Se il Teatro Metastasio cambia spesso le sue alte sfere dirigenziali, c’è una cosa che a Prato dura e resiste. Da dodici anni, sembra un’eternità per i continui rimpasti e mutazioni in campo teatrale nella città del tessile, tiene alta la bandiera la rassegna “Contemporanea” (dal 26 settembre al 4 ottobre; programma completo su contemporaneafestival.it) che ha la fisionomia del suo ideatore e direttore, Edoardo Donatini, uno di quelli che va a vedere gli spettacoli e non li assembla “sulla carta”, che apprezza e promuove le idee, che supporta un certo modo di fare teatro, che ha portato in Toscana pezzi internazionali di visioni d’Oltralpe, Francia, Svizzera e Belgio su tutte. In un’alternanza tra riconosciuti maestri e affermate compagnie emerse nel recente passato si innescano anche le proposte che arrivano da Parigi e dintorni, nell’utile esercizio del confronto con altri modi di usare la scena, il testo, il contesto, lo spazio.

Nel teatro di casa nostra si fa largo Katia Giuliani (katiagiuliani.it), performer e artista (la sua bottega è una casa d’arte colorata e spiazzante in San Frediano a Firenze) che ogni anno ha un posto d’onore nella griglia della rassegna: dopo averci fatto cenare con uno sconosciuto in una vetrina di un negozio con nel centro cittadino, dopo averci fatto ballare con delle maschere di animale in una casetta di legno e vetrate in una piazza, dopo averci portato in giro per un tour surreale per ammirare le pseudo bellezze dell’hinterland pratese, adesso libera catarticamente il pubblico in “Crash!” (26, 27, 28 settembre; 2, 3, 4 ottobre) istigandolo alla rottura, alla distruzione di oggetti spezzando il rapporto morboso tra l’uomo e le cose. Da molti anni in auge per il loro modo di rottura di fare teatro, frontalmente ed interagendo molto con il pubblico con estrema ironia ed abbeverandosi a testi di drammaturgia britannica, L’Accademia degli Artefatti del regista Fabrizio Arcuri (direttore della rassegna “Short Theatre” a Roma, ex direttore del Teatro della Tosse di Genova e codirettore con Mario Martone del festival “Prospettive” di Torino) ha intrapreso da tempo la trasposizione della serie dei monologhi ideati dal drammaturgo inglese Tim Crouch dedicati alle figure “minori” nelle opere shakespeariane. A Prato saranno sul palco “Io, Calibano” (il 30 settembre), figura storpia de “La Tempesta”, e “Io, Cinna” (il primo ottobre), poeta all’interno delle pagine del “Giulio Cesare”.

Altro gruppo romano, provocatore e politicamente scorretto, allievi ed emuli del “clown cattivo” catalano Leo Bassi, i Tony Clifton Circus (tonycliftoncircus.com) metteranno il pubblico sulle sedie a rotelle inviandoli per la città per portare a compimento la “Missione Roosevelt” (3, 4 ottobre), alla ricerca di segni, indizi, dettagli in una grande caccia al tesoro dove a vincere sarà la nuova prospettiva, e nuovi occhi, con la quale dopo questa esperienza ogni spettatore guarderà il mondo. Ancora Italia, ma stavolta provenienti dal Veneto, i Babilonia Teatri (babiloniateatri.it) indagano la figura di Cristo nella loro novità “Jesus” (il 2 ottobre). La loro recitazione è battagliera, pasionaria, arrabbiata, dura, la loro scrittura non fa sconti, è aggressiva e pungente, non chiede scusa né permesso.

Tra gli ospiti internazionali, ancora Shakesperare che non smette mai di essere pusher di continue intuizioni, “Please, continue (Hamlet)” (il 28 settembre) del duo svizzero spagnolo Duyvendak & Bernat ci porta dentro un vero e proprio processo dove sarà il pubblico-giudice popolare a doversi esprimere sulla condanna o salvezza dell’eccellente imputato letterario. Platea ancora protagonista nella frattura tra finzione e realtà, tra palcoscenico e poltroncine, in “We are stille watching” (il 30 settembre) ideato da Ivana Muller: ogni spettatore si cucirà addosso un ruolo all’interno di un testo nella massima espressione dell’interattività, dello scambio, del gioco, del divertimento, del “play” anglosassone che raggruppa tutti questi significati. Il teatro, questo teatro, quello utile, quello che serve, quello attivo, ha necessariamente bisogno di un pubblico che non entri in sala per starsene al buio, al caldo, al sicuro nell’ombra. Libertà è partecipazione, anche, e sempre più, a teatro.

Prato