In un processo in corso al Tribunale di Brescia si è tornati a parlare di Monica Rizzi (nella foto), l’ex assessore allo sport in Regione Lombardia, costretta poi alla dimissioni perché ingiustamente accusata di essere l’autrice di una serie di dossier costruiti ad arte per facilitare l’elezione di Renzo Bossi, il “Trota”, al Pirellone nel 2010. Un investigatore ha raccontato in aula che un ex consigliere regionale leghista, Enio Moretti, è stato intercettato al telefono mentre diceva che sarebbe stato il caso di “fare picchiare” la compagna di partito. Suo interlocutore, un imprenditore calabrese di cui la Guardia di finanza segnala la presenza a una riunione con esponenti della ‘ndrangheta nel 2007. Le accuse alla Rizzi sono state poi archiviate, come richiesto dal Procuratore aggiunto di Brescia, Fabio Salomone, a fine 2012

Nel dibattimento che vede alla sbarra per associazione a delinquere finalizzata a frode fiscale, l’ex consigliere regionale della Lega Nord, Enio Moretti, suo fratello Renato, ed i fratelli Vincenzo e Rocco Natale, costruttori edili di origini calabresi, la cui prima udienza si è celebrata pochi giorni fa al Palagiustizia di Brescia, un luogotenente della Guardia di finanza ha riferito una frase pronunciata da Moretti, il cui telefono era sotto controllo.

“Quando il Moretti era diventato vittima di un presunto dossieraggio – ha raccontato alla Corte l’inquirente delle Fiamme gialle – da parte di un altro esponente della Lega, Monica Rizzi, Enio Moretti, come risulta da un’intercettazione datata 28 settembre 2011, in quell’occasione disse che ‘sarebbe stato opportuno farla picchiare’”. A questo punto il Pubblico ministero, Paolo Savio, ha interrotto il militare della Guardia di finanza, visto che in aula non si posso leggere testualmente le intercettazioni perché già agli atti, ma ha spiegato meglio il senso di quelle parole: “Moretti – ha detto Savio – pensa a una certa reazione nei confronti di questa attività di dossieraggio”. “Servendosi dei fratelli Natale” aggiunge il luogotenente.

Insomma, per l’allora presunta sua attività, o meglio per quello che stava uscendo sui giornali, la Rizzi non era vista certo di buon occhio da alcuni suoi colleghi. C’è da dire però che le presunte parole dell’ex consigliere regionale non hanno avuto seguito alcuno, in più sono state citate in un procedimento che nulla ha a che fare con la vicenda dei dossier della Rizzi e le difese degli imputati lo hanno più volte sottolineato. Hanno inoltre stigmatizzato con forza la linea seguita dall’accusa, che ha occupato gran parte dell’udienza a fare l’elenco delle “cattive amicizie” frequentate da Moretti e con le quali era in affari.

“È per spiegare da dove sono partite le indagini delle Fiamme gialle” ha risposto il Pubblico ministero, lasciando poi di nuovo la parola al luogotenente che ha continuato a citare nomi e cognomi di persone “in odore di mafia” ha detto, gravitanti attorno alla figura dell’ex consigliere regionale. Durante l’udienza, infatti, sono state citate diverse società intestate a prestanome che, a indagini più approfondite, sono risultati essere dei pregiudicati o avere conoscenze pericolose.

Enio Moretti non è mai stato toccato – e non lo è nemmeno ora – per reati di mafia né tantomeno per associazione mafiosa. Forse non aveva idea con chi si “accompagnava” e faceva affari. È stato però una personalità molto nota nella Lega nord, sino ad assumere incarichi direttivi all’interno del partito anche a livello nazionale, almeno sino al 2009. Ha ricoperto poi il ruolo di capo ufficio dello staff dell’ex sindaco di Chiari, il senatore della Lega, nella passata legislatura, Sandro Mazzatorta. Alle elezioni regionali del 2010 il Carroccio ha preferito però non ricandidare Moretti.

Nemmeno Vincenzo Natale ha mai subito condanne per mafia né risulta indagato per questo motivo. Per la Guardia di finanza è però degno di nota segnalare che lo stesso “abbia partecipato, nel novembre del 2007, ad una riunione che si è tenuta a Orzinuovi, località della bassa bresciana, alla quale erano presenti personaggi di assoluta ‘rilevanza criminale’, come dice la Direzione distrettuale antimafia di Brescia; tra i quali i esponenti della famiglia Piromalli e Condello, nonché Francesco Scullino originario di Oppido Mamertina (Reggio Calabria) di recente arrestato dalla Dda di Brescia nell’abito dell’operazione antimafia ‘Cometa’ ”.

Che ci faceva Vincenzo Natale, prestanome di Enio Moretti, tra quella gente? E che cosa voleva dire esattamente l’ex consigliere regionale con quelle minacce rivolte alle Rizzi? Sarà probabilmente la Procura bresciana a rispondere a questa domanda e magari, nel corso delle prossime udienze del processo, la difesa degli imputati chiarirà meglio la posizione degli stessi. Nel frattempo, tutta questa vicenda di falsi dossier e amicizie compromettenti, sembra definire il quadro del cattivo sangue che scorreva in certi ambienti leghisti oramai destinati al declino. Come scrive il Procuratore aggiunto di Brescia Salomone, nella sua richiesta di archiviazione: “Tutta la vicenda, e in particolare, il coinvolgimento dell’allora assessore regionale Monica Rizzi, sembra essere riconducibile, più che altro, a dissidi e ‘lotte’ tra correnti opposte interne al partito della Lega Nord”.