Un fantasma si aggira per gli studi televisivi: si chiama Alessandro Sallusti e somiglia all’uomo che ricordavamo, ma non sembra più lui. È stanco e spento. Per nulla convinto di quello che dice. Per carità, gli capitava anche prima, ma la passione nel difendere posizioni improponibili era – se non proprio autentica – vibrante. Ora che si trova non più a supportare Berlusconi ma a incensare Renzi, come un Menichini qualsiasi, ne soffre. Comprensibilmente. Lo si è visto giovedì a Servizio Pubblico e lunedì a Piazzapulita. Quando gli dicono che è ormai più renziano dei renziani, non prova neanche più a difendersi: prende, incarta e porta a casa, da persona (quando vuole) intelligente e arguta qual è.

Lunedì sera, ospite di Corrado Formigli, ha implorato gli elettori di votare Forza Italia, non perché ci sia ancora qualcuno che creda in Berlusconi (neanche Sallusti arriva a tanto) ma per un imprecisato “bisogno di rendere il centrodestra abbastanza forte da condizionare Renzi e liberarlo dal ricatto dei D’Alema”. Sallusti è il primo a sapere che la realtà è esattamente opposta, sia perché D’Alema ormai non conta nulla (anzi: più attacca Renzi, più lo rafforza) e sia perché il Pd è pressoché perfettamente coincidente con il centrodestra. Berlusconi o Verdini non hanno bisogno di “condizionarlo”, perché la sintonia è totale o quasi. Siamo ben dentro i Sepolcri: “Celeste è questa corrispondenza d’amorosi sensi”.

Berlusconi è Renzi e Renzi è Berlusconi. Infiniti i punti di contatto, dal programma (legge elettorale, riforma del lavoro, non-riforma della giustizia, distruzione della Costituzione) alla tecnica elettorale (slogan, promesse, bugie, circondarsi di yesmen e vestali, insistere sul “quasi 41 percento che ci ha votato”). Sallusti è conscio che, al momento, di lui non c’è bisogno. E ne soffre.

Sempre a Piazzapulita, il sindaco di Firenze Nardella ha sostenuto che, finora, la sinistra italiana ha avuto una grande colpa: quella di essere stata troppo di sinistra. Doppio delirio, perché la sinistra questo dovrebbe fare e perché in Italia non lo ha fatto quasi mai. Mentre Nardella parlava, esponenti di Forza Italia e imprenditori ieri berlusconiani e oggi renziani ribadivano che “la rivoluzione culturale di Renzi” (stessa immagine usata nel ’94 con Berlusconi) è stata quella di appropriarsi di quasi tutto il programma del centrodestra. Ecco perché non c’è più bisogno di Berlusconi: perché ce n’è già uno più efficace e giovane di lui. I renziani fanno bene a rivendicare la capacità attrattiva che esercitano sull’elettorato altrui: il problema non è calamitare i voti degli ex berlusconiani, ma come li si calamita. Se si è disposti a copiarne il programma, ci si trova davanti al paradosso attuale: non la contrapposizione tra un centrosinistra e un centrodestra, ma la coincidenza di due centrodestra. E – come unica alternativa – un movimento di opposizione che combatte battaglie giuste ma non sa comunicare quello che fa (M5S).

Ormai i più grandi sostenitori di Renzi sono i Sallusti e i Formigoni, e c’è da capirli: Renzi, godendo dei favori di quasi tutta l’informazione italiana perché non indossa la maglia dei “cattivi” ma dei “buoni”, può ottenere tutto quello che non ha ottenuto Berlusconi. Nanni Moretti gridò che “con questa classe dirigente non vinceremo mai”: ora che ha vinto, sarebbe bello domandargli come si sente (e se ne è valsa la pena).

L’ulteriore paradosso è che questa “sinistra” più a destra della destra, al punto che ormai la Fornero in confronto pare il subcomandante Marcos, imbarazza più i berlusconiani dei piddini. I secondi, al di là di qualche bizza irrilevante civatiana, tutto ingoiano. Di contro i primi, se per certi versi godono, avvertono comunque il loro essere periferici. Il Capo è all’angolo e i sondaggi piangono: i berluscones si trovano così costretti ad accucciarsi ai piedi dei renziani, scodinzolando a comando delle Picierno. Un contrappasso spietato, che non si augura a nessuno. Gli siamo vicini.

il Fatto Quotidiano, 1 ottobre 2014