Mentre l’Italia ha bisogno di risposte urgenti e pratiche, il Parlamento è bloccato per le votazioni dei membri laici del Csm e della Corte Costituzionale. Nomi che non trovano l’accordo dei partiti e che per fortuna non riescono a superare il quorum previsto dei 3/5 dell’Assemblea Parlamentare. Il tutto nonostante l’invito dell’onnipresente Giorgio Napolitano.

Una situazione paradossale che rende bene l’idea di come ragiona e come si muove la massima classe politica. Sinceramente questo continuo dialogare tra Renzi e Berlusconi non mi è mai piaciuto ed inizia a stufare. Ma una cosa bisogna dirla. Almeno non ha fatto il tutto sottobanco e come era uso e costume fare in precedenza, con accordi fintamente segreti e posizioni falsamente distanti.

Però a tutto c’è un limite e Renzi lo deve sapere bene. Riproporre certi nomi e certi personaggi per ruoli importanti e di garanzia non è di certo nuova politica. Ad esempio voler nominare Luciano Violante alla Corte Costituzionale è come dire al mondo lo voleva Silvio Berlusconi.

La storia non si può dimenticare e i percorsi di certi politicanti ambi-destri non possono essere cancellati. Insomma, caro Renzi, la rivoluzione promessa e tanto annunciata la vogliamo vedere veramente, altrimenti cambiamo solo i nomi del Presidente del Consiglio, ma il risultato non cambia.

Va bene l’impegno, la dinamicità, le promesse, il poco tempo dall’insediamento, va bene tutto ma basta con i soliti giochini di palazzo che odiavi tanto. Non possiamo bloccare un paese per le solite manovre e le solite nomine da sistemare e imporre.

Se il Parlamento non ha i numeri per fare determinate cose vada al voto e finisca una volta per sempre il periodo delle larghe intese. In questi ultimi anni non esiste più una vera maggioranza e minoranza politica. Tutti insieme appassionatamente per il bene dell’Italia. La più classica delle scuse e delle balle per prendere in giro gli italiani.

In tutte le cose meglio una vera guerra che una finta pace. E la politica delle larghe intese in questa condizione ci sguazza dentro benissimo. Tutto ripartito fra i partiti e nessuno escluso, tutti zitti e nessuno riesce a poter fare e dire liberamente quello che vuole.

E come si sa, poi, tutto si ripercuote a catena sul territorio e in tutte le Istituzioni. E il risultano è quello sotto gli occhi di tutti. Alla fine si è costretti a dire: fra mille giorni ci giudicherete. Bene non è una novità e non una innovazione politica.

In tutto questo avrei preferito una cosa. Il Parlamento invece di continuare ad impegnarsi tutto questo tempo ed ininterrottamente per determinate nomine (certo importanti) lo avrei voluto vedere chiuso giorno e notte a discutere ed approvare leggi che interessano realmente alla popolazione. Chiusi in conclave. Ma è la solita utopia.

La speranza è l’ultima a morire o forse morirà fra mille giorni.