Questa roba tamarra che più tamarra non si può che è scesa sul mondo gay come un calippo piovuto dal cielo, e naturalmente riconducibile a Francesca Pascale che del mitico ghiacciolo rivisitato narrò le proprietà in tempi non sospetti, rischia di ridicolizzare in maniera irreversibile l’orgoglio omosessuale (con relative rivendicazioni). Con sincero slancio pietistico, ho resistito a non rovesciarmi dal ridere quando le damigelle Battaglia (Imma) e Luxuria (Vladimir) hanno stretto la first lady calippesca in un applauso sincero e liberatorio di fronte al bacio tra due uomini. Cioè, fateci capire Battaglia e Luxuria: nel 2014 siamo ancora qui a spellarci le mani in maniera teatrale per un bacio tra due uomini, neanche fosse l’evento rivoluzionario dell’anno? Ma tornate a scuola, per favore.

Le capisco, peraltro, le signore. Controfigure di se stesse da tempo immemorabile, ritrovano slancio e nuova linfa sotto l’ombrello protettivo e interessato della fidanzatina di Silvio Berlusconi. Evidentemente in quel mondo gay (totalmente autoreferenziale) le marcature sono saltate e ci si aggrappa alla nobilissima scialuppa di salvataggio della Pascale, la quale in questo modo cerca di dare “forma e sostanza” alla sua figura pubblica, innervando di socialità e diritti civili la sua esilissima storia politica. Le une servono all’altra in una reciprocità egoistica che non porta nulla, ma proprio nulla, a una causa importante come quella omosessuale.

Semmai, la signorina Pascale trova in questo modo la sua nicchia votiva, espressione di una storia comune a tutte le donne che accompagnano la vita di un uomo politico importante, nel caso nostro Silvio Berlusconi. C’è da costruire, appunto, una condizione sociale da offrire poi all’esterno, l’idea di un’indipendenza propria, a meno di non avere già un lavoro, ma questo non sembrerebbe il caso della signora Pascale. E allora le strade non sono poi molte, c’è il volontariato, ci sono i diritti civili e poco altro per farsi identificare come un’entità socialmente produttiva e sensibile.

Solo che c’è molto di Bagaglino in quell’accrocco festoso e plastificato del Gay Village, quasi la regia di un cinico Pingitore che spinge le sue protagoniste sul palcoscenico a raccontare una nuova destra liberale attenta ai diritti di quelle che un tempo venivano chiamate, con poca sensibilità, le minoranze. La questione davvero malinconica non è che Francesca Pascale sia salita “convintamente” su questo treno, è piuttosto che signore come Battaglia e Luxuria la oppongano come una madonna pellegrina dei diritti civili.