“Siamo qui per cambiare l’Italia e non accetteremo mai di fare le foglie di fico alla vecchia guardia che a volte ritorna. O almeno ci prova”. Matteo Renzi, in una lettera pubblicata sul sito del Partito democratico e indirizzata “a tutte le iscritte e gli iscritti”, risponde alle accuse dei sindacati intorno alle proposte di modifica del mercato del lavoro e dell’articolo 18. “Chi oggi difende il sistema vigente – scrive – difende un modello di diseguaglianze dove i diritti dipendono dalla provenienza o dall’età. Noi vogliamo difendere i diritti di chi non ha diritti. Quelli di cui nessuno si è occupato fino ad oggi”.

Il presidente del Consiglio ricorda di essere stato paragonato, insieme a chi proponeva la riforma, “ai leader della destra liberista anglosassone degli anni Ottanta“. Parole pronunciate contro di lui dal leader della Cgil Susanna Camusso, che lo aveva accostato a Margaret Thatcher. Ma anche Maurizio Landini e Nichi Vendola avevano puntato il dito contro il progetto di riforma del governo. Il capo della Fiom ha infatti definito la riforma dei contratti “una presa per il culo” mentre il leader di Sel Nichi Vendola ha parlato di una “cosa da estrema destra”. Ma Renzi nella lettera difende la sua posizione e sostiene la necessità del cambiamento, nonostante all’interno del Pd ci sia chi vorrebbe tornare allo “scontro ideologico” e “riportare il Pd del 25%”. A differenza del “risultato del 25 maggio – con quello squillante 40,8%”, che “impone a tutti noi di essere all’altezza di una grande responsabilità: ridare fiducia all’Italia e agli italiani”.

“A me hanno insegnato che essere di sinistra significa combattere un’ingiustizia – prosegue nella lettera – non conservarla. Davanti a un problema c’è chi trova soluzioni provando a cambiare e chi organizza convegni lasciando le cose come sono. Anche nel nostro partito c’è chi vuole cogliere la palla al balzo per tornare agli scontri ideologici e magari riportare il Pd al 25%. Noi no”. Il premier poi aggiunge che il 29 settembre presenterà “in direzione nazionale il Jobs Act. Dobbiamo attirare nuovi investimenti, perché senza nuovi investimenti non ci saranno posti di lavoro e aumenteranno i disoccupati. Ma dobbiamo anche cambiare un sistema ingiusto che divide i cittadini in persone di serie A e di serie B e umilia i precari”.

Nella lettera il premier, oltre alla riforma del mercato del lavoro, si sofferma sui temi della scuola e del fisco. “Bloccare l’emorragia dei posti di lavoro e tornare a crescere, semplificare il fisco pagando meno (ma pagando tutti, finalmente!) e, prima di tutto, investire sull’educazione e sulla scuola: questa è la nostra sfida”. Quanto infine alla legge elettorale e alla riforma costituzionale “dovranno essere affrontate senza indugio dal Parlamento in queste settimane. Perché se la politica cambia se stessa e dà il buon esempio, poi, tutto è più semplice”.