Per evitare “consolidamento di posizioni” o “controllo eccessivo” dei singoli in determinati ambiti bisognerebbe porre “un limite massimo di uno o due rinnovi” per gli incarichi dei manager pubblici. Lo afferma il commissario alla spending review Carlo Cottarelli in audizione in commissione Affari costituzionali del Senato sul ddl di riforma della Pubblica amministrazione. “Avere una rotazione effettiva – sottolinea – è un principio fondamentale del buon management”. Nella delega di riforma della pubblica amministrazione, spiega Cottarelli, “si prevede una durata triennale dei dirigenti, rinnovabili senza limite; credo che debba essere posto un tetto di uno o massimo due rinnovi”, pari a 9 anni. “Ci vuole rotazione effettiva, ci deve essere un limite al numero di volte in cui l’incarico viene rinnovato”, ribadisce Cottarelli. 

Intanto è arrivato il via libera dell’Ufficio di presidenza della Camera alla riforma del sistema retributivo del personale in servizio a Montecitorio. Il piano, che introduce il tetto massimo a 240mila euro e sottotetti retributivi per tutte le categorie è stato approvato con 13 sì, 5 astenuti (3 M5S, 1Lega e 1 SC) e 2 non partecipanti al voto (1 Fi e 1 Fdi). In particolare, si sono astenuti i tre componenti dell’Ufficio di presidenza Paola Carinelli del M5S, Davide Caparini della Lega e Stefano Dambruoso di Scelta Civica. A non partecipare al voto sono stati Simone Baldelli di Forza Italia e Edmondo Cirielli di Fratelli d’Italia.

I sindacati dei lavoratori di Montecitorio, che oggi sono stati uditi dall’Ufficio di presidenza, hanno contestato la decisione. “E’ falso – hanno spiegato – dire che non ci sentiamo in dovere di fare la nostra parte. La possibilità di discutere le nostre proposte ci è stata completamente negata, come quella di avanzare controproposte. Risulta incomprensibile – spiegano i sindacalisti – soprattutto la ragione per la quale si vorrebbe negare un trattamento analogo a quello applicato ai dipendenti del Quirinale (tetto di 240mila euro e contributi straordinari) il cui recepimento è stato pure richiesto dalla stragrande maggioranza delle organizzazioni sindacali”. Per questo, i sindacati hanno chiesto “un ripensamento che coniughi la comune esigenza di rigore con la necessità di preservare l’efficienza dell’amministrazione della Camera e il rispetto dell’Ordinamento giuridico vigente”.

Dambruoso spiega così la sua astensione: “La decisione assunta oggi dall’Ufficio di presidenza della Camera sulle retribuzioni dei dipendenti dell’amministrazione, per cui non ho votato a favore, non soddisfa quella richiesta forte proveniente dagli elettori che vogliono l’eliminazione degli sperperi economici consumatisi nei Palazzi del potere romano in questi anni”. Secondo il questore di Montecitorio “quel che è uscito dalla porta, invece, è rientrato dalla finestra. In che modo? Considerando il tetto alle remunerazioni al netto dei contributi previdenziali e delle indennità di funzione, e con l’introduzione di un incentivo di produttività per i dipendenti che abbiano superato il tetto retributivo”.