Don Ciotti“Non è la prima volta che minacciano di attentare alla mia vita, ma non sono solo, qui non c’è solo Don Luigi Ciotti, c’è un noi”. Un fiume in piena di speranza, passione e orgoglio come sempre dal resto: così Don Luigi Ciotti all’incontro con la stampa estera rispondeva alle domande dei giornalisti. “I mafiosi hanno sostituito il Padre con il Padrino, si sentono scelti da Dio ma così non è. Riina dice che io lo volevo incontrare in carcere, questo è falso. E’ stata la sua signora a chiedere un colloquio e io l’avrei incontrato solo con l’accordo di magistrati competenti e alla luce del sole.”

Secondo Don Ciotti una delle armi della mafia è rovinare le persone sul piano morale, ma questo non lo spaventa, l’ha da sempre messo in conto. Confiscare i beni confiscati alle mafie è l’unica strada percorribile. Quei beni non son altro che il frutto del potere e della violenza dei boss. Ed è proprio lì che bisogna andare a colpirli. Ma la politica deve fare la sua parte. E’ necessario che la politica riveda la normativa sulla confisca dei beni alle mafie per renderla più veloce ed incisiva. L’obiettivo è quello di confiscare e restituire in tempi brevi i beni alla collettività: i boss non temono la giustizia finché trovano appoggio nella cosiddetta zona grigia. Quello che invece li terrorizza è perdere il possesso dei propri beni, frutto di violenze, sangue e soprusi.  

La vera minaccia non sono quindi le parole di Totò Riina o degli altri mafiosi ma il fatto che non si fanno le politiche giuste. Abbiamo un disperato bisogno di leggi che aiutino le persone a vivere e sperare, leggi che diano un futuro alle nuove generazioni. Come diceva Dalla Chiesa, la mafia verrà sconfitta solo quando lo Stato darà come diritto ciò che le mafie danno come favore.

Per don Ciotti è fondamentale inoltre un richiamo alla responsabilità di ognuno di noi perché le mafie le troviamo ovunque, in ogni ambiente e strato sociale, come fatto culturale che sopravvive come modalità di pensiero. Ognuno nel suo intimo, nel suo quotidiano, deve invece contribuire a fare la propria parte. Affinché non si ripetano più le manifestazioni di solidarietà – come è avvenuto pochi giorni fa a Brescello, piccolo paese in provincia di Reggio Emilia –  di una parte della cittadinanza ad un sindaco che ha definito il condannato per mafia Grande Aracri “gentile ed educato”.

Una bella notizia, Don Luigi la dà con il sorriso: in questi giorni verrà inaugurata nella provincia di Trapani una cooperativa realizzata su terreni confiscati al boss Matteo Messina Denaro dedicata a Rita Atria. “Ovunque sia Messina Denaro – ha concluso – non sarà certo contento.”