Alla scuola Fontanelle del Rione Sanità di Napoli non funzionano i bagni. Alle primarie di Fuorigrotta il problema sono i muri: manca l’intonaco e nelle intercapedini crescono nidi d’api e calabroni. Non va meglio nel Lazio. All’Istituto comprensivo di Tivoli pochi giorni fa è crollata una parte del soffitto di una palestra: sono rimaste ferite sei insegnanti e il sindaco ha ordinato la chiusura urgente dell’edificio. Il problema è che gli interventi per quanto utili in molti casi si risolvono in “toppe e palliativi”, come denuncia il rappresentante dell’Umbria dell’Associazione italiana genitori. E così l’Italia che torna a scuola fa i conti con la realtà. E il piano d’intervento del presidente del Consiglio Matteo Renzi rischia di essere un illusione per molti.

L’8 settembre 2014 (qui la prima e la seconda puntata) è iniziato il viaggio de ilfattoquotidiano.it tra i banchi e le lavagne grazie alle segnalazioni dei lettori e dei nostri collaboratori (raccontate le vostre storie sulla pagina Facebook “La mia scuola è”). Dove e come sono stati spesi i soldi del governo? Vogliamo scoprirlo e monitorarlo insieme a voi. Il giorno della fiducia in Parlamento Renzi aveva promesso che alla scuola sarebbero andati 3,5 miliardi di euro. Che sono diventati 2,2 miliardi per l’anno corrente con l’aggiornamento di fine maggio. E che si sono ridotti a 550 milioni entro la fine del 2014 (a cui aggiungere i fondi provenienti dallo sblocco del patto di stabilità). Il piano del presidente del Consiglio si divide in tre parti: “scuole belle”, ovvero lavori di semplice manutenzione iniziati a fine luglio (150 milioni di euro per 7mila 700 strutture); “scuole sicure”, la messa in sicurezza degli edifici che partirà dal 2015 (400 milioni di euro per 2400 interventi); infine “scuole nuove”, la costruzione di nuove strutture (400 cantieri per 122 milioni di euro che arriveranno dallo sblocco del patto di stabilità e non prima del 2015). Ecco nel dettaglio cosa è stato fatto e cosa no nelle regioni d’Italia. 

CAMPANIA
“Siamo partiti subito, abbiamo già tinteggiato tutta la parte interna dell’edificio”. A parlare è la professoressa Giuseppina Ciccarelli, dirigente della scuola elementare “Marcheselle” di Villaricca, in provincia di Napoli. E’ una delle poche realtà che ha già ricevuto e speso buona parte delle migliaia di euro arrivate dal governo. Il contratto per l’acquisto di servizi con il ministero è stato firmato già a fine luglio, e pochi giorni dopo gli LSU della Manital, l’azienda cui sono affidati i lavori di ordinaria manutenzione della Provincia previsti nel programma #scuolebelle, hanno cominciato a tinteggiare aule e corridoi. Nei prossimi mesi in Campania dovranno arrivare 64 milioni di euro per l’ordinaria e la straordinaria manutenzione, oltre che per costruire nuove strutture. Ma c’è pure chi ha cominciato senza aspettare i soldi: a Caserta, al III Circolo, i lavori sono stati avviati senza che sul conto bancario della scuola fossero stati accreditati i 140mila euro promessi dal Governo. Non si è riusciti, tuttavia, a terminare le tinteggiature degli interni prima dell’inizio delle lezioni e così gli imbianchini devono aspettare che suoni la campanella e che le classi si svuotino per lavorare senza disturbare alunni e insegnanti.

