Per sempre Alfredo”. Sarà un’etichetta con queste parole, cucita sulla maglia della nazionale italiana di ciclismo, a ricordare Alfredo Martini. Lo storico ct è scomparso il 25 agosto ma l’assenza dell’ultimo grande vecchio del ciclismo italiano si sente. Gli azzurri lo porteranno su quella maglia che Martini ha sempre adorato. Il suo nome è appuntato sul lato destro perché sopra il cuore c’è la bandiera tricolore ma Alfredo Martini, per il ciclismo intero, era una bandiera.

Basta un dato per far capire quanto manchi a tutto il movimento che sta vivendo il primo mondiale senza di lui. Non è la solita frase sentimentale, è storia perché il primo campionato del mondo di ciclismo per professionisti si tenne nel 1927 in Germania e a quel tempo, Alfredo era un bambino di sei anni che avrà sicuramente gioito della vittoria di Binda. Quel bimbo nato a Calenzano, il 18 febbraio del 1921 ricevette in regalo dal babbo la prima bicicletta a otto anni, e con essa salì subito alla Croci di Calenzano, per vedere passare Binda in una tappa del Giro. Il campione di Cittiglio, Alfredo come lui, fu il suo primo allenatore da dilettante e che poi lo chiamò a vestire la maglia azzurra al fianco di Coppi e Bartali. Martini è la maglia azzurra si fonderanno per sempre nel 1975 quando diventò il commissario tecnico. Fu il selezionatore fino al 1997 ma la sua figura è sempre stata al fianco dei suoi successori, l’indimenticato Franco Ballerini e poi Paolo Bettini fino a Davide Cassani. Sì, anche Cassani, l’attuale ct è un “figlio” vero del grande vecchio con il quale ha vissuto un’ultima grande emozione che ha raccontato così: “Finisce il Tour, la corsa più importante al mondo e questo atto finale lo voglio vedere da Alfredo Martini perché intendo immergermi totalmente nella saggezza del timoniere della nazionale di ciclismo fino all’ultima stilla. Siamo seduti in poltrona uno di fianco all’altro, lui pacato come sempre ma con gli occhi che trasmettono un velo di fatica, di affanno, di silenziosa sofferenza, io tarantolato dentro, fintamente sereno con un cenno di emozione fuori. Guardo la televisione, parlo poco. E’ difficile parlare quando sei con Alfredo Martini, hai sempre paura di dire qualche stupidaggine e poi sono a casa sua per imparare e non per dare fiato ad emozioni fin troppo evidenti”.

Davide Cassani racconta con sincera emozione quel giorno speciale a casa di un maestro che lo ha guidato in tanti Mondiali quando era corridore e ora con l’entusiasmo di un bimbo fonde gioia e profondo rispetto. 

“Sento la mano di Alfredo che stringe la mia. E’ il momento più bello, quello che fa dire a Martini: “La vittoria di Nibali va oltre l’impresa sportiva, è l’affermazione del migliore. E’ la voce di un’altra Italia, diversa da quella che si vocifera, di un paese che noi sappiamo esistere in un certo modo attraverso questo modello che abbiamo visto lottare quotidianamente fino alla vittoria ”. Le sue parole, la sua stretta di mano mi regalano un’emozione fortissima, una partecipazione totale, una ricchezza che diventano un luogo dell’anima. Ho visto tutto con il cuore, troppo deboli gli occhi per resistere a certi momenti cosi intensi. Luccicano. Alfredo è stanco. Il suo sguardo me lo conferma ma lo sento vicino, vorrebbe dirmi tante cose ma la sua stanchezza ha il sopravvento. E’ la sua mano che mi parla. Prende la mia, la stringe. Mi guarda, mentre alla televisione il primo piano di Nibali impera sul podio dei campi Elisi. Si innalza la bandiera italiana, sale l’inno di Mameli, si emoziona Vincenzo e con lui tutti noi.

E domani? Solo adesso mi sovviene che sono, oltre che un italiano ed un tifoso, anche il commissario tecnico della nazionale…Martini mi guarda, lo guardo, non abbiamo più niente per gioire, abbiamo già toccato il cielo. Adesso aspettiamo domani”. Il tifoso Cassani ha già lasciato spazio al ct meticoloso, che cura percorsi, allenamenti e guarda negli occhi e nel cuore i suoi azzurri ma il suo sguardo passa velocemente da sinistra a destra, e su quella maglia da sogno spicca qualcosa che suona come un incitamento per domenica “Per sempre Alfredo”.