Un elenco interminabile di scrittori noti, arcinoti e meno noti definiti “irreperibili” e, per questo, privati dei diritti d’autore loro spettanti a fronte delle fotocopie dei loro libri fatte nelle biblioteche e università di tutta Italia. Milioni di euro di diritti d’autore regolarmente incassati ma non distribuiti e gelosamente custoditi sui propri conti correnti affinché contribuiscano a produrre proventi finanziari a tanti zeri e, quindi, a tenere a galla i conti altrimenti destinati a segnare rosso fisso.

Sono questi i fatti alla base dell’ultimo scandalo della Siae emerso nelle scorse settimane quando è saltato fuori che il nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il celeberrimo scrittore e poeta Paulo Coelho, Andrea Camilleri, lo scrittore-magistrato Gianrico Carofiglio e il giornalista, autore di Gomorra, Roberto Saviano sono per la Siae soggetti irreperibili o, per lo meno, dei quali sarebbero irreperibili i recapiti necessari a contattarli ed ad ottenere le loro coordinate bancarie per versar loro quanto la Società italiana autori ed editori ha incassato, negli anni, nel loro interesse. E si tratta, naturalmente, solo di una manciata di esempi perché gli scrittori “irreperibili”, secondo Siae, sono decine di migliaia.

Davanti alle accuse di un’eccessiva e sospetta pigrizia del ripartire le somme incassate, naturalmente, la Siae si è difesa e, per bocca del suo Direttore Generale, ha respinto ogni contestazione, definendola pretestuosa e rivendicando di lavorare, tanto, bene e a norma di legge in materia di c.d. reprografia.

Basta però navigare nel sito del Cfc, il soggetto che in Francia raccoglie e ripartisce i diritti sulle fotocopie per rendersi conto che spiegazioni e giustificazioni della Siae non reggono e che non c’è alcun dubbio che – anche sul fronte della reprografia – la nostra Società italiana autori ed editori sia drammaticamente indietro, inefficiente ed inadeguata a garantire i diritti di autori e scrittori. E’ una conclusione che affonda le sue radici nella invincibile legge dei numeri.

Tanto per cominciare, in Francia – un mercato non molto diverso dal nostro – il Cfc ha raccolto nel 2013, a titolo di diritti di cosiddetta reprografia ovvero sulle fotocopie, oltre 30 milioni di euro mentre la nostra Siae ha superato, di misura, la modestissima cifra di 3 milioni di euro. In Francia, dunque, chi è incaricato di raccogliere i diritti d’autore nell’interesse degli scrittori garantisce a questi ultimi dieci volte di più di quanto la Siae è – anche solo virtualmente – in grado di garantire in Italia.

Ma non basta perché in Francia il Cfc – attraverso un meccanismo assai più semplice di quello italiano – nel 2013 ha, sostanzialmente, ripartito integralmente gli importi incassati tra gli aventi diritto al netto della commissione trattenuta in misura pari all’11%. In Italia – dove non è possibile sapere con certezza quanto Siae abbia ripartito rispetto a quanto incassato – l’interminabile lista di scrittori “irreperibili”, suggerisce che, al contrario, siano davvero pochi gli scrittori ad essersi visti corrispondere quanto loro dovuto e, in ogni caso, la Siae trattiene per sé – a fronte di un’attività che evidentemente svolge poco e male – una commissione pari al 20% ovvero quasi il doppio di quella che trattiene il suo omologo francese.

Senza contare che il Cfc ha in essere oltre 100mila contratti di licenza contro le poche migliaia perfezionati dalla Siae che non sembra essersi data particolarmente da fare per garantire agli scrittori quanto loro dovuto.

Inutile, infine, dire che mentre il Cfc pubblica una relazione dettagliata relativa ai tempi, alle modalità ed agli importi incassati e ripartiti anno per anno, spingendosi a raccontare quanti sono gli autori e gli editori ad aver incassato – a solo titolo di reprografia – talune somme, la Siae, si limita a pubblicare, nel suo bilancio, solo perché obbligata dalla legge, una sola voce di sintesi relativa alla somma complessiva incassata, mentre tutto il resto rimane avvolto in una fitta coltre di nebbia assolutamente impenetrabile. E’, evidentemente, una situazione inaccettabile e ingiustificabile che pregiudica i diritti dei nostri scrittori ed autori ovvero esattamente quelli che la Siae dovrebbe rappresentare e difendere.

C’è da chiedersi se e cosa il Ministero dei beni e delle attività culturali e le altre Autorità di sorveglianza sulla società di Viale della letteratura abbiano intenzione di fare per porre rimedio a questo ennesimo scempio dei diritti d’autore commesso da chi dovrebbe esserne alfiere.