Altrove però le cose non vanno altrettanto bene. Perché dove i soldi non sono previsti, i lavori non sono messi nemmeno in programma. E soprattutto, nella maggior parte dei casi, le emergenze vanno oltre il decoro. E’ il caso dell’Istituto Comprensivo “Beethoven” di Casaluce, in provincia di Caserta: con i pochi fondi ricevuti non potrà rimettere a posto gli armadi blindati, né le porte distrutte nei quattro raid subiti dalla scuola negli ultimi mesi e neppure potrà ricomprare i dodici computer portatili e gli otto pc rubati. Stesso discorso a Napoli: le lamentele dei dirigenti scolastici di tutta la città sono sempre le stesse. Nella scuola ‘Fontanelle’, al Rione Sanità, i servizi igienici non funzionano e l’impianto antincendio guasto ha causato la chiusura dell’Istituto per tutta l’estate. C’è poi la scuola primaria “Eugenio Montale”: poche settimane fa si è allagata per un guasto e i riscaldamenti funzionano poco e male. Alla scuola primaria e dell’infanzia “Dante Alighieri”, i 200mila euro di risorse destinate all’Istituto non serviranno a rimettere a norma il parco giochi nel cortile della scuola, né si potranno riparare gli infissi vecchi e danneggiati, e alla Borrelli neppure un euro potrà essere usato per riparare i bagni.

Ma il caso più eclatante è quello della “Giacomo Leopardi” di Fuorigrotta, dove tra scuola primaria e dell’infanzia dovranno arrivare quasi 180mila euro da utilizzare in buona parte, come in tutte le scuole, per ritinteggiare la struttura. Inutilmente, però, perché alle prime piogge l’acqua continuerà a infiltrarsi e a rovinare le mura interne. Il motivo? Da due anni le pareti esterne della scuola non hanno intonaci: furono “spicconate” in seguito al crollo di pezzi di cornicione. Da allora i mattoni sono a vista e il Comune, proprietario dell’immobile, non ha ancora provveduto a rimettere a posto le cose. “D’estate –spiega il dirigente Armando Sangiorgio – gli insetti fanno nidi nelle intercapedini: qualche tempo fa a causa dei calabroni abbiamo praticamente dovuto chiuderci dentro l’edificio. D’inverno invece, quando piove più spesso, l’acqua entra non solo dalle pareti laterali, ma anche dal tetto”.
Andrea Postiglione 

LAZIO
Oltre 60 milioni di euro destinati all’edilizia scolastica del Lazio per scuole più belle, più sicure e più nuove ma a quanto pare i soldi ancora non sono arrivati alla maggior parte degli istituti. Per #scuolesicure il finanziamento è di circa 22 milioni di euro, per #scuolebelle sono previsti poco meno di 40 milioni e per #scuolenuove si sfiorano i 4 milioni che però non verranno dallo Stato ma dagli enti locali, che saranno in grado di utilizzare le risorse grazie allo sblocco del patto di stabilità. “Siamo in attesa – spiegano dall’Istituto comprensivo Cirese di Rieti – dovremmo ricevere circa 190mila euro per piccole manutenzioni, imbiancature e riparazioni infissi ma i soldi preannunciati ancora non sono arrivati”. Ma ci sono anche scuole che hanno iniziato i lavori “sulla fiducia”, come l’elementare Minervini di Rieti che dovrebbe ricevere 145mila euro per #scuolebelle. “La ditta sta comunque già lavorando – racconta il direttore amministrativo – sta tinteggiando, facendo lavori di manutenzione dei giardini e piccole riparazioni. Poi se i soldi non arriveranno la ditta se la dovrà vedere con il ministero dell’Istruzione”. Alcune scuole invece hanno ricevuto solo una parte dell’importo spettante. E tra i problemi c’è anche chi critica le modalità con le quali sono stati assegnati i fondi. All’Istituto comprensivo Fiuggi di Frosinone è arrivata una piccola parte dei 102mila euro predisposti dal Governo ma “con questi soldi – spiega il direttore amministrativo – dobbiamo pagarci una ditta convenzionata con il Miur tramite la Consip, una società per azioni del ministero dell’Economia che dovrebbe razionalizzare gli acquisti nella pubblica amministrazione”. La ditta in questione si dovrebbe occupare di piccole manutenzioni e della pulizia dei locali ma “con i soldi che spendiamo per pagarla – prosegue il Dsga – potremmo fare molte cose in più se ce li lasciassero gestire in toto. Negli ultimi anni hanno decurtato il 25% dei bidelli, se avessimo l’organico di qualche anno fa non dovremmo pagare una ditta esterna imposta dal Miur e risparmieremmo molti soldi. Tra l’altro la ditta ha fatto già alcuni lavori: se non arriva presto l’intero finanziamento che ci spetta come la paghiamo?”.

