È un verdetto che sta facendo discutere quello della Cassazione che, motivando l’annullamento di una condanna, stabilisce che è possibile una riduzione di pena per gli imputati per stupro con il riconoscimento di una specifica attenuante: è cioè quella di aver commesso un fatto “di minore gravità”

Gli ermellini della III sezione penale hanno accolto il ricorso di un 48enne veneto condannato per maltrattamenti in famiglia e per violenza sessuale ai danni della moglie. L’imputato ha chiesto le attenuanti perché gli abusi avvenivano solo quando era ubriaco. Tesi alla quale si è opposto con forza dal procuratore generale Pietro Gaeta che ha sollecitato l’inammissibilità dell’istanza. 

La Corte d’appello di Venezia, il 7 ottobre 2013, invece aveva rigettato la richiesta della difesa dell’uomo di uno sconto di pena sostenendo “che in ogni caso la consumazione di una violenza carnale completa, al di là delle condizioni soggettive nelle quali versi l’autore, resta un fatto non ascrivibile fra le violenze sessuali di minore gravità”. La tesi dell’imputato, accolta dalla Suprema corte, è stata di porre l’attenzione su “la qualità dell’atto compiuto (quando era ubriaco, ndr) più che la quantità di violenza fisica esercitata”. Ci sarà quindi un nuovo esame in appello del processo poiché, scrive la Cassazione, “è mancata, quanto alle caratteristiche del fatto, un’analisi complessiva dello stesso in particolare con riferimento alla valutazione delle ripercussioni delle condotte, anche sul piano psichico, sulla vittima essendosi i giudici di appello limitati a descrivere il fatto contestato -per stessa definizione normativa -, di violenza, senza tuttavia analizzarne, come necessario, gli effetti“.

“Stiamo sminuendo l’importanza di un delitto così efferato come lo stupro che sembra quasi un’istigazione a delinquere. E questo avviene in un momento particolarmente grave e violento per le donne, dove quasi ogni giorno c’è una donna uccisa” dice Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono Rosa. Sottolineando di non conoscere la sentenza nel dettaglio, la presidente dell’associazione che si occupa dei diritti e della tutela delle donne violentate, afferma: “La cosa più preoccupante è che c’è un disinteresse completo da parte della politica verso la violenza alle donne. Invito – sottolinea – tutte le associazioni a parlare e denunciare questa situazione perché nel silenzio si moltiplicano i delitti peggiori”. E sentenze di questo tipo, “sembrano invogliare la società ad essere più violenta. Dovrebbe farci riflettere – prosegue – anche il fatto negli ultimi tempi che l’omicidio di una donna raccoglie sui giornali appena un trafiletto e poi nient’altro. Davvero la donna è sempre più un oggetto e di questo si parla sempre di meno. È molto grave e pericoloso”.

Anche l’avvocato e deputato Giulia Bongiorno critica il verdetto: “Mi sembra estremamente difficile immaginare un caso di violenza sessuale con penetrazione che possa essere poco grave”. Una sentenza che dice di non comprendere e “di non condividere”. “Mi sembra che voglia derubricare il reato: che, insomma, si vada nella direzione di voler ridimensionare la violenza sessuale in sé”. Un orientamento incomprensibile e non condivisibile: “Davvero più grave di così, di uno stupro completo, che cosa vogliamo?” Comprensibile invece per l’avvocato – impegnato anche nel volontariato in favore di un’associazione per i diritti delle donne che subiscono stalking e violenza – concedere l’attenuante in certi casi nei quali la violenza c’è stata ma non è arrivata alla penetrazione. In questi casi – osserva Bongiorno con l’Ansa – “ha senso, allora, diminuire la pena”. Ma non è proprio questo il caso. Bongiorno ricorda tuttavia che “non è la prima volta” che la Cassazione “si esprime in questa direzione. Ci sono però orientamenti che vanno in un senso o nell’altro”.