Ho fatto un sogno.

Matteo Renzi, con la giacca di pelle, la camicia bianca, una spilletta con un gufo barrato e un’altra con la scritta “professoroni? No, grazie”, i capelli rossicci come Davide Mengacci, che stravince le elezioni a capo di un nuovo movimento politico che va da Maria Elena Boschi a Gabriella Carlucci, dai giovani turchi a Tiziano Treu.

Il partito di Renzi ha preso il 68 per cento dei voti, in un estenuante contest elettorale di mi piace su Facebook, e nella piazza dei festeggiamenti, un gigantesco outlet commerciale disegnato da uno scenografo di Italia 1 arrivato vicino alla Laurea in Architettura, denominato Italia 2, tutti ballano e cantano “Maracaibo”.

Il Matteo nazionale annuncia qualche nome della futura squadra generazionale di governo, che avrà il gravoso compito di dar corpo al piano dei 100 mila giorni: Andrea Pezzi, Pierluigi Diaco, i Modà, Pif, Giorgio Mastrota, Klaus Davi, due cloni giovani di Francesco Rutelli e Sergio Marchionne stampati in 3D e tutta una serie di fashion blogger laureate. Il leader grida “D’accordo?”, e il pubblico risponde “D’accordo!”.

La cerimonia è mandata in diretta su Real Time Governo. Tra gli ospiti che salgono entusiasti sul palco, Mara Venier, Marta Marzotto, il principe Giovannelli, Enzo Miccio, Alfonso Signorini, Sandy Marton e Paolo Del Debbio.

E ogni mattina nelle scuole italiane si intona, all’entrata e all’uscita, l’inno del “D’accordo?”.

E una volta alla settimana vengono operate simulazioni di rottamazione e di ruspe che asfaltano e spianano in caso di golpe della vecchia nomenklatura rossa. E sono banditi cattivi pensieri e retropensieri attraverso l’istituzione di una psico-polizia dell’ottimismo online, armata di poke ammonitori, disponibile anche in formato app.

Perché bisogna cambiarlo questo Paese, e in profondità, partendo dalle sue patologie più urgenti: la riforma del Senato, l’abolizione dell’art.18, il rilancio dell’istruzione, delle sale giochi e delle discoteche e l’abbassamento del costo della pizza.

Il tempo stringe: 100 mila giorni, e poi tutto, finalmente, cambierà. D’accordo?