Finalmente sono arrivate: le enormi statue cinesi che assedieranno la nuova sede della Banca Popolare di Cividale; e le bacchettate della Banca d’Italia sulle dita dell’eterno presidente, Lorenzo Pelizzo, con sanzioni amministrative per 176 mila euro a carico dei vertici della banca. Le statue sono “Metal”, 7 metri di altezza, che sarà posta a ovest. “Earth”, 3 metri e mezzo di altezza per 8 di larghezza, che starà a nord. “Fire”, 4 metri di altezza e ben 23 di lunghezza, che presidierà la rotonda a est. E “Wood”, 1 metro e mezzo d’altezza per 5 di larghezza, che sarà posta dentro la sala delle conferenze, chiamata “Conchiglia”, sospesa come una bianca astronave davanti alla nuova sede della banca progettata dall’architetto Francesco Morena in stile puffo-spaziale (è una sorta di casa dei Puffi con davanti la navicella di Star Trek).

I Fantastici Quattro sono arrivati dalla Cina, quattro immense statue a opera dell’artista Mi Qiu (che nella nostra ignoranza proprio non conosciamo). Sono costati 800mila euro, pagati dalla banca in un periodo non proprio di vacche grasse. Che si tratti di una forma innovativa e artistica di tangente, per ricompensare all’estero personaggi che cinesi non sono, lo pensano soltanto i gufi e i malpensanti. Maldicenze senza fondamento. L’arte è arte, e non ha prezzo. Ha un prezzo, invece, la cattiva gestione della Popolare di Cividale, un tempo florida banca del Nord-est friulano. Lo ha stabilito la Banca d’Italia, al termine di una lunga ispezione. In totale il conto da saldare è di 176 mila euro, per violazioni delle disposizioni di vigilanza prudenziale per gli istituti di credito in materia di organizzazione, governo societario e prassi delle remunerazioni. In sostanza, Bankitalia rimprovera ai vertici della banca friulana di aver “assecondato le politiche di indiscriminato sviluppo dimensionale perseguite, in assenza di adeguati contrappesi, dall’ex direttore generale Luciano Di Bernardo, trascurando la definizione di interventi di potenziamento organizzativo idonei ad assicurare la prudente gestione del credito e l’adeguato presidio dei rischi di liquidità, operativi e reputazionali”.

Insomma, il presidente Pelizzo e i membri del consiglio d’amministrazione e del collegio sindacale non hanno vigilato sulla gestione dell’istituto di credito. Non solo: a Pelizzo era stata assegnata, dopo 43 anni di presidenza ininterrotta (è più longevo di Fidel Castro e di Kim il Sung), una buonuscita di 300 mila euro. Senza coinvolgere le strutture di controllo della banca. La spiegazione fornita: era stata un’idea del direttore generale, che “non si era avvalso del supporto delle strutture interne competenti in materia”. Pelizzo ha giurato che lui non ne sapeva niente: era stato pagato – come è di moda oggi – a sua insaputa.

Bankitalia obietta che invece gli organismi della banca sono tenuti “ad adottare e riesaminare, con periodicità annuale, la politica di remunerazione e la sua corretta attuazione”. Pelizzo è stato per 43 anni il padre-padrone della Popolare di Cividale, in cui non si muoveva foglia senza il suo consenso.

Bankitalia critica anche la gestione dell’appalto per la nuova sede: non per lo stile puffo-spaziale, ma perché il progetto finale è molto diverso da quello iniziale, con un considerevole aumento dei costi a tutto beneficio dell’impresa costruttrice, la Steda spa. Il presidente e il direttore generale hanno così “esposto la banca a rilevanti rischi reputazionali”.

Ma niente paura: ora arrivano i Fantastici Quattro, 800 mila euro di arte e cultura. Che volete mai che siano i 176 mila euro di sanzioni?

Twitter: @gbarbacetto

Il Fatto Quotidiano, 2 ottobre 2014