Se odori, vocalizzi o cinguettii sono i tratti distintivi che nel mondo animale permettono di riconoscere un individuo dall’altro, gli esseri umani fanno invece affidamento sulle caratteristiche del viso per distinguere i loro simili. Il nostro volto, secondo uno studio dell’Università della California di Berkeley pubblicato su Nature Communications, si sarebbe infatti sviluppato nel tempo proprio per essere unico e facilmente riconoscibile.

Per giungere a questa conclusione gli scienziati statunitensi sono partiti dallo studio della grandissima variabilità dei connotati del viso negli esseri umani, peculiarità non presente in altri animali. “Analizzando le caratteristiche corporee prese dal database militare dell’esercito statunitense abbiamo scoperto che i tratti del viso cambiano da un individuo all’altro molto di più di altri, come ad esempio la lunghezza della mano”, ha spiegato Michael J. Sheehan, autore dello studio. Inoltre, ogni connotato del volto è indipendente dagli altri, al contrario della maggior parte delle altre misure del nostro corpo. “Tipicamente chi ha gambe lunghe ha anche braccia lunghe”, ha continuato il ricercatore. “Ma non è detto che chi ha gli occhi molto grandi abbia anche necessariamente un naso più grande. Così ci siamo chiesti se la distanza tra gli occhi o la lunghezza del naso cambiassero per caso o se ci fosse un vantaggio evoluzionistico nell’essere tutti così diversi uno dall’altro”.

Per rispondere alla domanda, gli scienziati hanno analizzato il problema anche dal punto di vista genetico, prima osservando il genoma degli oltre 1000 individui che hanno partecipato al 1000 Genome project (ricerca internazionale che dal 2008 tenta di “catalogare” i geni umani) e poi confrontandolo quello degli uomini di Neanderthal, recentemente sequenziato. I ricercatori hanno scoperto che alla varietà di tratti esterni, in particolare nel triangolo compreso tra occhi bocca e naso, corrisponde una variabilità genetica maggiore nelle regioni del genoma che si riferiscono alle caratteristiche facciali. “Questa variabilità nei geni e nei volti era presente già oltre 40 mila anni fa”, ha aggiunto Sheenan. “E questo è segno che il fatto che non assomigliamo mai troppo ai nostri simili è un vantaggio a livello evoluzionistico”.

L’articolo studio su Nature

di Laura Berardi

Dal Fatto Quotidiano del 22 settembre 2014