Dal cinema alla televisione, e ritorno. Lunedì 22 settembre 2014 la prima stagione della serie tv Gomorra verrà distribuita in 200 sale cinematografiche italiane da The Space Movies e Universal Pictures a suon di tre puntate (150 minuti) a sera e per quattro lunedì consecutivi fino ad esaurimento della prima tranche di episodi. Operazione produttivamente non rischiosissima, vista la digitalizzazione delle sale, ma distributivamente innovativa: una serie tv, dopo passaggi trionfali di share e critica su una pay tv come Sky, trasloca armi e bagagli in sala.

Chi in questi tempi di crisi del grande schermo avrebbe mai pensato ad una U-Turn transmediale così improvvisa ed inedita alzi la mano. Dopo il romanzo firmato Roberto Saviano (2006) che ha venduto 10 milioni di copie in tutto il mondo (2,5 solo in Italia); la trasposizione cinematografica di Matteo Garrone (2008) – Grand Prix della Giuria al Festival di Cannes -; una versione teatrale del romanzo sempre nel 2008 concepita da Ivan Castiglione e Mario Gelardi con la collaborazione al testo dello stesso Saviano; è arrivata la serie tv coprodotta da Sky, Cattleya e Fandango che dal 6 maggio al 16 giugno 2014 ha fatto registrare per una pay-tv dati d’ascolto mai visti, picchi di share del 2,1% che hanno superato la precedente serie di Romanzo Criminale, altro libro diventato film poi serie tv ma senza (ancora) passaggio al cinema.

“Facciamo un esperimento e contemporaneamente una festa”, spiega al fattoquotidiano.it Andrea Salerno della Fandango, “da un lato proviamo a testare nuove modalità di fruizione su grande schermo con un prodotto tv che ha molto di cinematografico; dall’altro rendiamo visibile a chi non aveva Sky una serie già di culto che sta andando benissimo in mezza Europa. In qualche modo vogliamo tenere alta l’attenzione sulla nostra opera in vista della seconda serie che stiamo scrivendo e che sarà girata nel 2015 e dell’uscita in dvd della prima durante le feste di Natale 2014”.

La versione diretta dal trio Stefano Sollima, Francesca Comencini e Claudio Cupellini, approvata dallo stesso Saviano, nonostante le modifiche sostanziali rispetto al testo di partenza, mostra una storia di camorra vista attraverso gli occhi del trentenne Ciro, braccio destro del boss Pietro Savastano in guerra con il clan rivale dei Conte, ricostruendo il tessuto drammaturgico in modo meno astratto del film di Garrone, ma puntando più sulla rappresentazione dello scontro armato e delle faide familiari. La serie Gomorra proprio per questo finì al centro di polemiche ancor prima di andare in onda.

Il trailer che aveva fatto il giro della rete era stato pesantemente criticato dalle associazioni anti camorra del territorio, rappresentato come il “luogo del male”, a cui si accodarono anche le autorità del quartiere e il sindaco di Napoli. “Siamo stati i primi a dire che la serie non doveva essere realizzata – sostenne ad aprile 2014 Ciro Corona della coop (R)esistenza di Scampia – Nonostante Sky sia arrivata sul territorio a contrattare con noi, il risultato resta un obbrobrio con scene inverosimili da film di gangster. La produzione ci disse che il copione non poteva essere stravolto perché già venduto, trovammo dei compromessi sull’eliminazione di numerose canzoni neomelodiche, sull’uso di comparse filtrate dalle associazioni e sul ricorso a catering e servizi “puliti”. A nostro avviso però resta la mitizzazione del camorrista e una spettacolarizzazione della criminalità legata al territorio”. “Purtroppo, dopo sei mesi, non è cambiato nulla”, spiega Corona al fattoquotidiano.it, “la domanda che poniamo alla produzione è sempre la stessa: perché rappresentare Scampia in questo modo? Qui abbiamo lottato per cacciare la camorra e oggi tra le ‘vele’ si può passeggiare liberamente, perché non mostrare nella seconda o terza serie questo cambiamento, magari in modo astratto girando in luoghi non connotabili come Scampia?”. “Non so cosa dire, Gomorra è quella cosa lì”, risponde Salerno, “Il confronto col territorio è continuato ed è sempre attivo. La polemica però dopo la visione della serie in tv si è stemperata, l’effetto fascinazione con i criminali/attori non c’è stato, visto che compiono atti talmente turpi, peraltro veri, difficilmente emulabili”. “Capisco che le sparatorie vendano più delle operazioni di denuncia”, conclude Corona, “ma non farlo ammazza la nostra speranza per il futuro”.