Tasso di disoccupazione stabile rispetto a luglio, ma in calo rispetto allo stesso mese del 2013, mentre l’inflazione annuale a settembre è stimata allo 0,3%, in discesa rispetto ad agosto quando era dello 0,4%. Un nuovo segno meno, rilevato da Eurostat, che accende ulteriormente i riflettori in vista del meeting della Bce in agenda giovedì 2 ottobre. E così Draghi potrebbe indicare nuove misure contro il rischio deflazione. In Italia, inoltre, i prezzi al consumo ad agosto sono scesi dello 0,1% su anno, scrive l’Ocse, spiegando che si tratta del primo calo annuale dal 1959.

Secondo l’Ufficio statistico dell’Ue, che traccia il profilo dell’Europa su posti di lavoro e livello dei prezzi, l’Eurozona registra ad agosto una percentuale di disoccupati all’11,5%. Nessun incremento rispetto al mese precedente ma il dato è in diminuzione se paragonato al 12% dello stesso mese del 2013. Allargando lo sguardo all’Europa a 28, nell’insieme il tasso è rimasto lo stesso di luglio, con l’attuale 10,1%, leggermente sotto al 10,2% del mese scorso. 

Più o meno stessa dinamica per la disoccupazione giovanile nell’Eurozona, al 23,3%, a luglio era al 23,2%. Nell’Ue è invece leggermente più bassa, al 21,6%. Con il 44,2% l’Italia resta terza, tra le peggiori, dopo Spagna, 53,7%, e Grecia con il 51,5%. Fra gli Stati membri i livelli più bassi di disoccupazione sono stati registrati in Austria (4,7%) e Germania (4,9%). Nelle previsioni Eurostat anche il tasso annuo di inflazione nell’area euro, che a settembre si attesta allo 0,3%, in calo dallo 0,4% di agosto. Fra le componenti del dato i servizi registrano il tasso più elevato (+1,1%, in calo dal +1,3%), seguiti da cibo, alcol e tabacchi (+0,2% da -0,3% di agosto), beni industriali non legati all’energia (+0,1%, in calo dal +0,3% del mese precedente), mentre l’energia segna -2,4% dal -2% di agosto.

Istat, inflazione in calo dello 0,3% rispetto ad agosto
Nel mese di settembre 2014, secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,3% rispetto al mese precedente e dello 0,1% nei confronti di settembre 2013 (lo stesso valore rilevato ad agosto).

L’Istat, nell’ultimo bollettino sui prezzi al consumo, precisa ancora che la stabilità della flessione su base annua dell’indice generale è principalmente dovuta al fatto che l’accentuarsi della riduzione tendenziale dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (-2,8%, da -1,2% di agosto) è bilanciata dalla riduzione dell’ampiezza del calo dei prezzi degli alimentari non lavorati (-0,9%, da -1,8% del mese precedente); le altre tipologie di prodotto confermano sostanzialmente gli andamenti tendenziali di agosto.

Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’”inflazione di fondo” è stabile a +0,5%; al netto dei soli beni energetici, scende a +0,3% (da +0,4% di agosto). Il ribasso mensile dell’indice generale è da ascrivere principalmente al sensibile calo dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-4,8%) – su cui incidono fattori di natura stagionale – e, in misura più contenuta, alla diminuzione congiunturale dei prezzi degli energetici non regolamentati (-0,6%). L’inflazione acquisita per il 2014 scende allo 0,3% dallo 0,4% di agosto.

Rispetto a settembre 2013 – prosegue l’Istat – i prezzi dei beni diminuiscono dello 0,6% (lo stesso valore registrato il mese precedente) e il tasso di crescita dei prezzi dei servizi resta stabile allo 0,6%. Pertanto, rispetto ad agosto 2014, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni non varia. Nel dettaglio i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,1% su base mensile e fanno registrare un tasso tendenziale nullo (da -0,2% di agosto).

I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto risultano stabili in termini sia congiunturali sia tendenziali (il tasso di crescita su base annua era +0,2% nel mese precedente). Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) aumenta dell’1,8% su base mensile e diminuisce dello 0,2% su base annua (lo stesso valore di agosto). L’aumento congiunturale è in larga parte dovuto alla fine dei saldi estivi, di cui l’indice Nic non tiente conto.