Al quindicesimo voto il Parlamento potrebbe finalmente completare la composizione della Corte Costituzionale che è monca da oltre tre mesi. Pd e Forza Italia domani, 2 ottobre dalle 9, concentreranno i loro voti nella seduta comune di Camera e Senato su Luciano Violante e Ignazio Francesco Caramazza, avvocato generale dello Stato fino al 2012. Viene così escluso, dopo un consistente numero di fumate nere, Donato Bruno. I presidenti delle Camere Piero Grasso e Laura Boldrini hanno invece rinviato la votazione per il Consiglio superiore della magistratura: il Pd ha individuato una sua candidatura, ma in mancanza di intesa (per non bruciarlo) aveva già annunciato che avrebbe presentato scheda bianca. Per il Csm si torna a votare dopo la “bocciatura” di Teresa Bene, la docente scelta dal Pd e eletta dal Parlamento: il plenum però ha detto che la professoressa non aveva i requisiti.

Caramazza è l’avvocato che ha rappresentato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel conflitto di attribuzione sollevato dal presidente della Repubblica contro la procura di Palermo sulla vicenda delle telefonate intercettate nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta trattativa Stato-Mafia. Ritenuto “un’autorità” in materia di conflitti tra poteri dello Stato, Caramazza – insieme ad altri alti magistrati – divenne famoso un paio d’anni fa quando nell’era della trasparenza per l’avvento di Mario Monti al governo si scoprì che non aveva uno stipendio ma due. A quel tempo l’allora avvocato generale dello Stato aveva una paga di 289mila euro a cui si doveva aggiungere la cosiddetta “propina” di altri 324mila euro. In più aveva un incarico extragiudiziale come membro della commissione di accesso ai documenti amministrativi.