Chi di tappo ferisce…

Posizionati i tappi sul campo di gioco, e partita la gara, i destini di velocisti e di bomber, di fuoriclasse e bidoni, di giovani, giovanissimi o anziani, sono tutti riposti nell’abilità delle loro dita di bicellare. Il verbo è un derivato di bicellata, un genovesismo, e fa riferimento al colpo effettuato con «l’indice o il medio in opposizione al pollice o con il pollice in opposizione all’indice o al medio». Si può “bicellare” colpendo alla base i calciatorini del Subbuteo, oppure una bella biglia colorata. La “bicellata” diventa schicchera a Roma (e altrove), schicca nelle Marche, santillo in Campania, biscotto (o biscottino), buffetto o nocchino in Toscana, cricco o cicco, puffetto o cicchetto in Emilia-Romagna e così via. Il colpo di dita, se ben assestato, può cambiare repentinamente le sorti di un incontro. 

Spartani sì, ma non sempre semplici 

Se le regole del calciotappo sono abbastanza intuitive, e ricalcano più o meno quelle del Subbuteo, è assai più complicata la vita dei “ciclotappisti”, che vengono informati della lunghezza, della larghezza e delle difficoltà del percorso da affrontare (tra salite e discese, ponti e sopraelevazioni, ecc.) solo il giorno stesso della gara.

Vince, com’è ovvio, il ciclotappista che taglia per primo il traguardo. L’ordine d’arrivo, secondo il regolamento ufficiale, è stabilito sulla base della «successione dei passaggi dei tappi sulla linea di arrivo; perché sia considerato valido l’arrivo deve essere regolare il tiro, ossia il […] tappo deve fermarsi sul percorso, completamente oltre la linea d’arrivo; oltrepassando il traguardo, il tappo viene posto dall’arbitro nella classifica di gara. Ai fini della classifica finale, nel caso in cui un tappo, prima di oltrepassare la linea d’arrivo, urti un altro tappo ancora in gara, facendo oltrepassare anche a quest’ultimo il traguardo, verrà comunque classificato davanti al tappo urtato».

Un po’ di storia

ciclo-tappo-GiocabolarioBen venga l’agonismo, con le tattiche, le tecniche e le strategie di gioco, ma i veri protagonisti rimangono pur sempre i tappi, più precisamente i tappi a corona. Brevettati nel 1885 dall’americano William Painter, hanno fatto ingresso in Italia nel secondo dopoguerra. Il loro uso ludico è stato favorito dall’immissione sul mercato di alcune bibite; al punto che quello coi tappi veniva un tempo chiamato anche gioco dei sinalcoli, dal nome di una bevanda analcolica tedesca, a base di frutta (Sinalco, dal lat. sine alcohole ‘senza alcol’), tuttora in commercio.

Sinalco (Emilia-Romagna; a Parma resiste sinalcolo) viene chiamato talora, ancora oggi – altri nomi: lattina, nel Lazio; scudlìn, in Piemonte; tollino o scatulìn, in Lombardia; ecc. –, ciascuno dei tappi utilizzati per giocare a ciclotappo, a calciotappo e calcettotappo, oppure a tappobiliardo (o biliardotappo): si prendono da 3 a 7 tappi; si dispongono su un tavolo in modo tale che formino un triangolo; si “spacca” con una matita, una penna o un altro oggetto appuntito;  si cerca di portare i propri tappi all’interno di un cerchio, preventivamente disegnato sul campo di gioco (vince chi riesce a “imbucare” per primo tutti i suoi surrogati di palle da biliardo). Tutti giochi di una volta, come i tanti che da anni, a Milano, l’Accademia del gioco dimenticato (via Procaccini 4) prova a sottrarre all’oblio: nel 2000 il fondatore dell’associazione, Giorgi F. Reali, ha promosso a questo fine addirittura un referendum (“I cento giochi da salvare per il nuovo millennio”).

Per equipaggiarsi di tutto punto

Dar vita al proprio “giocatore” è una vera e propria arte. Per prima cosa bisogna scegliere per bene i tappi, che non devono essere deformati né nella circonferenza (le bottoglie vanno aperte lentamente, facendole ruotare) né alla base, per non  comprometterne l’aderenza. Procurato il tappo bisogna reperire l’immagine del ciclista o del calciatore (o dell’automobilista, dell’attore, del personaggio dei fumetti…) da inserire al suo interno, e quindi ritagliarla. La preparazione dell’atleta potrà eventualmente prevedere, per incollare l’effigie al tappo, l’aggiunta di cera di candela o altro materiale fissante (stucco, plastilina, pongo, ecc.). Ma attenzione agli anabolizzanti: l’antidoping è dietro l’angolo.