Esposti, contro esposti e querele. La contesa per accaparrarsi i viaggiatori arrivati in aeroporto e trasportarli via bus in centro città ha lasciato la strada. E si è trasferita nelle procure e nei tribunali. Un pantano da cui ora è impossibile uscire, accusano i vertici di Terravision, il gruppo di transfer aeroportuale con base a Londra fondato dall’italiano Fabio Petroni, che è presente in 40 scali di otto paesi europei. In Italia Terravision opera attraverso la società Alivision Transport, 80 dipendenti in tutto, a Ciampino, Fiumicino, Pisa, Firenze e Orio al Serio, dove con la sua presenza ha portato anche i concorrenti a diminuire i prezzi dei biglietti. Poi, però, ci si sono messi gli esposti e le segnalazioni della rivale Sit su presunte irregolarità e le azioni della procura di Roma. Perché le prime indagini avviate nel 2005 portassero nel 2013 alle richieste di rinvio a giudizio ci sono voluti ben otto anni. E oggi che ne è passato un altro non si è ancora tenuta alcuna udienza del dibattimento, con parte dei reati fiscali contestati ormai vicini alla prescrizione o già prescritti. I soliti ritardi all’italiana che affossano la giustizia con gravi conseguenze su chi fa impresa, ma non solo: Terravision ritiene che ci siano molti aspetti oscuri e ha lanciato il contrattacco. Contro Sit, e contro i pm romani.

“Una singolare richiesta di fallimento”. Nei mesi scorsi la società ha acquistato pagine su alcuni quotidiani nazionali per dare la sua versione dei fatti e ha pubblicato sul suo sito gran parte della documentazione relativa alle vicende giudiziarie. A settembre poi sono apparsi nuovi avvisi a pagamento in cui si elencano tutte le irregolarità che, secondo Terravision, sono state compiute dai magistrati romani durante le indagini. “Una singolare richiesta di fallimento”: viene definita così una delle ultime iniziative dei pm Mario Dovinola e Paola Filippi, che a novembre 2013 hanno notificato un’istanza di fallimento ad Alivision, senza che questa versasse in stato di insolvenza, come poi ha stabilito il tribunale.

Nel fascicolo dei magistrati, che riguarda un’inchiesta parallela a quella avviata nel 2005, sono finiti alcuni esposti depositati dalla concorrente Sit, mentre la richiesta di fallimento dei pm si è basata su una perizia del commercialista e docente universitario Luciano Bologna, marito della loro ex collega Luisanna Figliolia, l’ex gip di Roma che nel 2008 fu sospesa per due mesi dall’attività di magistrato per essere rimasta coinvolta in un’inchiesta delle procura di Perugia sull’amico Vittorio Cecchi Gori. La perizia contesta l’operazione con cui Alivision nel 2009 acquistò un ramo di un’altra azienda del gruppo, Terravision Transport, una società messa in liquidazione e chiusa qualche mese dopo. L’accusa? Che l’acquisizione avesse il solo obiettivo di tenere la parte buona di Terravision Transport e buttare via il resto, compreso un presunto debito con il Fisco di 3 milioni di euro. Da qui l’ipotesi dei magistrati secondo cui tale debito avesse dovuto essere trasferito in capo ad Alivision, che non avendo i mezzi per rientrare sarebbe dovuta fallire. Ma lo scorso febbraio l’istanza di fallimento è stata respinta dal Tribunale, che ha constatato come l’eventuale esistenza del debito non fosse supportata da cartelle esattoriali: l’Agenzia delle entrate, insomma, quei soldi nemmeno li chiedeva.

La decisione del Tribunale, però, non ha posto fine all’azione dei pm, che sono andati avanti sul fronte penale, con tanto di richiesta di misure cautelari nei confronti di Petroni e di sequestro preventivo ai danni di Alivision. Richieste prima respinte dal gip, ma successivamente valutate dal tribunale del Riesame che da un lato non ha concesso l’arresto, ma dall’altro ha disposto il sequestro di un ramo d’azienda a garanzia dell’eventuale credito del Fisco. Ora toccherà alla Cassazione dire la sua sulla misura cautelare, udienza fissata per il 23 settembre. Ma il danno è fatto, sostengono i vertici dell’azienda, visto che proprio a causa del sequestro non sono ancora riusciti a far partire come previsto il nuovo servizio sulla linea Milano-Malpensa, nonostante investimenti già effettuati per 1,5 milioni di euro.

