Per il momento nulla di fatto. Pare che il bel castello di Venaria non abbia sortito l’effetto desiderato da Dario Franceschini, almeno per quanto concerne le aliquote Iva per gli e-book. Tutto rinviato al 25 novembre al vertice che si terrà a Bruxelles. Sul sito del Ministero non è apparso nulla e anche i vari quotidiani o testate specializzate hanno semplicemente ribadito che i ministri ritengono opportuno che ci sia un’azione comune per abbassare l’Iva sui libri digitali.

L’unica dichiarazione “ufficiale” è quella di 22 ore fa di Dario Franceschini su Twitter e su Facebook:

 

Per chi si fosse perso le puntate precedenti vale la pena ricordare che l’Europa aveva scaricato la decisione relativa all’Iva sugli e-book ai governi degli Stati membri e il nostro Franceschini aveva dichiarato in più occasioni di voler abbassare l’aliquota Iva degli e-book al 4% o al 10%. Questo tema, aveva precisato il ministro, sarebbe stato affrontato durante il semestre di presidenza italiana in Europa. Il semestre italiano si concluderà il prossimo 31 dicembre, quindi non rimane molto tempo per trovare una soluzione. Scorrendo il programma dell’incontro tenutosi a Venaria non si vede mai comparire la parola e-book ma immaginiamo che in una delle sessioni o tra una riunione e l’altra i 28 ministri abbiano trovato il modo di confrontarsi sulla tassazione del libro digitale.

Che l’Iva al 22% sia un orpello non lo sostengono solo gli operatori del settore e l’Associazione degli Editori: recentemente a favore dell’abbassamento dell’aliquota sugli e-book è intervenuto anche il deputato di Forza Italia Antonio Palmieri. Ed è altrettanto evidente la necessità di trovare una soluzione condivisa da tutti gli Stati per evitare quello che oggi accade con tassazioni differenti, ovvero che ogni Stato applica l’aliquota che preferisce e che alcuni operatori sono penalizzati e altri avvantaggiati.

Purtroppo pare che i ministri, pur condividendo l’idea della riduzione, non sono ancora riusciti a trovare un accordo sul tasso da applicare. Nel frattempo a noi non rimane che continuare ad acquistare gli e-book tassati al 22% e sperare che arrivi l’idea luminosa in grado di far considerare i libri digitali come i loro fratelli cartacei.