In uscita oggi sono il biopic ‘Jimi – All is by my side’, il thriller investigativo venuto da una serie di best seller ‘La preda perfetta’, la storia borderline tutta italiana di ‘Se chiudo gli occhi non sono più qui’, e per i più piccini la piccola eroina gialla e nera più famosa di sempre: ‘L’Ape Maia’

È ambientata in un anno cruciale la prima e controversa biografia cinematografica su Jimi Hendrix: dall’anonima capigliatura stirata da chitarrista dei Curtis Knight and the Squires e primi zuccherini acidi del 66’ alla consacrazione del Saville Theatre di Londra nel ’67. Per guardare Jimi – All is by my side è bene essere consapevoli di due cose: nel soundtrack sono soltanto cover suonate da Hendrix prima del debutto con la Experience, nessuno dei suoi successi. Mentre – testimonianze infuocate di molti suoi amici, tra i quali una ex, Kathty Etchingham qui con il volto e l’instabilità credibile di Ayley Atwell – il film è stato ripudiato per aver mostrato un Hendrix falsamente violento e fuori da fatti reali. Non è il primo biopic a sfruttare un’icona musicale per spremervi un film senza diritti sui pezzi originali e probabilmente non sarà l’ultimo. Peccato per la bagarre, perché André Benjamin è favoloso nel ruolo, e affiancato da una felice conferma del nuovo cinema british e non solo Imogen Poots, qui ex-groupie dell’iracondo Keith Richards passata alla liaison con il chitarrista di Seattle. La pellicola di John Ridley ammicca ruffiana: dai dialoghi con Chas Chandler, ex-bassista degli Animals e primo manager di Jimi alle esibizioni della futura star, passando per le scenate con le partner e le passeggiate a Camden Town. Un astuto, bel concentrato estetico sixties. Affascinante sì, ma agrodolce perché può anche stuccare per le due consapevolezze di cui sopra.

Per chi a un biopic un po’ troppo romanzato preferisse la pura finzione letteraria, c’è un insolito Liam Neeson nei panni dell’ex poliziotto Matthew Scudder. Uscito dalla penna generosa di Lawrence Block, Scudder vive in silenzio la sua colpa per aver colpito accidentalmente una bambina durante uno scontro a fuoco, scontandola con un passato da alcolista e l’attività di investigatore privato. La storia de La preda perfetta – A walk among the tombstones si rifà soltanto al decimo dei 17 romanzi su questo personaggio. Nell’edizione italiana è intitolato Un’altra notte a Brooklyn. E proprio qui si svolge la sua indagine su una serie di rapimenti e omicidi che ruotano intorno al cimitero di Green-Wood, reale location utilizzata nel film. Neeson è efficace, ma insolito perché qui i ritmi non sono scanditi da action e pistolettate, presenti in minima parte, ma da tempi letterari di riflessioni sul caso immerse in panorami metropolitani. Pregio e difetto ne è l’assenza totale di descrizione letterale che forza un po’ la trama nello schermo, pur rimanendo avvincente nella costruzione drammatica. Forse spiazzerà, dividendolo, il pubblico “spari e vendette” di Neeson degli ultimi anni. 

Esce invece da un lungo casting Mark Manaloto per Se chiudo gli occhi non sono più qui. L’esordiente italo-filippino incanta nel ruolo dell’orfano Kiko. La madre indebitata convive con il becero caporale edile Ennio, Beppe Fiorello, che sottrae il ragazzo a tante ore di studio per farne manovalanza. Ma la comparsa del vecchio amico del padre, un sempre impeccabile Giorgio Colangeli, restituirà un barlume di adolescenza nella solitudine del giovane. Un Incompreso dei giorni nostri stretto nel dramma della mortalità scolastica raccontato con realismo e poesia dallo splendido formato 2k diretto da Vittorio Moroni. Titolo di sicuro interesse anche per un pubblico scolastico di medie e superiori.

Lo schermo ringiovanisce invece miracolosamente con l’ultimo film di questo tamburino, visti i cent’anni della piccola ape ribelle che ha popolato la fantasia di intere generazioni con i suoi libri e cartoni. L’Ape Maia vola al cinema con un ronzio pieno di colori che conquisterà sicuramente gli spettatori under 8. L’amicizia con Willy, il grillo Flip e il calabrone Pungolo saranno messi a dura prova in un’avventura dall’animazione non all’altezza dei grandi blockbuster, ma ricca di sentimento, risate, scoperte e pericoli per un lieto fine immancabilmente “apissimo”. Un viaggio tra prato e alveare che dalle matite della Nippon Animation degli anni ‘70 passa alla 3D graphic – quella senza gli occhialini in plastica però.