Perugia indaga sull’attività della procura di Roma. La decisione della Suprema Corte sul sequestro, in ogni caso, non sbroglierà tutti i nodi che restano da sciogliere. Su alcuni aspetti sta ora indagando la procura di Perugia che qualche mese fa si è già occupata del palazzo di giustizia romano, scoperchiando lo scandalo del tribunale fallimentare. Qui, secondo i verbali di interrogatorio dell’ex giudice Chiara Schettini, arrestata l’anno scorso con l’accusa di corruzione e peculato, “si entrava in camera di consiglio e si diceva questo si fa fallire e questo no”. Sul caso Terravision, che non è legato a quello di Schettini, i magistrati di Perugia hanno aperto un fascicolo in seguito a un esposto di Petroni, che in 39 pagine mette in fila tutti gli eventi giudiziari che dal 2005 in poi hanno colpito il suo gruppo: dalle indagini su presunti reati fiscali che in nove anni non sono ancora approdate alla fase dibattimentale, alla richiesta di fallimento di Alivision respinta dal tribunale, passando per un’altra inchiesta, quella sul fallimento di Terravision Rome Airport, società legata commercialmente al gruppo Terravision, in cui lo stesso Petroni è stato indagato per bancarotta fraudolenta. Vicenda, anche quest’ultima, che nell’esposto viene contestata per come è stata gestita dalla procura di Roma, responsabile secondo Terravision di avere rifiutato senza ragioni valide una proposta di concordato preventivo che avrebbe evitato il fallimento e di non essersi accorta che i debiti di Terravision Rome Airport sono aumentati nel periodo in cui la società era sotto il controllo del custode giudiziario nominato dai pm.

L’attività della procura di Roma – si legge nell’esposto – ha causato “un incredibile ed incalcolabile nocumento all’attività d’impresa del marchio Terravision”, mentre uno dei pm viene accusato di avere condotto un interrogatorio in calzoncini e scarpe da tennis, con la racchetta sulla scrivania. I magistrati romani, secondo quanto scrive Petroni, sono stati influenzati “dall’attività denigratoria promossa dalla società concorrente Sit” e dalla perizia firmata da Bologna, la cui nomina viene giudicata quantomeno inopportuna. Oltre all’esposto sull’attività dei pm romani, Petroni ha presentato anche una querela contro lo stesso Bologna, che deve rispondere anche in sede civile di una richiesta di risarcimento danni, e contro Enrico Fraticelli e Antonio Pazzaglia, rispettivamente titolare e legale della società concorrente Sit. La denuncia per ora ha portato all’apertura di un fascicolo, trasferito per competenza a Roma, in cui i tre sono indagati per calunnia e rivelazione di segreti inerenti a procedimenti penali.

“Libera concorrenza a rischio”. Vicenda davvero intricata. Ne sono stati informati anche alcuni membri del parlamento di Londra e l’ambasciatore britannico a Roma. Nella missiva inviata loro a giugno dai vertici di Terravision, il gruppo viene definito “vittima di una ostinata quanto dannosa attenzione da parte dell’autorità giudiziaria che si protrae dal 2005, rendendo sempre più difficoltoso l’esercizio dell’attività imprenditoriale”. Le azioni della rivale Sit vengono invece giudicate come inquadrate in “un preciso disegno volto a danneggiare gravemente le società riconducibili al gruppo Terravision, sgradito ai concorrenti nel mercato del transfer aeroportuale”. Tanto che le aziende Sit e Autostradale, legata alla prima da alcuni accordi commerciali, sono accusate di avere un obiettivo: “Eliminare dal mercato il gruppo Terravision e creare un monopolio nel settore”. Libera concorrenza messa a rischio, dunque. La stessa argomentazione utilizzata dalla Sit per giustificare le proprie iniziative: l’azienda fa sapere per voce del suo legale Francesco Bartolini Baldelli che “tutte le segnalazioni e gli esposti depositati contro le società del gruppo Terravision hanno al centro una serie di violazioni di carattere amministrativo che incidono sulla corretta operatività di tali società e che danneggiano i concorrenti che operano regolarmente sul mercato”.

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