Dopo 307 anni di storia la Scozia rimane uno stato del Regno Unito, che avrà grande autonomia, ma che rimarrà sorella di Inghilterra e Galles ed in unione monetaria con esse. Ha vinto chi ritiene che nuovi confini non servano e forse sono di troppo quelli che già esistono. Hanno perso i movimenti separatisti, xenofobi e anti-europeisti come la Lega Nord che era già pronta a festeggiare una sorta di irredentismo capace di contagiare tutti i territori europei. La realtà dimostra che la gente, come canta Francesco De Gregori, “quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare”, che i popoli capiscono e vedono molto di più di quanto le classi dirigenti credano.

Salvini si stupiva che i sostenitori del “sì” e del “no” andassero al voto senza astio gli contro gli altri, vorrei chiedere a Salvini chi ha giocato in questi anni sull’odio del diverso, sul creare continuamente schieramenti tra chi la pensa giusta (ovvero come noi) e chi la pensa sbagliata (ovvero diversamente da noi). Chi ha creato questo clima da continua resa dei conti finale in cui poi vincitori e vinti rimangono sempre tutti in piedi? Oggi l’Europa è un po’ più unita e lo è anche l’Italia, perché come gli scozzesi, anche i veneti saprebbero dimostrare di non volere la separazione.

Sostituiamo ai discorsi di secessione, discorsi sul principio di sussidiarietà, di scelte vicine al cittadino e del cittadino. Crediamo in un’autodeterminazione dei popoli e dei territori attraverso l’economia, la cultura, la scienza e non attraverso improbabili vessilli buoni solo a dividere in amici e nemici. L’inserimento in Riforma Costituzionale di costi standard e del potere sostitutivo dello Stato vanno in questa direzione, responsabilizzando le regioni alla virtuosità come garanzia di autonomia e libertà di azione, sempre finalizzate allo sviluppo per il territorio, dal territorio. Questa è la sfida per un’Europa dei popoli, fratelli e sorelle di una grande comunità, ognuno con le proprie peculiarità e l’orgoglio di appartenere al piccolo e al grande contemporaneamente.