Situazione critica, se non peggiore, anche per le scuole che devono ricevere ingenti finanziamenti per il progetto #scuolesicure. La scuola media Agosti di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, deve ricevere 650mila euro. “Al momento – fanno sapere dall’Istituto – è arrivata solo la comunicazione ma materialmente ancora nulla”. I finanziamenti tardano ad arrivare e i problemi per le scuole laziali e capitoline non sono pochi. Ci sono istituti dove si svolgono lezioni nei prefabbricati come al liceo Platone, in un quartiere residenziale romano, o come alla scuola media di Corcolle, periferia est di Roma. Senza dimenticare le scuole che hanno ancora strutture in amianto come la Sangallo di Ostia.

A Tivoli, comune alle porte di Roma, qualche giorno fa si è sfiorata la tragedia. Nella palestra dell’Istituto comprensivo Tivoli 1 è crollata una parte dell’intonaco e sei insegnanti sono rimaste ferite. Il sindaco ha chiesto la chiusura immediata del locale. Ma le segnalazioni critiche non sono solo in periferia. All’Istituto comprensivo Visconti, in pieno centro, manca la palestra ed i genitori sono anni che si “autotassano” per permettere ai figli di fare ginnastica in un’altra struttura. Alcune scuole romane sono in fondo alla graduatoria degli istituti peggiori nel “Rapporto sulla sicurezza, qualità, accessibilità a scuola” di Cittadinanza attiva. L’attenzione però è alta: recentemente è stato redatto anche un dossier dal comitato cittadino “Difendiamo Roma”. All’interno si raccolgono le segnalazioni di genitori e cittadini che segnalano le varie situazioni critiche: plessi fantasma terminati ma mai attivati; edifici in costruzione e mai completati; scuole lasciate “vuote” per far spazio a cantieri poi interrotti. Sono circa 60 le strutture con elementi di criticità strutturali rilevanti. Nella scuola primaria “La Giustiniana” ad esempio ci sono 5 water per 600 alunni e le condotte perdono acqua con conseguente danneggiamento dei solai. Alla scuola materna “Via Zandonai” bisogna rifare i bagni, mettere a norma le porte di sicurezza e ci sono infiltrazioni d’acqua nelle pareti vicino alla centralina della corrente elettrica.

Suona la campanella, ricomincia la scuola per bambini e ragazzi, ma nulla è cambiato dall’anno precedente – spiega Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio (gruppo misto) e membro della Commissione Lavori Pubblici -. Le strutture scolastiche romane continuano ad essere fatiscenti, in condizioni di manutenzione ordinaria carente se non assente e violando quelle che sono le normative vigenti sulla sicurezza. Ho girato il dossier redatto dal comitato cittadino agli organi preposti tra i quali, l’assessore alla scuola del Comune di Roma, il sindaco Ignazio Marino e il presidente della Regione Luca Zingaretti. Non si possono più sottovalutare i gravi problemi di sicurezza”. Una situazione confermata anche da uno studio dell’Acer (Associazione costruttori edili di Roma e provincia) e del Cresme (Centro ricerche economiche sociali di mercato per l’edilizia e il territorio). Su un totale di 1980 scuole a Roma e provincia, almeno il 40% è stato costruito prima del 1970 e 7 su 10 hanno gravi problemi strutturali. Spesso mancano laboratori, palestre, giardini, molte strutture hanno bisogno di manutenzione, il sistema di prevenzione antincendi è obsoleto; la normativa sulla prevenzione antisismica è rispettata nel 23% dei casi e va peggio in tema di certificazione energetica. Secondo il Cresme poi il 70% dei 200 istituti superiori di secondo grado non possiede i requisiti sulla sicurezza.
Luca Teolato 

