Nonostante l’arrivo di centinaia di migranti sulle nostre coste, ogni giorno, in condizioni di viaggio impossibili, e spesso provenienti da Paesi dove sono endemiche malattie infettive o i sistemi sanitari sono disastrati, non vi è stata finora alcuna emergenza sanitaria nei Centri di accoglienza italiani, né alcun aumento di epidemie e malattie infettive per i cittadini italiani, come da più parti si temeva. La conferma arriva da uno studio dell’Istituto superiore di sanità (Iss), pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, che spiega come dal 2011 al 2013, a parte tre focolai di scabbia, subito messi sotto controllo, non vi sia stato un aumento delle epidemie in Italia.

Per far fronte all’aumento della pressione migratoria sulle nostre coste, il ministero della Salute e l’Istituto superiore di sanità, con le Regioni, hanno attivato una rete di sorveglianza presso i centri di accoglienza distribuiti sul territorio nazionale, per rilevare qualsiasi possibile emergenza sanitaria. A tal fine sono state identificate tredici sindromi (tra cui infezioni respiratorie, tubercolosi, malattie emorragiche, diarrea, meningite, influenza), su cui i centri di accoglienza ogni giorno inviano delle schede, riportando il numero di casi e la popolazione totale ospitata nei centri. Sulla base dei dati arrivati da 139 centri di accoglienza di 13 regioni dal 2011 al 2013, i migranti ‘sotto sorveglianza’ sanitaria sono stati ogni giorno oltre 5.300: principalmente persone tra i 25 e 44 anni (40 per cento), adolescenti e giovani tra i 15 e 24 anni (38 per cento), bambini (11 per cento), e over-45 (9 per cento). Complessivamente i casi di malattie registrati sono stati 7314, e le più frequenti sono state infezioni respiratorie (49 per cento), della pelle (25 per cento) e diarrea acquosa (22 per cento).

Nessun caso di botulismo, sepsi, malattie emorragiche e morti inspiegabili. “Non vi sono stati, sostanzialmente, grandi allarmi sanitari ed epidemie tra i migranti arrivati in Italia – spiega a ilfattoquotidiano.it Silvia Declich, epidemiologa dell’Iss e una degli autori del rapporto – Sebbene il sistema abbia registrato diverse allerte e allarmi statistici, da un punto di vista epidemiologico non sono mai state confermate emergenze sanitarie, tranne i tre focolai di scabbia”. In due anni di sorveglianza, gli allerta (che scattano quando aumenta il numero di casi di una sindrome ndr) sono stati 260, principalmente per infezioni della pelle da parassita, diarrea, infezioni respiratorie: di questi, solo 20 sono stati qualificati come allarmi (quando si ha un allerta per almeno due giorni consecutivi), poi attenuatisi nel giro di 24-72 ore e non confermati, per infezioni respiratorie, infezioni cutanee, diarrea, sospetta tubercolosi e diarrea con sangue.

”Ciò conferma – commenta lo studio – che il flusso migratorio non è associato ad un maggior rischio di trasmissione di malattie infettive in Italia”. Anche se, precisa Declich, “il sistema di sorveglianza non fornisce informazioni sullo stato di salute dei migranti, ma solo su eventuali emergenze nei centri di accoglienza, che possono essere collegate sia alla situazione epidemiologica dei paesi di origine, che alle difficili condizioni di viaggio. E’ però chiaro che l’assenza di focolai epidemici nei centri indica che questi sono ben gestiti dal punto di vista sanitario e questa è una condizione necessaria per evitare rischi alle popolazioni ospitanti, come la nostra”.

Adesso con l’emergenza di ebola sono tutti terrorizzati, e dalla Sicilia i medici lamentano le difficoltà a fare i test per la salute a tutti i migranti. Con queste falle, è possibile mantenere una sorveglianza efficace? “Certo – conclude Declich – La nostra sorveglianza si basa su sintomi e prevede anche la rilevazione di ‘Febbre ed emorragie che interessano almeno un organo o apparato’, che include anche ebola. Pertanto non viene messa in dubbio l’efficacia della sorveglianza. E’ anche vero che in questo caso gli interventi di controllo devono essere su vasta scala per evitare a priori l’importazione del virus nel nostro Paese. Un potenziale caso in arrivo nel nostro Paese non è certo di un migrante che arriva con i barconi via mare, perché serve un lungo viaggio dai paesi dell’Africa occidentale attualmente affetti. In Europa il rischio è quasi nullo e siamo comunque ben attrezzati. E’ importante non creare panico, altrimenti si rischia che ogni africano di ritorno dall’Africa occidentale con la febbre venga isolato e trattato tardi. E’ normale avere casi di malaria importati, ma questo sta già generando falsi allarmi”.