando avete abolito la pena di morte nel 1786. Ma oggi anche voi dovete battervi contro le ingiustizie e le ineguaglianze, non solo quelle portate – drammaticamente ma naturalmente – dalla crisi economica, ma anche da quelle che si riaffacciano più o meno visibilmente sotto forma di razzismo. Seguo con apprensione gli sbarchi dei migranti sulle vostre coste, e non posso fare a meno di pensare alla storia della mia famiglia che alcuni secoli fa approdò sulle coste statunitensi dall’Irlanda. Queste persone cercano una possibilità di essere “uguali alle altre”.

Il Robert F. Kennedy Center cerca di costruire una società migliore e, se ce la faremo, i nostri figli vivranno in un mondo diverso, più equo. Ecco perché, soprattutto qui in Italia, parliamo di diritti umani attraverso l’arte e la scuola. Perché l’arte è gioia, è purezza, è libertà.

Abbiamo quindi deciso di celebrare il Civil Rights Movement con una mostra fotografica dal titolo “Freedom Fighters. I Kennedy e la battaglia per I diritti civili” che sarà ospitata al Palazzo Reale di Milano fino al 12 ottobre e che ripercorre le tappe più importanti di quegli anni così intensi.

Ma non solo: abbiamo chiesto a 51 artisti di realizzare delle opere d’arte che rappresentano per loro quell’ “I have a dream” di kinghiana memoria. Queste opere (cibo per la mente) verranno allestite a Palazzo Reale dall’8 al 10 ottobre e  battute all’asta venerdì 10 ottobre durante una serata che coinvolgerà anche importanti chef, che realizzeranno opere culinarie (cibo per il corpo). I proventi verranno destinati ai nostri progetti educativi (cibo per la mente) che vengono adottati nelle scuole italiane per costruire una società più equa (cibo per lo spirito). Sono convinta che le battaglie non si possano combattere da soli, che i grandi cambiamenti avvengano attraverso l’unione di tanti spiriti, cervelli, esperienze, sensibilità. Credo che nessuno di noi debba mai, neanche per un attimo, sentirsi solo. L’arte deve unire e non dividere. E attraverso la bellezza dell’arte potremo migliorare il mondo.