UMBRIA
Gli operai sono arrivati con gli alunni il primo giorno di scuola. “Solo una parte dei lavori finanziati dal piano #scuolebelle sono già iniziati, ma vanno a rilento e non sono risolutivi. Servirebbero vere ristrutturazioni e un serio adeguamento delle strutture alle norme di legge. Invece si continua con palliativi e toppe”. La denuncia è di Maurizio Valentini, responsabile per l’Umbria dell’Associazione italiana genitori. A essere destinatari dei fondi del governo Renzi nella regione sono appena 23 plessi su 794, con importi che vanno dai 745,28 euro per un piccolo intervento di manutenzione nella scuola S. Maria in Valle di Trevi (euro 8.114,42 dovrebbero arrivare nel 2015), a 25.200 euro per la primaria “Cesare Battisti” di Terni, dove serviranno a imbiancare alcune aule e sistemare infissi e finestre. “Ci sono stati dei ritardi nell’arrivo dei fondi”, fanno sapere dall’Ufficio scolastico regionale. “Così, mentre in alcune strutture i lavori sono partiti già a luglio, come nella materna ‘Gaspare Mariotti’ di Marsciano, in altre si sono attesi i finanziamenti. Ma adesso i soldi ci sono tutti e sta alle scuole avviare le procedure per utilizzarli entro dicembre”. Infatti l’assegnazione alle ditte avviene attraverso un’integrazione al contratto che gli istituti hanno già in essere per i servizi di pulizia e piccole manutenzioni, stipulato in base alla convenzione nazionale Consip, senza quindi alcuna gara di appalto. Non in tutte le scuole aggiudicatarie però i fondi saranno usati. Due di esse, per un totale di tre plessi, la materna di S. Eraclio di Foligno e la scuola “Girasole” di Corciano, hanno rinunciato perché i lavori a cui sarebbero stati destinati erano già stati effettuati in tempi recenti dagli enti locali.

Ma se vi sono strutture che non hanno bisogno di interventi, ce ne sono altre che li hanno richiesti da tempo senza ottenerli, come la scuola elementare di Ponte Pattoli, in provincia di Perugia. “Qui la scala antincendio non è agibile – spiega una maestra -, capita che piova nelle aule e alcune finestre sono talmente malandate che, per evitare che si stacchino i vetri, devono essere tenute sigillate”. Già prima di Pasqua gli insegnanti si sono rivolti al Comune. Ma da allora non è cambiato nulla. Così, vista l’imminente riapertura, il personale sta rattoppando la situazione come possibile: ad esempio per aggiustare un gradino rotto della scala d’ingresso si è chiesto aiuto a uno dei genitori. In Umbria ad avere bisogno di manutenzione urgente, secondo il rapporto “Ecosistema scuola 2013” di Legambiente, è il 26,8 per cento delle strutture. Una percentuale alta, seppure rosea rispetto alla media nazionale che è del 37,6 per cento. Quindi a essere atteso è soprattutto il secondo capitolo del progetto di Palazzo Chigi: #scuolesicure, che nella regione coinvolge, per un totale di 6.469.957 euro, 31 edifici scolastici, 19 nella provincia di Perugia e 12 in quella di Terni. Questi fondi permetteranno di risolvere problemi come quelli dell’Itis “Lorenzo Allievi” di Terni, che da tempo chiede la possibilità di mettere in sicurezza e adeguare gli impianti dei laboratori, fondamentali per gli studenti. Una delle scuole rimaste fuori dai finanziamenti del Decreto del Fare, che hanno invece permesso quest’estate alla Provincia di Perugia, ad esempio, di sostituire il vecchio pavimento che conteneva vinil-amianto nell’Istituto “Pieralli” e nell’Itis “Alessandro Volta” di Perugia.
Gabriele Principato