Diritto fondamentale al lavoro e accesso al welfare per tutti”. Lo ha ribadito con forza Papa Francesco, incontrando la plenaria del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace. Parole che arrivano dopo il duro attacco del numero due della Conferenza episcopale italiana, monsignor Nunzio Galantino, al premier Matteo Renzi e ai sindacati che per il presule “sull’articolo 18 devono guardare oltre, altrimenti lo scontro farà morti”. Ma l’intervento del Papa è destinato anche ad alimentare il dibattito politico italiano mentre al Senato è il corso la discussione sul “Jobs act”, il disegno di legge delega sul lavoro sul quale il governo Renzi non intende mettere la fiducia. Per Bergoglio, “lo Stato di diritto sociale non va smantellato e in particolare il diritto fondamentale al lavoro. Questo non può essere considerato una variabile dipendente dai mercati finanziari e monetari. Esso è un bene fondamentale rispetto alla dignità, alla formazione di una famiglia, alla realizzazione del bene comune e della pace”.

Così come “l’istruzione e il lavoro, l’accesso al welfare per tutti sono elementi chiave sia per lo sviluppo e la giusta distribuzione dei beni, sia per il raggiungimento della giustizia sociale, sia per appartenere alla società e partecipare liberamente e responsabilmente alla vita politica, intesa come gestione della res publica”. La posizione di Papa Francesco è chiara: “Visioni che pretendono di aumentare la redditività, a costo della restrizione del mercato del lavoro che crea nuovi esclusi, non sono conformi a una economia a servizio dell’uomo e del bene comune, a una democrazia inclusiva e partecipativa”. Il tema del lavoro è da sempre al centro del pontificato di Bergoglio che ha ribadito più volte che senza di esso “l’uomo non ha più la dignità”.

Nel suo discorso Francesco ha puntato il dito anche contro l’odierno sistema economico dove “lo sfruttamento dello squilibrio internazionale nei costi del lavoro fa leva su miliardi di persone che vivono con meno di due dollari al giorno”. Per il Papa “un tale squilibrio non solo non rispetta la dignità di coloro che alimentano la manodopera a basso prezzo, ma distrugge fonti di lavoro in quelle regioni in cui esso è maggiormente tutelato. Si pone qui il problema di creare meccanismi di tutela dei diritti del lavoro, nonché dell’ambiente, in presenza di una crescente ideologia consumistica, che non mostra responsabilità nei confronti delle città e del creato”. Bergoglio è consapevole che la crescita delle diseguaglianze e delle povertà “mettono a rischio la democrazia inclusiva e partecipativa, la quale presuppone sempre un’economia e un mercato che non escludono e che siano equi. Si tratta, allora, di vincere le cause strutturali delle diseguaglianze e della povertà”.

Come da lui già indicato nel documento programmatico del suo pontificato, l’esortazione apostolica “Evangelii gaudium, i tre strumenti fondamentali per l’inclusione sociale dei più bisognosi sono l’istruzione, l’accesso all’assistenza sanitaria e il lavoro per tutti. Francesco non sottovaluta nemmeno i “pericoli della globalizzazione” quando essa non è orientata al bene dei popoli”. Per il Papa, infatti, se da una parte essa ha accresciuto notevolmente la ricchezza aggregata dell’insieme e di parecchi singoli Stati, dall’altra ha anche inasprito i divari tra i vari gruppi sociali, creando diseguaglianze e nuove povertà negli stessi Paesi considerati più ricchi”. Bergoglio ha sottolineato anche che un altro problema sorge dai “perduranti squilibri tra settori economici, tra remunerazioni, tra banche commerciali e banche di speculazione, tra istituzioni e problemi globali”. Per il Papa è dunque “necessario tenere viva la preoccupazione per i poveri e la giustizia sociale. Essa esige, da una parte profonde riforme che prevedano la ridistribuzione della ricchezza prodotta e l’universalizzazione di mercati liberi a servizio delle famiglie, dall’altra la ridistribuzione della sovranità, sia sul piano nazionale sia sul piano sovranazionale”. E, infine, l’invito di Francesco è a far cessare tutte le guerre per consentire al mondo “di superare fanatismi pericolosi, conflitti per il possesso delle risorse, migrazioni dalle dimensioni bibliche, le piaghe perduranti della fame e della povertà, la tratta di persone, ingiustizie e disparità sociali ed economiche, squilibri nell’accesso dei beni collettivi”.

Twitter: @FrancescoGrana